Cassazione Penale, Sentenza n. 32922/2022 del 07/09/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione per inosservanza dell'art. 73, comma 5, D.P.R. 309/90 e per contraddittorietà/manifesta illogicità della motivazione: il ricorrente sosteneva che le cessioni ripetute, effettuate da soli due indagati, non avrebbero dovuto ostare all'applicazione del comma 5 (cioè alla configurazione di una fattispecie meno grave), chiedendo quindi il riesame della qualificazione giuridica e della sussistenza dei gravi indizi.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità e manifesta infondatezza. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse adeguatamente motivato la sussistenza dei gravi indizi sulla base di una attività sistematica e organizzata di spaccio protrattasi per almeno un anno e quattro mesi (quantità di stupefacente, numero di clienti, contatti costanti), e che le doglianze del ricorrente si limitassero a chiedere una diversa valutazione dei fatti, non sindacabile in sede di legittimità. Ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
D.P.R. 309/1990, art. 73, comma 5
Il Tribunale del riesame ha ritenuto che la condotta contestata non rientrasse nell'ipotesi 'lieve' di cui al comma 5, avendo caratteristiche di continuità, organizzazione e rilevanti quantità/numero di clienti; la Corte di legittimità ha confermato che tale valutazione spetta al giudice di merito se la motivazione è adeguata.
Giurisprudenza consolidata sulla funzione della Corte di Cassazione nel riesame delle misure cautelari
riferimenti a Sez. 4, n. 26992 del 29/05/2013; Sez. 2, n. 27866 del 17/06/2019; Sez. 1, n. 1700 del 20/03/1998
La Corte di Cassazione verifica solo l'adeguatezza e la congruenza logica della motivazione del giudice del merito in ordine ai gravi indizi, senza poter riesaminare i fatti o riformulare una diversa valutazione probatoria quando la motivazione sia coerente e non manifestamente illogica.
Massime di principio
- In materia di misure cautelari, la Corte di Cassazione controlla l'adeguatezza e la coerenza logica della motivazione del giudice del riesame, ma non rivede la valutazione probatoria dei fatti se questa è sufficientemente motivata.
- Per escludere l'applicabilità dell'art. 73, comma 5, occorre dimostrare che i fatti siano effettivamente 'meno gravi'; la ripetizione delle cessioni, la durata dell'attività, le quantità, il numero di clienti e i contatti costanti sono indici che fanno propendere per una attività organizzata e non per l'ipotesi lieve.
- Le censure generiche o basate sulla mera prospettazione di una diversa lettura degli elementi probatori sono inammissibili in Cassazione quando mirano a ottenere una rivalutazione dei fatti già esaminati dal giudice di merito.
- Chi propone ricorso contro ordinanze di riesame rischia, in caso di inammissibilità o rigetto manifestamente infondato, la condanna alle spese processuali e, eventualmente, a sanzioni pecuniarie (es. contributo alla Cassa delle ammende).
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