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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39999/2025 del 12/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Domanda di riparazione per ingiusta detenzione relativa al periodo di custodia cautelare (restrizione inframuraria e domiciliare) subito nell'ambito di un procedimento per associazione finalizzata al narcotraffico, dal quale Pizzuto è stato in definitiva assolto; la custodia eccedeva la pena poi inflitta per i reati contestati ai sensi dell'art. 73 DPR n. 309/1990 (illeciti minori per i quali è stato condannato). Il ricorrente censura il rigetto dell'istanza da parte della Corte d'Appello, sostenendo che la Corte avrebbe errato nell'identificare la condanna per reati minori con la «colpa grave» ostativa alla riparazione e che non sarebbe richiesto un proscioglimento pieno da tutte le accuse (citando, implicitamente, il principio della Corte costituzionale n. 219/2008). La difesa chiede di valutare la idoneità delle condotte al solo fine della protrazione della custodia e non come automatica esclusione del diritto all'indennizzo.

La decisione

La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la Corte d'Appello ha adeguatamente motivato il rigetto dell'istanza di riparazione: la Corte territoriale ha valorizzato specifiche condotte del Pizzuto (rapporti con spacciatori e acquirenti, organizzazione di viaggi per ritiro e pagamento di stupefacenti, uso di schede intestate ad altri, uso di autovettura diversa, preoccupazioni espresse per le informazioni di un coimputato ecc.), ritenute idonee a giustificare, almeno in prima battuta, l'imputazione associativa e a incidere causalmente sulla protrazione della custodia cautelare. La Suprema Corte ha richiamato il principio consolidato secondo cui il diritto all'indennizzo opera se la custodia cautelare supera la pena inflitta, salvo che emergano condotte gravemente colpose del richiedente eziologicamente connesse all'adozione o al mantenimento della misura; ha altresì precisato che la Corte d'Appello non ha chiesto un'assoluzione piena da tutte le accuse, ma ha valutato i fatti accertati e la loro incidenza sulla cautela. In conseguenza è stata disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, al versamento di Euro 3.000 alla Cassa delle Ammende e alla rifusione di Euro 1.500 in favore dell'Avvocatura dello Stato.

Norme richiamate

  • art. 73 DPR n. 309/1990

    Riferimento ai reati di cui Pizzuto è stato condannato; la Corte ha valutato che le condotte rilegate a tale norma sono state considerate, nel complesso, idonee a giustificare la misura cautelare e la sua protrazione

  • art. 74 DPR n. 309/1990

    Richiamato nel motivo come parte dell'impostazione processuale complessiva (imputazione associativa e vicende collegate); la decisione prende in considerazione la persistenza dell'imputazione ex art. 74 quale contesto alla prosecuzione della custodia

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 219/2008

    Principio richiamato dalla difesa (secondo cui non è necessario un proscioglimento pieno da tutte le accuse per ottenere la riparazione); la Corte di legittimità osserva che la Corte d'Appello non ha richiesto un'assoluzione completa e non si è posta in contrasto con tale principio

  • Principio giurisprudenziale (riparazione per ingiusta detenzione)

    richiamato dalla giurisprudenza della Cassazione (es. Sez.4, n. 18446 del 06/05/2025; Sez.4, n. 2145 del 13/01/2021)

    Diritti all'indennizzo esistono se la custodia cautelare supera la pena inflitta, salvo che emergano condotte gravemente colpose del richiedente eziologicamente incidenti sull'adozione o sulla protrazione della misura. La Corte può avvalersi dei fatti accertati nel giudizio di merito anche se l'imputazione si è poi definita con assoluzione per alcune imputazioni, perché standard probatorio differiscono tra la fase cautelare e quella di merito

Massime di principio

  • L'assoluzione da una specifica imputazione non garantisce automaticamente il diritto all'indennizzo se, nei fatti accertati, emergono comportamenti idonei a giustificare l'adozione o la persistenza della misura cautelare.
  • La valutazione sulla colpa grave o dolo ostativi alla riparazione si basa sulla rilevanza causale delle condotte del richiedente rispetto all'adozione o al mantenimento della custodia, non sulla mera esistenza di una condanna per reati minori.
  • La Corte può valorizzare fatti accertati nel giudizio penale di merito (anche se concluso con assoluzione per taluni reati) per verificare se tali fatti abbiano influito sulla decisione cautelare, perché in fase cautelare vigono regole di prova diverse rispetto al giudizio di merito.
  • Non è richiesto un proscioglimento assoluto da tutte le accuse per ottenere la riparazione (principio costituzionale), ma il richiedente deve dimostrare che nella sua condotta non sussistono elementi di grave colpa che abbiano concorso a determinare la custodia cautelare.
  • In casi analoghi, per ottenere l'indennizzo è strategico documentare l'assenza di efficacia causale delle proprie condotte rispetto all'adozione o alla protrazione della misura cautelare (cioè provare che la detenzione eccedente non è imputabile a comportamenti gravemente colposi propri)

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