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Sentenza

Sentenza n. 15135/2026 - Roma, Sezione 5Q

Per l'annullamento -previa tutela cautelare -del provvedimento del Consolato d’Italia a New Delhi di diniego del visto d’ingresso in Italia per lavoro subordinato.

Giustizia amministrativa202515519

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza d’interesse, poiché il rilascio del visto ha fatto venir meno l’utilità concreta e attuale della decisione sull’impugnazione del precedente diniego. Le spese di lite sono state compensate, trattandosi di una pronuncia in rito e considerata anche la non conformità della procura alle liti ai criteri indicati dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 11 del 2025.

TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del visto d’ingresso in Italia per lavoro subordinato adottato dal Consolato d’Italia a New Delhi

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego del visto d’ingresso in Italia per lavoro subordinato, chiedendone l’annullamento previa tutela cautelare. Nelle more dell’esame della domanda cautelare, il MAECI ha comunicato che la competente sede diplomatica aveva rilasciato il visto richiesto.

Norme richiamate

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (e degli articoli 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016), a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità.

    La disposizione è applicata per disporre l’oscuramento delle generalità della parte, a tutela dei suoi diritti o della sua dignità.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (e degli articoli 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016), a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità.

    Le disposizioni sono richiamate quale fondamento, unitamente all’art. 52 d.lgs. 196/2003, dell’oscuramento delle generalità.

  • Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 11 del 2025

    Considerato che il gravame– pertanto, deve essere dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza d’interesse, con compensazione delle spese di lite, trattandosi di pronuncia in rito, considerata anche la non conformità della procura alle liti ai criteri di cui all’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 11 del 2025.

    Il TAR richiama i criteri fissati dall’Adunanza Plenaria sulla conformità della procura alle liti per motivare anche la compensazione delle spese, senza enunciare nel testo il contenuto del principio applicato.

Massime di principio

  • Il rilascio, nelle more del giudizio, del titolo amministrativo richiesto e precedentemente negato elimina l’interesse concreto e attuale all’annullamento del diniego, determinando l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza d’interesse.
  • Quando la sopravvenienza favorevole rende inutile la decisione di merito, il giudice definisce il giudizio con una pronuncia in rito e può compensare le spese, valutando le circostanze processuali concretamente indicate nella motivazione.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

Testo integrale

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