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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9707/2024 del 07/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugna la sentenza del G.u.p. che, pur riconoscendo la detenzione di 775,27 Kg di infiorescenze di Cannabis sativa L. con tenore medio di THC pari allo 0,49% (per un totale di circa 3,760 Kg di THC) e la presenza di modici quantitativi di hashish, ha assolto perché "il fatto non costituisce reato". Nel ricorso per cassazione si deducono: (i) carenza di motivazione in relazione all'efficacia drogante della sostanza, contestando la mancata considerazione dell'orientamento scientifico secondo cui l'efficacia sarebbe riconoscibile solo con THC >= 0,50% e la mancata valutazione dell'effetto antagonista del CBD; (ii) violazione del principio di legalità e di prevedibilità (art. 7 CEDU, artt. 25 e 117 Cost.) perché la portata applicativa della legge n.242/2016 non sarebbe stata chiara con riguardo all'illiceità della commercializzazione; (iii) illegittimità della confisca e distruzione della sostanza, anche alla luce dell'art.7 CEDU che considera la confisca pena, e della mancanza di responsabilità soggettiva; (iv) violazione dell'art.1 Prot. 1 CEDU per fronte al mancato bilanciamento proporzionale tra privazione della proprietà e interesse generale e per l'omessa considerazione di misure meno restrittive o della restituzione condizionata.

La decisione

La Corte ha respinto il ricorso. Ha richiamato e applicato i principi consolidati della giurisprudenza di legittimità (in particolare le Sezioni Unite, Cass. Sez. U. n. 30475/2019 e n. 28605/2008) secondo i quali, ai fini della configurabilità del reato, rileva l'idoneità concreta della sostanza a produrre un effetto drogante e non un valore soglia assoluto di THC; la legge n.242/2016 promuove la coltivazione di specifiche varietà ma non include tra i prodotti leciti infiorescenze, olio e resina; l'assenza di una soglia minima assoluta non impedisce che la commercializzazione di derivati concentri reato salvo che sia provata l'assenza di efficacia drogante. Nel caso specifico la sentenza impugnata aveva rilevato che parte dei campioni superava lo 0,50% e che la massa complessiva conteneva quantità rilevanti di THC, per cui la condotta era riconducibile all'illecito; tuttavia, avendo anche accertato un errore scusabile della ricorrente circa l'applicabilità della legge n.242/2016, il G.u.p. l'aveva assolta perché il fatto non costituisce reato. La Corte di legittimità ha ritenuto le argomentazioni motivatamente fondate e ha dichiarato infondati i motivi di cassazione: la confisca e la distruzione delle sostanze stupefacenti sono legittime e non costituiscono pena ai sensi dell'art.7 CEDU, essendo misure finalizzate alla neutralizzazione della pericolosità del bene e previste anche dalle convenzioni internazionali; non sono emerse violazioni del contraddittorio né alternativa ragionevole alla confisca (es. restituzione) idonea a tutelare l'interesse pubblico.

Norme richiamate

  • D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico stupefacenti), art. 73, comma 4

    La cessione, vendita o commercializzazione di derivati della cannabis può integrare il reato anche se il contenuto di THC è basso, salvo che tali derivati risultino in concreto privi di efficacia drogante; va valutata l'idoneità concreta della sostanza a produrre effetti stupefacenti.

  • D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico stupefacenti), art. 26, comma 1 e art. 14

    La coltivazione di piante da cui possono essere estratte sostanze stupefacenti è vietata salvo autorizzazione; l'art.14 include i derivati della cannabis tra le sostanze di tabella rilevanti ai fini penali.

  • Legge 2 dicembre 2016, n. 242

    "disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa"

    La legge incentiva la coltivazione di specifiche varietà iscritte nel Catalogo comune e disciplina prodotti leciti ricavabili; non include tra i prodotti leciti le infiorescenze, olio e resina e prevede limiti percentuali di THC (0,2% riferimento UE; esclusione di responsabilità per coltivatore fino a 0,6% in specifiche condizioni), con conseguente necessità di valutare l'efficacia drogante concreta per la rilevanza penale.

