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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4277/2024 del 31/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza che, accogliendo l'appello del Procuratore, aveva dichiarato non cessata la pericolosità sociale e aveva reso eseguibile la misura di sicurezza della libertà vigilata (anni 3) disposta dalla Corte di Appello di Reggio Calabria. La difesa deduceva violazione di legge (artt. 203 e 133 c.p.) e censurava l'erronea applicazione dei criteri di valutazione della pericolosità: il Tribunale avrebbe dato rilievo decisivo al fatto che il ricorrente era tornato a vivere a Rosarno (territorio di origine dove opera l'organizzazione criminale), a controlli in compagnia di pregiudicati e ai legami familiari, senza invece tener conto di elementi favorevoli quali il regolare andamento della detenzione, la relazione dell'UEPE e il provvedimento del Tribunale di Reggio Calabria che aveva revocato la misura di prevenzione ritenendo cessata la pericolosità.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato per carenza e illogicità della motivazione del Tribunale di Sorveglianza. Ha rilevato che il Tribunale non si è confrontato in modo specifico e puntuale con gli elementi favorevoli allegati e valutati dal Magistrato di Sorveglianza (corretto svolgimento della carcerazione, relazione UEPE, provvedimento di Reggio Calabria), attribuendo invece peso decisivo alla scelta del ricorrente di tornare nel luogo d'origine e a incontri generici con pregiudicati senza adeguata specificazione. Per tali ragioni la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio al Tribunale di Sorveglianza di Firenze per un nuovo giudizio, senza vincoli di merito, con l'indicazione che la nuova decisione debba motivare specificamente il confronto e le ragioni delle valutazioni compiute.

Norme richiamate

  • art. 203 cod. pen.

    Richiamato dalla difesa come parametro per la richiesta, in quanto riguarda la valutazione della pericolosità sociale e l'applicabilità di misure di sicurezza; la Corte ha richiamato la necessità di motivare adeguatamente la perseveranza della pericolosità alla luce degli elementi probatori

  • art. 133 cod. pen.

    Citato dalla difesa in relazione alla determinazione della pena e dei criteri di valutazione; nella decisione emerge l'obbligo del giudice di esplicitare la valutazione degli elementi pertinenti ai fini della misura, evitando valutazioni generiche

Massime di principio

  • Il giudice che conferma o riforma una decisione su misure di sicurezza deve confrontarsi specificamente e puntualmente con gli elementi posti a sua disposizione: non sono sufficienti affermazioni generiche o valutazioni non motivate.
  • La scelta del soggetto di tornare nel luogo d'origine o i legami familiari con persone appartenenti a organizzazioni criminali possono incidere sulla valutazione della pericolosità, ma richieste e valutazioni di questo tipo devono essere bilanciate con elementi concreti contrari (buon comportamento in carcere, rapporti UEPE, provvedimenti giudiziari precedenti) e tali contrapposti elementi vanno espressamente considerati e motivati.
  • La mancata considerazione o la valutazione sommaria di relazioni dell'UEPE, del comportamento carcerario e di provvedimenti giudiziari di revoca di misure preventive costituisce vizio di motivazione che può portare all'annullamento e al rinvio per nuovo giudizio.
  • In casi simili, la difesa dovrebbe documentare e valorizzare: comportamento carcerario positivo, relazione UEPE favorevole, prova di reale distanziamento da contesti criminali (lavoro stabile, autonome scelte di vita), e contestualizzare eventuali contatti con soggetti pregiudicati per ridurne il rilievo probatorio.
  • Il giudice dell'impugnazione che riforma una decisione ha l'onere di spiegare perché ritiene insostenibile, sul piano logico e giuridico, la precedente valutazione, indicando chiaramente le ragioni della diversa ponderazione degli elementi

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