Cassazione Penale, Sentenza n. 26817/2024 del 08/07/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza di riparazione (art. 314 c.p.p.) che aveva riconosciuto a FEURRA un indennizzo per cinque giorni di custodia cautelare in carcere e sedici giorni di arresti domiciliari. L'Avvocatura dello Stato deduceva vizio di motivazione: la Corte d'appello avrebbe fondato la decisione quasi esclusivamente sulla sentenza di assoluzione, senza valutare compiutamente gli elementi prodotti dalla difesa dell'Amministrazione che delineavano un comportamento quantomeno gravemente colposo di FEURRA (collaborazione con l'esperto CARBONE, rilascio/compilazione di certificati in bianco), il quale poteva aver contribuito causalmente alla falsa apparenza di reità che aveva determinato la misura cautelare.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo che la Corte di appello non avesse effettuato la valutazione autonoma e completa richiesta dall'art. 314 c.p.p. e dalla giurisprudenza: non ha spiegato perché la prassi irregolare (compilazione di certificati in bianco e collaborazione con l'esperto) non avesse contributo, anche parzialmente, alla formazione della falsa apparenza di reato. Ha annullato l'ordinanza impugnata e rinviato alla Corte d'appello di Genova per un nuovo esame volto a verificare l'eventuale contributo causale del FEURRA alla detenzione subita, demandando anche la regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità.
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
Disciplina il rimedio per la riparazione per ingiusta detenzione; impone al giudice della riparazione di valutare se il detenuto abbia dato o concorso a darvi causa con dolo o colpa grave e richiede motivazione autonoma e valutazione ex ante del comportamento del richiedente
codice penale (articoli indicati nella sentenza di merito)
testo riportato: "artt. 110, 48-479 e 437, cod. pen."
Gli articoli citati si riferiscono ai reati contestati nel procedimento di merito e costituiscono il contenuto dell'indagine; nella decisione di Cassazione rilevano solo come riferimento al quadro accusatorio che ha portato alla misura cautelare, non per una valutazione di responsabilità penale
Massime di principio
- Il giudice della riparazione deve compiere una valutazione autonoma, ex ante, di tutti gli elementi probatori disponibili per stabilire se il richiedente abbia concorso a cagionare la falsa apparenza di reità con dolo o colpa grave; non può limitarsi a richiamare l'assoluzione del procedimento di merito
- Nella valutazione vanno considerate anche condotte deontologiche/scorrette (es. compilazione di certificati in bianco, violazioni di trasparenza o di doveri di ufficio) se, di per sé o con altri elementi, possono evocare una situazione idonea a giustificare, secondo un canone di normalità, il sospetto di reato
- Il giudice deve motivare specificamente il nesso causale — anche parziale — tra la condotta del ricorrente e la misura cautelare subita; l'assenza di tale spiegazione determina vizio di motivazione e comporta l'annullamento con rinvio
- Nella verifica il giudice può utilizzare tutti gli elementi probatori raccolti in fase di indagine purché la loro utilizzabilità non sia stata espressamente esclusa nel dibattimento
- Se la motivazione della Corte di merito risulta contraddittoria o incongruente rispetto ai fatti accertati, la Corte di legittimità può annullare e disporre il rinvio per un nuovo esame, lasciando al giudice di merito l'onere di una valutazione compiuta e ben motivata
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