Sentenza del 12/08/2021 n. 2383 - Comm. Trib. Reg. per la Puglia
Presunzione attribuzione pro-quota degli utili extrabilancio prodotti - Possibilità di contrastare tali presunzioni con azione di responsabilità civile nei confronti dell'amministratore società
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
I ricorrenti impugnavano gli avvisi di accertamento che, in ragione dell'accertamento societario definito in adesione, avevano attribuito pro-quota ai soci utili extra-bilancio per l'esercizio 2011 (art. 44 TUIR). I soci contestavano la presunzione di attribuzione pro-quota sostenendo di essere studenti universitari estranei alla gestione, di non aver percepito somme e deducendo che gli utili potevano essere stati invece reinvestiti, accantonati o confluiti nel patrimonio degli amministratori. Inoltre lamentavano carenza istruttoria dell'Ufficio e censuravano le sanzioni applicate.
La decisione
Il Tribunale ha rigettato l'appello. Ha ritenuto legittima la presunzione di attribuzione pro-quota degli utili extra-bilancio nei confronti dei soci di una s.r.l. a base ristretta, dato che la società aveva definito un reddito d'impresa maggiore in adesione (reddito definito 411.353,00 euro, utile extra-bilancio ripartito 50% = 198.224,00 euro; imponibilità 49,72% = 98.556,98 euro di reddito di capitale imponibile per ciascun socio, come da calcolo dell'Ufficio). I ricorrenti non hanno fornito prova contraria (es. documentazione che dimostri reinvestimento/accantonamento) né hanno prodotto denuncia/querela o dimostrazione di aver promosso un'azione di responsabilità civile verso gli amministratori. Perciò la presunzione fiscale è stata confermata; sono state altresì confermate le sanzioni nella misura più favorevole prevista dal D.Lgs. 158/2015. Appellanti condannati alle spese per 1.000 euro oltre accessori.
Norme richiamate
DPR 917/1986 (TUIR) art. 44
Consente che gli utili extra-bilancio prodotti dalla società siano imputati a ciascun socio in base alla quota di partecipazione; la corte ha ritenuto legittima l'attribuzione presuntiva pro-quota nei confronti dei soci di s.r.l. a base ristretta.
DPR 917/1986 (TUIR) art. 47
Richiamato nelle censure; riguarda la disciplina del reddito di partecipazione. La sentenza conferma applicabilità degli istituti del TUIR per l'imputazione dei redditi ai soci.
Art. 39, comma 1, lett. d)
Norma richiamata in relazione all'emissione dell'avviso di accertamento nei confronti della società; legittima la rettifica societaria alla base dell'accertamento verso i soci.
Codice Civile artt. 2697, 2727, 2729
Riguardano l'onere della prova e i mezzi di proof; la Corte ha ritenuto che l'onere probatorio per dimostrare la non attribuzione degli utili (es. reinvestimento o accantonamento) gravasse sui ricorrenti, i quali non l'hanno assolto.
Codice di Procedura Civile art. 115
Richiamato nelle censure relative alla prova; la decisione conferma che le mere asserzioni senza documentazione non possono prevalere sulle presunzioni fiscali.
D.Lgs. 471/1997 artt. 1 comma 1 e 5
Norme sulle sanzioni tributarie invocate: la sentenza valuta l'applicazione delle sanzioni e ne conferma l'irrogazione, ravvisando l'assenza di esimenti.
D.Lgs. 158/2015
Applicazione dello ius superveniens in tema di sanzioni: il giudice ha considerato favorevole l'applicazione delle nuove disposizioni in termini di riduzione della sanzione.
Cass. civ., sent. n. 21573/2005
Giurisprudenza citata per affermare che mere asserzioni non documentate (es. ipotesi di conflusso di utili nel patrimonio di terzi) non possono essere prese in considerazione; è richiesta documentazione/dimostrazione.
Cass. civ., sent. n. 20070/2005
Giurisprudenza richiamata per il principio secondo cui, ai fini di contestare l'attribuzione presuntiva, il socio può anche promuovere azione di responsabilità civile contro l'amministratore; la mancanza di tale azione o prova indebolisce la difesa del socio.
Massime di principio
- In s.r.l. a base ristretta la presunzione di attribuzione pro-quota degli utili extra-bilancio ai soci è legittima e frequentemente applicata: l'accertamento societario che rilevi maggiori utili può essere traslato ai soci secondo le loro quote.
- Il contribuente può superare tale presunzione solo con prova concreta e documentale: ad esempio verbali assembleari, scritture contabili che dimostrino reinvestimento o accantonamento, o evidenze bancarie che attestino l'assenza di distribuzione.
- L'affermazione che gli utili siano finiti nel patrimonio di amministratori o terzi richiede elementi probatori (denunce, azioni giudiziarie, transazioni bancarie) per essere valutata; mere ipotesi non sono sufficienti.
- Una difesa efficace dovrebbe includere atti formali (es. querela/denuncia, azione di responsabilità civile contro gli amministratori) o comunque tempestiva e documentata iniziativa volta a recuperare i valori presunti sottratti alla distribuzione ai soci.
- La definizione in adesione della società incide sulla base imponibile attribuibile ai soci: riduzioni operate in sede di adesione societaria determinano un diverso quantum da imputare ai soci.
- In mancanza di prova contraria, le sanzioni tributarie possono essere confermate; l'applicazione delle norme più favorevoli sopravvenute (es. D.Lgs. 158/2015) è possibile ma non elimina l'obbligo di fornire prove a sostegno della difesa.
- È essenziale valorizzare e produrre già in primo grado documentazione e atti processuali che dimostrino la concreta destinazione degli utili per evitare la conferma delle presunzioni in sede di appello.
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