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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14435/2024 del 09/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. per denunciare plurimi "errori percettivi" e omissioni nella sentenza di rigetto della Corte di cassazione. Il ricorrente contestava che la Corte avrebbe omesso di decidere o avrebbe travisato fatti essenziali: assenza di correlazione tra accusa e sentenza (contraddizione sul ruolo attribuito a Di Martino come intermediario), trasformazione dell'accusa in diversa fattispecie (richiesta di uomini al Mallardo), insufficienza delle intercettazioni/captazioni a provare la pianificazione (mancanza di richiesta esplicita al Mallardo e mancanza di documentazione del presunto sopralluogo), mancata valutazione della rilevanza dell'aggancio alla cella del 20/08/2015, valutazioni incoerenti sugli spostamenti a Pontecagnano e sulle dichiarazioni del collaboratore Di Maio, discrepanze sul numero delle persone con cui il ricorrente avrebbe avuto appuntamento il 25/08/2015, errata identificazione dell'interlocutore ("Umberto" vs "Luigi"), omissione del ruolo secondario del ricorrente e della sua età ai fini delle attenuanti generiche, uso cronologico incoerente della richiesta di foto della vittima per sostenere la premeditazione, e valutazione sbagliata della sussistenza del metodo mafioso (contestazione formulata a supporto del clan vs "per agevolare" il clan).

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che le censure sollevate non configurino un "errore percettivo" rilevante ai sensi dell'art. 625-bis c.p.p., ma siano valutazioni critiche sulla valutazione probatoria e sul giudizio di merito (errori di giudizio) non sindacabili con il rimedio straordinario. La Corte ha motivato puntualmente: riconoscimento della precisione semantica della contestazione; centralità delle dichiarazioni del collaboratore De Maio; rilevanza delle intercettazioni; coerenza della ricostruzione degli spostamenti del Di Martino il 20 e il 25 agosto 2015 (sopralluogo e giorno dell'omicidio), congruenza della localizzazione e dei contenuti delle conversazioni con l'esecuzione dell'omicidio; valutazione negativa delle ipotesi alternative; criteri applicati per riconoscere la premeditazione e il giudizio sul metodo mafioso (omicidio agevolato dal potere del clan per il controllo del territorio); assenza di elementi positivi per riconoscere le attenuanti generiche. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 625-bis cod. proc. pen.

    Il rimedio è limitato agli "errori di fatto" consistenti in errori percettivi (svista o equivoco) nella lettura degli atti che abbiano inciso in modo determinante sulla formazione della volontà giurisdizionale; sono esclusi gli errori di giudizio o le diverse valutazioni probatorie.

Massime di principio

  • Il rimedio ex art. 625-bis c.p.p. è molto circoscritto: va invocato solo per errori percettivi evidenti (svista, omissione materiale o equivoco nella lettura degli atti) e non per dissensi sulla valutazione delle prove.
  • Se si contesta una sentenza per vizi nell'apprezzamento probatorio (es. valutazione di intercettazioni, attendibilità di collaboratori, ricostruzione degli spostamenti), occorre dimostrare che c'è stata una concreta inesatta percezione documentabile delle risultanze, non una diversa interpretazione delle stesse.
  • Le critiche che ricostruiscono nuovamente le conversazioni intercettate o rieditano una lettura alternativa del materiale probatorio sono generalmente inammissibili in sede di rimedio per errore di fatto.
  • Per ottenere accoglimento è utile mostrare elementi oggettivi di omissione o svista (pagine mancanti, trascrizioni non considerate, evidente contraddizione interna non valutata) che abbiano inciso sul giudizio motivazionale.
  • Le questioni relative a premeditazione, metodo mafioso o riconoscimento di attenuanti vengono valutate anche alla luce del quadro probatorio complessivo: per contestarle efficacemente bisogna provare incoerenze cronologiche o logiche decisive, non solo dubbi interpretativi.
  • Quando si impugna una decisione per presunte omissioni probatorie, è strategico distinguere chiaramente tra errori formali/perceptivi e semplici divergenze valutative, spiegando perché l'errore contestato abbia effettivamente determinato l'esito della decisione.

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