  • Legge n. 242/2016, art. 4, commi 3, 5 e 7

    Stabilisce le modalità di controllo del contenuto di THC e dispone che, se il THC è superiore allo 0,2% e fino allo 0,6% non si imputa responsabilità all'agricoltore che abbia rispettato la legge; dispone il sequestro e distruzione solo se il contenuto supera lo 0,6%.

  • Codice penale, art. 240, secondo comma, n. 2

    Prevede misure di sicurezza sulla cosa illecita (confisca) indipendenti dall'accertamento di responsabilità soggettiva, quando la res sia intrinsecamente illecita e pericolosa.

  • Testo unico stupefacenti, art. 85, comma 2 e art. 87

    Regolano il sequestro, la conservazione e l'eventuale immediata distruzione degli stupefacenti sequestrati, evidenziando l'interesse pubblico alla distruzione quando la conservazione non è necessaria ai fini processuali.

  • Convenzioni internazionali (Convenzione unica sugli stupefacenti 1961; Convenzione sulle sostanze psicotrope 1971; Convenzione ONU 1988)

    Prevedono l'obbligo/possibilità di confisca delle sostanze stupefacenti e sono richiamate per sostenere la legittimità della confisca indipendentemente dalla condanna personale.

  • Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, art. 7 e art. 1 Protocollo 1

    Art.7 (nulla poena sine lege): la Corte ha ritenuto irrilevante il richiamo dell'imputata poiché non è stata inflitta pena; art.1 Prot. 1 (diritto di proprietà): la confisca è compatibile con il Patto se il bene è stato giudicato illecito e pericoloso per l'interesse generale.

  • Costituzione della Repubblica Italiana, artt. 25 e 117

    Richiamati dalla ricorrente come tutela della prevedibilità e della riserva di legge; la Corte ha ritenuto che gli argomenti siano generici e che l'assoluzione per errore scusabile sul diritto esclude profili di incompatibilità con art.7 CEDU.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sezioni Unite, ex. Sez. U. n. 30475/2019 e n. 28605/2008) e Corte Costituzionale (sent. n.109/2016)

    La giurisprudenza consolidata richiede la valutazione concreta dell'offensività della sostanza; le Sezioni Unite hanno chiarito che la commercializzazione di infiorescenze, olio e resina integra reato salvo prova dell'assenza di efficacia drogante.

Massime di principio

  • Per la configurabilità del reato di cui all'art.73 T.U. non è decisivo un valore soglia astratto di THC, ma l'idoneità concreta della sostanza a produrre effetti droganti (principio di offensività); pertanto il giudice deve valutare l'efficacia drogante nel caso concreto.
  • La legge n.242/2016 tutela e incentiva la coltivazione di specifiche varietà per fini agroindustriali, ma non autorizza automaticamente la commercializzazione di infiorescenze, olio e resina: tali attività possono integrare il reato salvo prova dell'assenza di efficacia stupefacente.
  • La presenza di un tenore medio di THC vicino a soglie scientifiche indicative (es. 0,50%) va valutata insieme alla distribuzione dei campionamenti e alla quantità complessiva di principio attivo: anche piccoli scarti medi possono essere rilevanti se parte del materiale presenta valori superiori.
  • La confisca e la distruzione degli stupefacenti sequestrati sono misure di neutralizzazione della pericolosità della cosa e sono compatibili con l'ordinamento e con le convenzioni internazionali; non costituiscono necessariamente "pena" soggetta all'art.7 CEDU nella giurisprudenza nazionale richiamata.
  • Se l'imputato prova un errore scusabile circa l'applicabilità della norma (incertezza giurisprudenziale o normativa) può essere esclusa la punibilità per mancanza di colpevolezza, ma questo non impedisce che la condotta abbia carattere oggettivamente illecito per i fini della confisca.
  • In situazioni analoghe è essenziale documentare la destinazione commerciale delle produzioni e conservare tracciabilità delle sementi e delle analisi THC; il giudice controllerà destinazione, modalità di vendita e consistenza del principio attivo per decidere sull'offensività.

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