Sentenza n. 1171/2026 - Roma, Sezione 5Q
per l'esatta ottemperanza della Sentenza n. 23571/2024 emessa dal T.A.R. LAZIO il giorno 27.12.2024 e pubblicata in pari data all'interno del fascicolo telematico;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del TAR Lazio n. 23571/2024, che aveva annullato il diniego del visto d’ingresso per lavoro subordinato
Esito
Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha agito per l’ottemperanza alla sentenza del TAR Lazio n. 23571/2024, notificata all’Amministrazione il 30 dicembre 2024, deducendo la mancata conclusione del procedimento di riesame della domanda di visto, nonostante la successiva diffida del 30 aprile 2025. Ha chiesto che fosse assegnato all’Ambasciata italiana a Dhaka un termine per adottare un provvedimento espresso e motivato e, in caso di ulteriore inerzia, che fosse nominato un commissario ad acta. L’Amministrazione ha giustificato l’inadempimento con il mancato ricircolo del nulla osta al lavoro da parte dell’amministrazione dell’Interno e del competente Sportello unico per l’immigrazione.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso per ottemperanza, rilevando che l’Ambasciata, nonostante la notificazione della sentenza e il tempo trascorso, non aveva concluso il procedimento di riesame. Il mancato intervento dell’amministrazione dell’Interno non è stato ritenuto una giustificazione idonea, poiché le inadempienze o i ritardi imputabili a un’amministrazione non possono essere opposti come motivi ostativi all’accoglimento della domanda ai sensi dell’art. 10-bis l. 241/1990. È stato ordinato all’Amministrazione resistente di concludere il riesame mediante l’adozione di un provvedimento espresso, nell’esercizio del potere e degli spazi di discrezionalità lasciati liberi dal giudicato, entro 30 giorni dalla comunicazione o, se anteriore, dalla notificazione della sentenza. Il TAR ha inoltre nominato sin d’ora il Capo dell’Ufficio Unità per i Visti della DGIEPM, con facoltà di delega, quale commissario ad acta: in caso di inerzia, il commissario dovrà provvedere, su istanza del ricorrente, entro un ulteriore termine di 30 giorni. L’Amministrazione è stata condannata alle spese di lite, liquidate in euro 1.000,00 oltre accessori e rimborso del contributo unificato.
Norme richiamate
art. 114 c.p.a.
Costituisce la base processuale dell’azione di ottemperanza e consente al giudice di adottare le misure necessarie a dare esecuzione al giudicato.
art. 10-bis l. 241/1990
Non possono essere addotti tra i motivi che ostano all'accoglimento della domanda inadempienze o ritardi attribuibili all'amministrazione.
Le inadempienze o i ritardi imputabili a un’amministrazione, anche quando incidano sulla cooperazione interamministrativa necessaria, non possono giustificare la mancata conclusione del procedimento o essere opposti come motivi ostativi all’accoglimento della domanda.
Massime di principio
- Quando una sentenza amministrativa annulla un diniego e impone il riesame di un’istanza, l’amministrazione destinataria del giudicato deve concludere il procedimento mediante un provvedimento espresso entro un termine ragionevole, rispettando gli spazi di discrezionalità non consumati dal giudicato.
- La mancata cooperazione o il ritardo di un’altra amministrazione coinvolta nel procedimento non esonera l’amministrazione destinataria del giudicato dall’obbligo di eseguirlo e di concludere il riesame.
- Nel giudizio di ottemperanza il giudice può assegnare un termine per l’adozione dell’atto conclusivo e nominare sin d’ora un commissario ad acta, destinato a intervenire su istanza della parte in caso di ulteriore inerzia.
- L’esecuzione del giudicato non comporta necessariamente l’adozione di un provvedimento favorevole al privato, quando la sentenza lasci all’amministrazione spazi di discrezionalità: impone però l’effettivo riesercizio del potere e l’adozione di un provvedimento espresso.
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