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Sentenza

Sentenza n. 2881/2026 - Napoli, Sezione 1

per l'annullamento Quanto al ricorso n. 658 del 2023: a) del provvedimento interdittivo n. -OMISSIS-, adottato dal Prefetto di Napoli nei confronti della ricorrente società, comunicato con nota prot. -OMISSIS- b) di ogni altro atto preordinato, connesso e/o conseguente, ove lesivo della posizione giuridica della ricorrente, ivi compresi: b.1) i verbali del GIA n. -OMISSIS-; b.2) la Relazione della DIA al Ministero dell'Interno e al Parlamento del I Semestre 2021: atti tutti richiamati nell'impugnato provvedimento interdittivo. Quanto al ricorso n. 1053 del 2023: per l'annullamento a) dell'ordinanza n.-OMISSIS-, con la quale il Responsabile del Settore Servizi Socio-Assistenziali – SVAP del Comune di Villaricca (NA) ha disposto “la revoca dei seguenti titoli amministrativi, in esecuzione del provvedimento della Prefettura di Napoli prot. n. -OMISSIS- in ragione dell'adozione dell'informativa n. -OMISSIS-: - esercizio di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande di cui alla SCIA presentata con prot. -OMISSIS- di cui alla pratica SUAP n. -OMISSIS- svolta presso l'unità locale denominata “-OMISSIS-” sita in -OMISSIS- e la conseguente”, con contestuale ordine di “divieto immediato di prosecuzione delle attività esercitate e la rimozione di tutti gli eventuali effetti dannosi sulla base dei titoli autorizzativi oggetto di revoca”; b) del provvedimento interdittivo n. -OMISSIS-, adottato dal Prefetto di Napoli nei confronti della ricorrente società, comunicato con nota prot. -OMISSIS-; c) di ogni altro atto preordinato, connesso e/o conseguente ove lesivo della posizione giuridica della ricorrente, ivi compresi: c.1) i verbali del GIA n. -OMISSIS-; c.2) la Relazione della DIA al Ministero dell'Interno e al Parlamento, del I Semestre 2021: atti tutti richiamati nell'impugnato provvedimento interdittivo; c.3) il provvedimento della Prefettura di Napoli prot. n. -OMISSIS-, richiamato nell'ordinanza del Comune.

Giustizia amministrativa202301053

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Napoli, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: interdittiva antimafia prefettizia e, quale atto consequenziale, ordinanza comunale di revoca degli effetti della SCIA e divieto di prosecuzione dell'attività

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (prefettura e comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha impugnato l'interdittiva antimafia, deducendo difetto di istruttoria, carenza e insufficienza della motivazione, erronea valorizzazione dei rapporti familiari e relazionali con soggetti ritenuti contigui alla criminalità organizzata, mancata attualità del pericolo infiltrativo e omessa considerazione delle sentenze assolutorie e dell'annullamento di un'ordinanza cautelare penale. È stata inoltre dedotta la violazione del contraddittorio procedimentale, poiché la Prefettura non avrebbe analiticamente confutato le memorie e le osservazioni presentate dalla società. Con il secondo ricorso la società ha impugnato l'ordinanza comunale, sostenendo che essa fosse illegittima perché fondata esclusivamente sull'interdittiva, priva di autonoma motivazione e di autonoma valutazione dei requisiti commerciali, adottata in assenza dei presupposti di decadenza di cui all'art. 67 del d.lgs. 159/2011 e dell'art. 89-bis del medesimo decreto, nonché in violazione delle norme sull'autotutela, del TULPS e della normativa commerciale.

La decisione

Il TAR ha riunito i due ricorsi per la loro connessione, essendo l'ordinanza comunale consequenziale all'interdittiva prefettizia, e li ha respinti. Quanto all'interdittiva, ha ritenuto grave, preciso e circostanziato il quadro indiziario composto da molteplici e sistematici rapporti familiari, relazionali, societari ed economici tra gli esponenti della società e soggetti collegati a un clan camorristico. Il giudice ha ribadito che l'informazione antimafia si fonda su una valutazione prefettizia discrezionale e prognostica, di natura probabilistica, secondo il criterio del più probabile che non, senza necessità della certezza probatoria richiesta in sede penale. Le assoluzioni, i proscioglimenti, le archiviazioni o l'annullamento di provvedimenti cautelari penali non impediscono alla Prefettura di valorizzare gli stessi fatti sul piano preventivo, purché il quadro complessivo sia adeguatamente motivato. Il semplice rapporto di parentela non è di per sé sufficiente, ma può assumere valore indiziario decisivo quando, per intensità e pluralità dei legami, evidenzi una conduzione familiare o una regia collettiva dell'impresa. Anche la risalenza temporale dei fatti non esclude il pericolo infiltrativo in assenza di elementi chiari di discontinuità. La motivazione non deve esaminare analiticamente ogni osservazione dell'interessato, essendo sufficiente una motivazione complessiva e logicamente idonea a spiegare perché le controdeduzioni non superino il quadro indiziario. Quanto all'ordinanza comunale, il TAR ha ritenuto che la revoca degli effetti della SCIA e il divieto di prosecuzione dell'attività costituiscano atti doverosi e vincolati, fondati direttamente sull'interdittiva antimafia e sugli effetti decadenziali previsti dal Codice antimafia. L'art. 89-bis d.lgs. 159/2011 consente che l'informazione antimafia produca i medesimi effetti della comunicazione antimafia anche in assenza di rapporti contrattuali con la pubblica amministrazione e con riguardo ad attività private soggette ad autorizzazione o SCIA. L'atto comunale non è una revoca o un annullamento d'ufficio ai sensi degli artt. 21-quinquies e 21-nonies l. 241/1990, ma una presa d'atto vincolata della sopravvenuta interdittiva. Le spese sono state compensate.

