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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32334/2022 del 02/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la sentenza di appello che aveva dichiarato l'estinzione dei reati per prescrizione e confermato le statuizioni civili, lamentando violazione dell'art. 129 c.p. e carenza/"apparenza" della motivazione. Chiedeva che, in luogo della dichiarazione di estinzione per prescrizione, venisse pronunciata una decisione pienamente assolutoria ai sensi dell'art. 129 c.p., e sosteneva che la Corte d'appello avesse motivato con formule di stile senza riportare gli elementi fattuali e probatori acquisiti.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la motivazione della Corte d'appello non fosse meramente apparente o inesistente: la motivazione d'appello può integrarsi per relationem con quella di primo grado quando vi sia una doppia conforme affermazione di responsabilità, e nella fattispecie l'appello ha esaminato le censure con criteri omogenei al Tribunale e ha richiamato e spiegato le singole ragioni per cui non era possibile l'assoluzione (nessuna esimente anche putativa, prova delle condotte minacciose dalle dichiarazioni e dai filmati, rilevanza del danneggiamento e responsabilità civile). Perciò il ricorso è stato giudicato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a C 3000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 129 cod. pen.

    Il ricorrente invocava l'art. 129 c.p. per ottenere una pronuncia pienamente assolutoria anziché la dichiarazione di estinzione per prescrizione; la Corte ha ritenuto che non si fosse prodotto alcun vizio di applicazione di tale norma e che l'appello abbia adeguatamente motivato la ragione della mancata assoluzione.

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    La norma disciplina i motivi di nullità della motivazione impugnabile in cassazione (scarso contenuto motivazionale). La Corte ha escluso che la sentenza d'appello presentasse i vizi denunciati ai sensi di questa disposizione.

  • Giurisprudenza consolidata (principio di integrazione della motivazione)

    Sez. 2, n. 1309 del 22/11/1993; Sez. 3, n. 13926 del 1/12/2011; Sez. 2, n. 19619 del 13/02/2014

    Principio secondo cui, in caso di doppia conforme affermazione di responsabilità, le motivazioni di primo grado e d'appello si integrano reciprocamente (motivazione per relationem). La Corte ha applicato questo principio per ritenere sufficiente la motivazione d'appello.

Massime di principio

  • Quando vi sia una conferma conforme della responsabilità in primo e secondo grado, le motivazioni dei due gradi si considerano integrate: un'appello può richiamare e completare le ragioni del primo grado senza dover ripetere integralmente ogni passaggio.
  • Per censurare la motivazione in cassazione è necessario indicare concretamente i vizi previsti dall'art. 606 c.p.p. (es. motivazione apparente, illogica o omissiva); meri rilievi assertivi o generici sono inidonei e portano all'inammissibilità.
  • Richiamare la sentenza di primo grado è legittimo, ma l'appello deve comunque esplicitare le ragioni per cui non è stata accolta l'assoluzione; la cortese sintesi per relationem è ammessa purché il percorso logico-giuridico complessivo sia valutabile.
  • Se si contesta la mancata pronuncia assolutoria (anziché estinzione per prescrizione), occorre dimostrare che vi erano elementi chiari e specifici che avrebbero imposto l'assoluzione e che siano stati ignorati dal giudice; non basta lamentare in termini generici la scarsità della motivazione.
  • Le statuizioni civili possono essere confermate anche quando il reato si estingue per prescrizione; chi impugna deve proporre censure specifiche sulle ragioni del mantenimento della responsabilità civile.

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