Sentenza n. 2469/2026 - Palermo, Sezione 4
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: deliberazione del Commissario ad acta di adozione della variante generale al PRG, nella parte in cui destina l’area del ricorrente a “V1 – Verde pubblico attrezzato”
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha impugnato, anche in via cautelativa, la deliberazione commissariale di adozione della variante generale al PRG e gli atti comunali presupposti, sostenendo che la propria area, già ricadente in zona di espansione e successivamente classificata come B7, non fosse divenuta una zona priva di disciplina urbanistica a seguito dello stralcio delle relative previsioni in sede di approvazione del vigente PRG. Con il primo motivo ha dedotto la violazione dell’art. 3 l. 241/1990 e il difetto assoluto di motivazione, lamentando l’assenza di una motivazione adeguata sulla scelta di destinare l’area a verde pubblico attrezzato. Con il secondo motivo ha dedotto eccesso di potere per difetto di presupposto, carenza di istruttoria, sviamento, illogicità e contraddittorietà manifesta, sostenendo che l’amministrazione avrebbe erroneamente qualificato l’area come priva di disciplina urbanistica, omesso di considerare la precedente destinazione edificatoria e il contesto circostante urbanizzato, nonché adottato una destinazione contraddittoria rispetto allo schema di massima della variante, nel quale l’area risultava compresa negli ambiti urbani costieri consolidati. È stata inoltre dedotta la natura sostanzialmente espropriativa del vincolo a verde pubblico attrezzato. Il Comune ha eccepito l’inammissibilità del ricorso per difetto di lesività attuale, trattandosi di mera adozione della variante non ancora approvata; l’Assessorato regionale ha eccepito il proprio difetto di legittimazione passiva.
La decisione
Il TAR ha anzitutto respinto l’istanza del ricorrente di cancellazione della causa dal ruolo, rilevando che l’art. 73, comma 1-bis, c.p.a. non consente tale cancellazione su istanza di parte. Ha poi dichiarato il difetto di legittimazione passiva dell’Assessorato regionale ed estromesso quest’ultimo dal giudizio, poiché nessun atto regionale era stato impugnato e gli atti del Commissario ad acta, nominato per esercitare in via sostitutiva le attribuzioni del Consiglio comunale, sono imputabili al Comune nell’esercizio delle funzioni sostituite. Nel merito processuale ha accolto l’eccezione comunale di carenza di interesse attuale. La deliberazione impugnata era infatti una mera adozione della variante generale, inserita in un procedimento ancora pendente e non concluso con l’approvazione regionale; il relativo assetto urbanistico poteva ancora subire modifiche, prescrizioni o stralci. L’atto di adozione è autonomamente impugnabile solo quando contenga prescrizioni immediatamente lesive o suscettibili di immediata applicazione. Nel caso concreto il ricorrente non aveva allegato né dimostrato un’incidenza immediata sulla propria sfera giuridica, l’attivazione di misure di salvaguardia, l’incisione di titoli edilizi o di procedimenti edificatori in corso, e aveva anzi qualificato il ricorso come meramente cautelativo, fondato sulla sola eventualità di una futura lesività. L’interesse all’annullamento è stato quindi ritenuto potenziale e non attuale, con conseguente declaratoria di inammissibilità senza esame dei motivi di merito. Il ricorrente è stato condannato a rifondere al Comune 2.000 euro oltre accessori; le spese nei rapporti con l’Assessorato sono state integralmente compensate.
Norme richiamate
art. 73, comma 1-bis, c.p.a.
La cancellazione della causa dal ruolo non può essere disposta su istanza di parte.
art. 3 l. 241/1990
Invocato dal ricorrente quale fondamento dell’obbligo di motivazione della scelta urbanistica; il motivo non è stato esaminato nel merito per l’inammissibilità del ricorso.
Massime di principio
- La deliberazione di adozione di una variante urbanistica, inserita in un procedimento non ancora concluso con l’approvazione definitiva, non è autonomamente impugnabile per difetto di interesse attuale quando non sia dimostrata una lesione immediata e concreta della posizione del proprietario.
- L’atto di adozione di uno strumento urbanistico può essere impugnato prima dell’approvazione definitiva solo se contiene prescrizioni immediatamente lesive o suscettibili di immediata applicazione, oppure se produce effetti attuali su titoli edilizi, procedimenti edificatori in corso, misure di salvaguardia o altre situazioni giuridiche consolidate.
- La proposizione di un ricorso urbanistico in via meramente cautelativa, basata sulla sola eventualità di una futura lesività dell’atto, non soddisfa la condizione dell’azione costituita dall’interesse concreto e attuale all’annullamento.
- Gli atti adottati da un commissario ad acta nominato per esercitare in via sostitutiva le attribuzioni di un organo comunale sono imputabili all’ente locale titolare della funzione sostituita, non all’amministrazione che ha conferito l’incarico commissariale; quest’ultima è priva di legittimazione passiva se nessun suo atto è impugnato.
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