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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4903/2025 del 06/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza che ha confermato la custodia cautelare in carcere applicata dal GIP per i reati di tentato omicidio e porto in luogo pubblico di arma clandestina. Lamentava: (i) vizio di motivazione e violazione di legge in relazione all'attendibilità dell'individuazione fotografica e della ricognizione operata dalla vittima, aggravata da contraddizioni nel racconto della persona offesa e da presunte irregolarità procedurali; (ii) modalità anomale nella formazione del fascicolo fotografico (soggetti tutti stranieri eccetto l'indagato) che avrebbero compromesso l'identificazione; (iii) errata valutazione delle esigenze cautelari e sproporzione della custodia in carcere, dato il profilo personale dell'indagato (scarso curriculum criminale, appartenenza alle forze armate) e la possibilità di misure meno afflittive; (iv) errata qualificazione del fatto come tentato omicidio, atteso che le lesioni hanno colpito parti non vitali e l'azione sarebbe stata di natura intimidatoria piuttosto che omicida.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse fornito una motivazione ampia, coerente e priva di manifesta illogicità circa la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari. Ha valorizzato la serie di riscontri convergenti: dichiarazioni della vittima ritenute complessivamente credibili, esito dell'individuazione fotografica e della ricognizione, tabulati telefonici e celle agganciate compatibili con la presenza dell'indagato nell'area e nell'orario dell'agguato, immagini di telecamere sul percorso del veicolo a lui in uso, la scarsità e inverosimiglianza dell'alibi, la micidialità dell'arma e l'elevato numero di colpi esplosi (tredici), la vicinanza tra sparatore e vittima, la modalità dell'agguato (pretesto legato alla compravendita di stupefacenti) e l'incitamento del complice ("spara, spara.."), elementi ritenuti idonei a dimostrare l'animus necandi e a giustificare la custodia cautelare per rischio di recidiva. Ha inoltre ritenuto infondate le censure sulla procedura di identificazione e sulla qualificazione giuridica del fatto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina l'intervento del Tribunale del riesame sulle misure cautelari personali; utilizzata per richiamare la procedura seguita dal Tribunale del riesame.

  • art. 173, comma 1, disp. att. c.p.p.

    Richiamata per la sintesi dei motivi nei limiti necessari alla decisione (formalità di esposizione in Cassazione).

  • art. 23, comma 8, d.l. 28/10/2020, n.137 (conv. con mod.)

    Richiesto per disporre la trattazione scritta del ricorso in Cassazione, come previsto dalla norma emergenziale/ordinamentale.

  • art. 616, comma 1, cod. proc. pen.

    Norma che prevede la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso; applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese.

  • Giurisprudenza dominante (Sez. U, n.11 del 22/03/2000, Audino e altra giurisprudenza richiamata)

    Principio secondo cui il controllo di legittimità sulle misure cautelari è limitato: la Corte verifica la presenza di specifiche violazioni di legge o la manifesta illogicità della motivazione, senza sostituirsi al giudice di merito nella valutazione delle prove.

  • Sez. 1, n.11928 del 29/01/2018 (Comelli)

    Principio interpretativo sul delitto di omicidio tentato: in assenza di ammissioni, ai fini dell'animus necandi è determinante l'idoneità dell'azione valutata ex ante rispetto alla situazione prevedibile; richiamato per giustificare la qualificazione del fatto come tentato omicidio sulla base della micidialità dell'arma, del numero di colpi e delle circostanze.

Massime di principio

  • Il controllo di legittimità in materia cautelare è limitato: la Corte di Cassazione verifica solo violazioni di legge o la mancanza/manifesta illogicità della motivazione e non può rivedere in fatto la valutazione delle prove compiuta dal giudice di merito.
  • Un riconoscimento operato dalla vittima (individuazione fotografica e ricognizione) può valere come grave indizio se ritenuto complessivamente credibile e supportato da elementi di riscontro (tabulati telefonici, celle, immagini video, incongruenze dell'alibi).
  • La presenza di più elementi convergenti e sinergici può supplire a singole criticità probatorie: anche se qualche aspetto dell'identificazione appare discutibile, la complessiva coerenza degli indizi può giustificare la conferma della misura custodiale.
  • Ai fini della configurazione del tentato omicidio, non è decisivo che la vittima sia stata colpita in parti non vitali: rileva l'idoneità dell'azione a causare la morte e la situazione 'ex ante' valutata dall'autore (numero di colpi, micidialità dell'arma, vicinanza, modalità dell'agguato).
  • Il pericolo di recidiva, anche ove l'indagato abbia un curriculum carente o appartenga alle forze armate, può giustificare la custodia cautelare se la condotta e le circostanze indicano una elevata probabilità di reiterazione; la discrezionalità del giudice della cautela è rispettata finché la motivazione non risulti manifestamente illogica.
  • Le doglianze procedurali relative alla formazione del fascicolo fotografico o alla ricognizione devono essere specifiche e dimostrare vizi tali da compromettere manifestamente l'attendibilità: contestazioni generiche o valutazioni alternative non sono sufficienti in sede di legittimità.
  • Per ottenere misure meno afflittive il difensore deve fornire elementi concreti e specifici capaci di confutare il quadro indiziario e dimostrare l'assenza dei presupposti cautelari; la mera invocazione della sproporzione o del buon comportamento pregresso è spesso insufficiente senza riscontri probatori.

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