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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25654/2024 del 01/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Soliman, rappresentante sindacale dei soci della cooperativa SPES, era stato accusato di avere costretto il rappresentante legale della cooperativa, Renato Gabriele, a consegnargli 5.000 euro minacciando di non sottoscrivere (e non depositare presso la Direzione Provinciale del Lavoro per la formula esecutiva) il verbale di conciliazione sindacale e di promuovere una vertenza sindacale se non avesse pagato. In sede di rinvio la Corte d'appello di Salerno lo ha giudicato responsabile del reato di estorsione (art. 629 c.p.). In cassazione l'imputato lamentava (i) violazione di legge per omessa rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale e violazione del divieto di reformatio in pejus; (ii) insufficienza e contraddittorietà delle prove testimoniali, sostenendo che non emergesse una minaccia lecita o implicita idonea a integrare l'estorsione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il divieto di reformatio in pejus non operi nel caso in cui la sentenza di proscioglimento di primo grado sia stata impugnata dal Pubblico Ministero, e che la Corte di rinvio fosse quindi legittimata a riesaminare la posizione dell'imputato conformemente alle indicazioni della sentenza di annullamento. Ha inoltre ritenuto legittima la rinnovazione dell'istruttoria disposta ai sensi dell'art. 603, comma 3-bis c.p.p., in ottemperanza al principio per cui il giudice del rinvio deve uniformarsi alle statuizioni di diritto della Corte di legittimità. Sotto il profilo della fattispecie, la Corte ha confermato il principio consolidato secondo cui l'estorsione può realizzarsi anche mediante minacce implicite o mediante l'abuso di un mezzo giuridicamente legittimo quando questo venga strumentalizzato per ottenere un profitto indebito; la motivazione della Corte d'appello è stata ritenuta adeguata e non manifestamente illogica. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato; la condanna pronunciata in appello (reclusione di anni sei, multa di euro 1.500,00 e risarcimento alla parte civile) è stata confermata, e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa della parte civile.

Norme richiamate

  • art. 629 cod. pen.

    La Corte ha confermato che il delitto di estorsione può integrarsi anche attraverso minacce implicite o mediante l'abuso di un diritto/mezzo legittimo quando esso venga strumentalizzato per costringere la vittima a consegnare un profitto indebito; tale interpretazione è stata applicata alla condotta contestata.

  • artt. 597, 648 cod. proc. pen.

    Queste norme sono state richiamate nel ricorso dell'imputato in relazione a profili processuali (contestazione della rinnovazione istruttoria e questioni probatorie). La Corte ha però ritenuto inammissibili o inconferenti tali doglianze, poiché implicavano una rivalutazione del merito probatorio non consentita in sede di cassazione.

  • art. 603, comma 3-bis, cod. proc. pen.

    La norma disciplina la rinnovazione dell'assunzione della prova dichiarativa. La Corte ha ritenuto legittima la rinnovazione disposta dalla Corte d'appello in ottemperanza alla sentenza di annullamento della Cassazione: il giudice del rinvio deve conformarsi ai punti di diritto stabiliti dalla Corte di legittimità e può disporre la rinnovazione se indicata.

  • art. 627, comma 3, cod. proc. pen.

    La Corte ha richiamato il principio per cui il giudice del rinvio deve uniformarsi alle statuizioni di diritto della Corte di legittimità (dovere di adeguamento alla quaestio iuris decisa), applicandolo al caso concreto per giustificare la rinnovazione dell'istruttoria e il riesame degli elementi probatori.

Massime di principio

  • Se l'annullamento con rinvio deriva da un'impugnazione proposta dal Pubblico Ministero contro una sentenza di proscioglimento, il giudice del rinvio può riformare la precedente decisione anche in peius rispetto all'esito del primo grado (il divieto di reformatio in pejus non opera in tale ipotesi).
  • Quando la Corte di Cassazione annulla e rinvia per nuovo giudizio, il giudice del rinvio è obbligato a uniformarsi ai principi di diritto fissati dalla Cassazione e, se indicato, a rinnovare l'assunzione di prove dichiarative (art. 603 c.p.p.).
  • In tema di estorsione, la minaccia non deve essere necessariamente esplicita: anche una minaccia implicita o l'abuso strumentale di un atto o di una procedura legittima può integrare il reato quando è finalizzata a conseguire un profitto indebito.
  • La Cassazione non è sede per una rivalutazione di merito e per ripescare singoli elementi testimoniali: i motivi che in realtà chiedono una nuova valutazione della prova sono inammissibili se non evidenziano vizi di diritto o carenze logiche manifeste nella motivazione impugnata.
  • Per difendere efficacemente un'imputazione per estorsione bisogna dimostrare o l'assenza di una condotta minacciosa/intimatoria (anche implicita) o che la condotta era legittimamente esercitata nell'interesse del titolare del diritto senza finalità estorsive; occorre fornire un concreto confronto argomentativo con la motivazione della sentenza impugnata.

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