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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 568/2025 del 08/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava la sentenza del 22/12/2023 della Corte d'appello di Milano che aveva confermato la condanna per furto tentato in abitazione (provvedimento del Tribunale di Lodi) con rideterminazione della pena a 4 mesi di reclusione ed euro 103 di multa. I motivi di ricorso: (1) mancata prevalenza delle circostanze attenuanti generiche e presunta contraddittorietà della valutazione dei precedenti penali del tutto antecedenti al 2014; (2) rifiuto della sostituzione della pena detentiva con pena pecuniaria ai sensi degli artt. 53 e ss. della legge n. 689/1981, ritenendo la difesa che l'imputata fosse in condizioni economiche tali da sopportare la pena pecuniaria (risarcimento danno di euro 1.500) e che non fosse stato valutato il profilo rieducativo e di pericolo di recidiva. Successivamente, con atto del 17/10/2024 la ricorrente ha dichiarato di rinunciare al ricorso.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per intervenuta rinuncia. In conseguenza, poiché l'inammissibilità è stata pronunciata sulla base di una delle cause previste dall'art. 591 c.p.p., la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 500 in favore della cassa delle ammende. Non vi è stata disamina sul merito delle questioni sostanziali sollevate (valutazione delle attenuanti e applicabilità della pena pecuniaria), dato che la rinuncia ha impedito l'esame del ricorso.

Norme richiamate

  • art. 591 c.p.p.

    La Corte ha richiamato l'art. 591 c.p.p. come causa di inammissibilità del ricorso in conseguenza della rinuncia dell'interessata; per tale ragione non è stata decisa la questione di merito.

  • artt. 53 e ss., legge n. 689/1981

    La ricorrente aveva invocato la possibilità di sostituire la pena detentiva con pena pecuniaria ai sensi di tali norme. La questione non è stata esaminata nel merito dalla Corte suprema in quanto il ricorso è stato dichiarato inammissibile per rinuncia.

Massime di principio

  • La rinuncia al ricorso in Cassazione comporta in genere la declaratoria di inammissibilità e impedisce l'esame delle questioni di merito; il rinunciante può essere condannato alle spese e a somme a titolo di cassa delle ammende quando l'inammissibilità sia dovuta a cause previste dall'art. 591 c.p.p.
  • Le critiche sulla valutazione delle circostanze attenuanti e sulla rilevanza dei precedenti penali sono valutazioni di merito riservate al giudice di merito; per ottenere accoglimento è necessario dimostrare contraddittorietà, illogicità o mancanza di motivazione nelle valutazioni svolte dai giudici di merito.
  • La richiesta di sostituzione della pena detentiva con pena pecuniaria ai sensi della legge n. 689/1981 richiede che il giudice motivi in modo specifico sulla capacità economica dell'imputato, sull'idoneità della pena pecuniaria rispetto alla finalità rieducativa e sul pericolo di recidiva; l'omessa valutazione di tali profili può costituire motivo di doglianza ma va sollevata e sviluppata in sede utile prima della rinuncia.
  • Prima di rinunciare a un ricorso è fondamentale valutare le conseguenze processuali e patrimoniali (spese, cassa delle ammende) e considerare se interessino profili che richiedono comunque decisione di merito; la rinuncia chiude in pratica la possibilità di pronuncia della Corte sulla questione impugnata.

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