Norme richiamate

  • artt. 84 e 91 d.lgs. 159/2011

    eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi delle società o imprese interessate

    L'informazione antimafia interdittiva presuppone una prognosi preventiva e probabilistica di infiltrazione mafiosa, non un accertamento penale definitivo.

  • art. 84, comma 3, d.lgs. 159/2011

    eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi delle società o imprese interessate

    La fattispecie è di pericolo e può riguardare un condizionamento anche solo potenziale, purché desumibile da elementi concreti e non aleatori.

  • art. 92, comma 2-bis, d.lgs. 159/2011

    Le osservazioni dell'interessato devono essere considerate, ma non è necessaria una confutazione analitica di ciascuna di esse se la motivazione complessiva del provvedimento è logica e adeguata.

  • art. 67 d.lgs. 159/2011

    L'interdittiva antimafia comporta l'applicazione delle misure decadenziali e una temporanea incapacità giuridica, determinando la revoca o decadenza dei titoli abilitativi nei casi previsti.

  • art. 89-bis d.lgs. 159/2011

    L'informazione antimafia può produrre gli stessi effetti della comunicazione antimafia anche in assenza di un rapporto contrattuale con la pubblica amministrazione e con riferimento ad attività private autorizzate.

  • artt. 21-quinquies e 21-nonies l. 241/1990

    Non si applicano all'atto comunale consequenziale all'interdittiva, poiché tale atto non costituisce revoca o annullamento d'ufficio, ma adempimento vincolato di presa d'atto.

  • art. 3 l. 241/1990

    L'obbligo di motivazione è soddisfatto quando il provvedimento espone in modo complessivo e logicamente coerente le ragioni della decisione, senza dover confutare analiticamente ogni deduzione dell'interessato.

Massime di principio

  • L'interdittiva antimafia è fondata su una valutazione prefettizia discrezionale e prognostica di tipo probabilistico: è sufficiente che, sulla base di indizi gravi, precisi e concordanti, il pericolo di infiltrazione mafiosa risulti più probabile che non, senza il livello di certezza richiesto per la responsabilità penale.
  • I fatti valorizzati in un'informativa antimafia possono essere considerati anche se non penalmente rilevanti, se non hanno dato luogo a condanna o se sono stati oggetto di assoluzione, proscioglimento, archiviazione o annullamento di una misura cautelare penale, poiché la valutazione preventiva antimafia opera su un piano autonomo rispetto all'accertamento penale.
  • Il rapporto di parentela non costituisce di per sé prova di condizionamento mafioso; tuttavia, può assumere autonomo e decisivo valore indiziario quando, valutato insieme alla pluralità e intensità dei rapporti familiari, relazionali, societari ed economici, evidenzi una conduzione familiare o una regia collettiva dell'impresa.
  • La risalenza temporale degli elementi indiziari non ne elimina automaticamente il valore sintomatico: il decorso del tempo è neutro e non dimostra l'interruzione dei legami criminali in assenza di elementi chiari e convincenti di discontinuità.
  • Nel procedimento per l'adozione dell'interdittiva antimafia, il contraddittorio è rispettato quando l'amministrazione dà conto delle osservazioni dell'interessato e la motivazione complessiva spiega logicamente perché esse non siano idonee a superare il quadro indiziario; non è necessaria la confutazione analitica di ogni singola deduzione.
  • L'atto comunale che revoca gli effetti di una SCIA e vieta la prosecuzione di un'attività privata in conseguenza di un'interdittiva antimafia è un atto doveroso e vincolato, fondato sull'interdittiva quale presupposto logico-giuridico, e non costituisce revoca o annullamento d'ufficio soggetto agli artt. 21-quinquies e 21-nonies l. 241/1990.

Come è indicizzato

MaterieInterdittiva e informazione antimafiaPubblici esercizi e somministrazioneAutotutelaPartecipazione al procedimento
RamiAntimafia, sicurezza e ordine pubblicoCommercio e attività produttiveProcedimento amministrativo
SottomateriePresupposti e indizi dell'infiltrazioneEffetti sui contratti e sui titoli abilitativi
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di istruttoriaDifetto di motivazionePartecipazione procedimentale

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