Cassazione Penale, Sentenza n. 7021/2024 del 15/02/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Monza che aveva rigettato l'istanza di dissequestro di crediti d'imposta (c.d. superbonus) per complessivi Euro 4.380.556, sequestrati in quanto ritenuti apparentemente frutto di fatture per operazioni inesistenti e di false attestazioni sul raggiungimento del 30% dello stato di avanzamento lavori alla data del 30/9/2022. I ricorrenti sostenevano l'esistenza di elementi probatori a loro favore (asseverazioni dei direttori dei lavori, visti di conformità, contratti, fatture di acquisto, documentazione tecnica e consulenze di parte) e contestavano che le sommarie informazioni rese da alcuni committenti e altri elementi fossero sufficienti a fondare il fumus e la proporzionalità del sequestro.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, rilevando carenze motivazionali dell'ordinanza impugnata: mancanza di specificazione del nesso di pertinenzialità tra i singoli crediti sequestrati e le condotte contestate, argomentazione generica sulla presunta falsità delle asseverazioni basata su sommarie informazioni senza correlazione causale coi crediti sequestrati, omissione di valutazione dei crediti "rinunciati" o "rifiutati" e delle prove documentali (asseverazioni, visti, contratti) presentate dai ricorrenti. Per tali ragioni la Cassazione ha annullato l'ordinanza e disposto il rinvio al Tribunale di Monza per un nuovo giudizio, demandando al giudice di merito di esaminare e motivare puntualmente, per ogni credito d'imposta, le ragioni per considerarlo fittizio (assenza del rapporto negoziale o falsa attestazione del 30%), la rilevanza delle note di credito e dei crediti rifiutati, l'incidenza delle attività non agevolate nel computo del 30% e la proporzionalità della misura, nonché la possibile rilevanza del termine del 31/12/2023 per specifiche fattispecie.
Norme richiamate
art. 119 d.l. 19 maggio 2020, n. 34 (decreto Rilancio)
La Corte richiama che per talune categorie la detrazione 110% è subordinata, per le spese entro determinate date, alla realizzazione di almeno il 30% dell'intervento complessivo alla data del 30/9/2022; il calcolo può comprendere lavori non agevolati ma la giurisprudenza e gli orientamenti amministrativi richiedono la effettiva esecuzione materiale delle opere, non il mero acquisto dei materiali
art. 121 d.l. n. 34/2020
Regola la possibilità di optare per lo sconto in fattura o la cessione del credito e prevede che la cessione può riferirsi a stati di avanzamento e ad almeno il 30% dell'intervento, richiamata per contestare la genesi dei crediti d'imposta oggetto di sequestro
art. 316-ter cod. pen.
Rilevante perché il sequestro è stato disposto in relazione al fumus del reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti e alla ipotesi di indebita percezione/cessione di crediti fiscali; la Corte chiede una precisa ricostruzione del nesso tra singole operazioni e singoli crediti sequestrati
art. 322-ter cod. pen.
Richiamato in riferimento alla confisca diretta del profitto del reato come finalità del sequestro preventivo
art. 14, comma 1, d.l. 50/2022 e D.M. infrastrutture e trasporti 7/3/2018 (DM 58/2017)
Richiami normativi e regolamentari utilizzati dalle parti per interpretare la nozione di computabilità delle opere nel calcolo del 30% e i criteri tecnici di valutazione; la Corte invita il giudice di merito a considerare i chiarimenti delle autorità competenti e le allegazioni difensive
Circolare Agenzia delle Entrate n. 33/E del 6/10/2022
Interpretazione amministrativa che indica che per il raggiungimento della percentuale del 30% rileva la realizzazione dei lavori alla data indicata e non il solo pagamento; la Corte invita a tenere conto di tali chiarimenti nella valutazione del fumus
art. 324, comma 5, cod. proc. pen.
Norma procedurale che disciplina il rinvio per nuovo giudizio al giudice di merito, utilizzata per disporre il rinvio del procedimento al Tribunale di Monza
Massime di principio
- Per disporre il sequestro preventivo di crediti d'imposta connessi a presunte frodi sul superbonus è necessario motivare specificamente, per ciascun credito, il nesso causale tra la singola condotta contestata (es. fattura inesistente o falsa attestazione sullo stato dei lavori) e il credito sequestrato; motivazione generale e ricostruzioni aggregate non sono sufficienti
- Ai fini del requisito del 30% previsto per alcune categorie di contribuente la giurisprudenza e l'amministrazione richiedono la concreta esecuzione materiale delle opere entro la data prevista; il mero acquisto di materiali non è, di norma, di per sé probatorio del superamento della soglia
- Asseverazioni dei direttori dei lavori, visti di conformità e documentazione contrattuale sono elementi rilevanti e devono essere valutati nel giudizio sul fumus; la loro sola iscrizione nel registro degli indagati non legittima automaticamente la discredibilità senza adeguata istruttoria
- Crediti "rinunciati" o "rifiutati" e le note di credito non sono automaticamente indice di frode: occorre verificare la corrispondenza soggettiva e oggettiva tra le operazioni contestate e i crediti effettivamente "azionati" dalla società prima di ritenere proporzionale un sequestro esteso
- La proporzionalità e l'adeguatezza della misura cautelare reale impongono una valutazione punto per punto, che consideri l'incidenza delle prove favorevoli alla difesa e la possibilità di misure meno gravose; il giudice deve esplicitare perché una misura generale è necessaria rispetto a singoli crediti
- Eventuali modifiche legislative o termini ulteriori (es. estensione dei termini al 31/12/2023 per specifiche fattispecie) possono influire sulla valutazione del fumus e della percorribilità dei crediti e devono essere considerati nel giudizio di merito
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