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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14024/2023 del 03/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Potenza che aveva annullato l'ordinanza di ripristino della custodia cautelare in carcere disposta dal Tribunale di Matera (art. 307 c.p.p.). Il ricorrente denunciava violazione dell'art. 307 c.p.p., carenza e manifesta illogicità della motivazione nella valutazione del pericolo di fuga, rilevando che il provvedimento di ripristino aveva correttamente valorizzato elementi quali l'evasione dagli arresti domiciliari (3/3/2019), il ruolo e i legami dell'imputato con l'associazione mafiosa (clan Schettino), l'entità della pena inflitta e la possibile disponibilità di reti esterne idonee a favorire la latitanza.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che il Tribunale di Potenza avesse fornito una motivazione articolata e non illogica sul mancato accertamento di un pericolo di fuga concreto e attuale, evidenziando che: la gravità della condanna e il mero ruolo associativo non sono di per sé sufficienti a dimostrare l'attualità del pericolo di fuga; il giudice deve ancorare la prognosi a elementi concreti e attuali (legami attuali, disponibilità di mezzi, manifestazioni di volontà di sottrarsi), e nel caso specifico tali elementi convincenti non erano stati allegati dal Pubblico Ministero; l'episodio di evasione del 2019 è stato giudicato non idoneo, nella sua ricostruzione, a provare un pericolo di fuga attuale. Di conseguenza è stata confermata l'ordinanza che aveva disposto la revoca del ripristino della custodia cautelare.

Norme richiamate

  • art. 307 cod. proc. pen.

    Il ripristino della custodia cautelare per i soggetti scarcerati per decorrenza dei termini richiede l'accertamento del pericolo di fuga secondo i criteri dell'art. 274, comma 1, lett. b); la sola contestazione di reati indicati nell'art. 407 non è sufficiente per il ripristino, salvo che non ricorra il concreto e attuale pericolo di fuga.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Definisce il pericolo di fuga rilevante ai fini cautelari: deve trattarsi di pericolo concreto, formulato con giudizio prognostico verificabile, non di una valutazione astratta.

  • art. 275 cod. proc. pen.

    Stabilisce principi generali sulle esigenze cautelari e sui criteri di bilanciamento; la presunzione stabilita dall'art. 275, comma 3 non sostituisce la necessità di una valutazione concreta del pericolo di fuga.

  • art. 407 cod. proc. pen.

    La rilevanza della contestazione di reati indicati nel comma 2, lett. a) è circoscritta e non esonera il giudice dall'accertamento concreto delle esigenze cautelari per il ripristino della custodia.

  • Legge 16 aprile 2015, n. 47

    Ha introdotto la necessità che il pericolo di fuga sia non solo concreto ma anche attuale; ciò richiede elementi vicini nel tempo e riferiti alla situazione di vita e alle frequentazioni dell'imputato.

  • Giurisprudenza: Sez. U, n. 34537 del 11/07/2001 (Litteri)

    Richiama il principio che il pericolo di fuga deve essere oggetto di una prognosi concreta e verificabile.

  • Giurisprudenza: Sez. 2, n. 2840 del 10/01/2013 (Ciulla)

    Conferma la necessità di ancorare il giudizio prognostico a elementi concreti e non a meri parametri astratti.

  • Giurisprudenza: Sez. 6, n. 48103 del 27/09/2018 (Roncali)

    Sottolinea il requisito di attualità del pericolo di fuga e la possibilità di valutarlo anche senza condotte materiali iniziali di fuga, purché sussistano elementi recenti e specifici.

  • Giurisprudenza: Sez. 6, n. 16864 del 07/03/2018 (Vescio)

    Rafforza l'esigenza che la valutazione sia ancorata a elementi prossimi nel tempo e attinenti al soggetto.

  • Giurisprudenza: Sez. 1, n. 5155 del 22/11/2017 (De Rosa)

    Per i reati di tipo associativo di natura permanente, il giudice deve motivare la rilevanza del tempo trascorso rispetto all'attualità del pericolo di fuga e sulla persistenza del sodalizio.

  • Giurisprudenza: Sez. 5, n. 52633 del 05/10/2016 (Barone)

    Il pericolo di fuga può essere desunto dall'esistenza attuale del sodalizio criminale e dall'interesse della consorteria a sottrarre il condannato alla cattura, in relazione al ruolo svolto dall'imputato.

Massime di principio

  • La gravità della pena e la contestazione per reati associativi, da sole, non giustificano il ripristino della custodia cautelare: il giudice deve accertare il pericolo di fuga in modo concreto e attuale.
  • Il pericolo di fuga richiede un giudizio prognostico ancorato a elementi specifici e recenti (legami attuali, disponibilità di mezzi, reti operative, complicità), non a generiche affermazioni sul ruolo nell'associazione.
  • Fatti remoti o episodici (es. un allontanamento datato e non perseguito penalmente) hanno scarsa valenza probatoria se non integrati da ulteriori elementi che ne attestino l'attualità e la rilevanza ai fini della fuga.
  • Se il provvedimento di ripristino manca di una motivazione puntuale circa la persistenza del sodalizio o la sussistenza di legami attuali, il suo valore probatorio è ridotto e l'onere di fornire tali elementi ricade sul Pubblico Ministero.
  • Il giudice che annulla o revoca una misura cautelare deve spiegare perché misure meno afflittive sarebbero inadeguate; analogamente, chi richiede il ripristino deve dimostrare la concreta inidoneità di misure alternative.

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