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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12483/2024 del 27/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che aveva rigettato l'opposizione avverso il decreto del Magistrato di Sorveglianza di Nuoro del 06/04/2023 che disponeva la sua espulsione ai sensi dell'art. 16 D.Lvo 286/1998. I motivi di impugnazione erano: (1) mancata traduzione del provvedimento (violazione degli artt. 143, 178, 179 c.p.p.), con conseguente nullità; (2) violazione degli artt. 10 Cost. e 19 D.Lvo 286/1998 e norme internazionali per non aver valutato il rischio concreto di trattamenti inumani o degradanti in Tunisia, nonché il rischio di essere sottoposto a una nuova esecuzione della pena (bis in idem); (3) violazione di principi di proporzionalità e di norme richiamate (art. 1 e 3 n.241190, art. 5 e 14 Dir. CEE n. 105/08) e mancata valutazione delle cause ostative all'espulsione e dei legami familiari/sociali.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato come infondato. Sul primo motivo la Corte ha ritenuto che l'art. 143, comma 2, c.p.p. elenca tassativamente gli atti che devono essere tradotti e non comprende i provvedimenti del procedimento di sorveglianza; la mancata traduzione non determina nullità dell'atto ma, al più, può incidere sul momento di decorrenza del termine per impugnare. Inoltre, durante l'udienza era stato nominato un interprete che aveva tradotto il decreto al detenuto, garantendo il diritto di difesa. Sul secondo e terzo motivo la Corte ha ritenuto le censure generiche e non supportate da elementi concreti: il rischio di trattamenti inumani o di bis in idem è stato prospettato in termini astratti e riferito alla situazione generale della Tunisia, senza indicare un pericolo specifico e attuale per il ricorrente; non sono stati forniti elementi su legami familiari che potessero incidere sulla proporzionalità della misura. Conseguentemente l'ordinanza è stata confermata e il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • D.Lvo 286/1998 (Testo unico sull'immigrazione)

    art. 16; art. 13, comma 2; art. 19 D.Lvo 286/1998

    L'espulsione è stata disposta ai sensi dell'art.16; il Tribunale ha ritenuto che non operino cause ostative ex art.19 per i motivi esposti e ha escluso l'estensione dell'obbligo di traduzione previsto per altri atti amministrativi (art.13 comma 2).

  • Codice di procedura penale

    art. 143, comma 2; artt. 178, 179 c.p.p.

    L'art.143 comma 2 elenca tassativamente gli atti da tradurre; i provvedimenti del procedimento di sorveglianza non rientrano nella previsione, pertanto la mancata traduzione non comporta nullità dell'atto; la mancata traduzione può al più influire sulla decorrenza del termine per impugnare.

  • Costituzione italiana

    Richiamata dalla difesa in relazione alla conformità del rimpatrio alle garanzie internazionali; il giudice ha richiesto prova concreta del rischio di violazione dei diritti fondamentali in capo al singolo ricorrente.

  • Direttiva CEE n. 105/08

    Richiamata dalla difesa in tema di diritti degli stranieri e garanzie procedurali; il giudice ha ritenuto mancasse prova di un rischio specifico e attuale per il ricorrente.

  • Riferimenti giurisprudenziali

    Sez. 6, n. 40556 del 21/09/2022; Sez. 2, n. 45408 del 17/10/2019; Sez. 1, n. 45973 del 30/10/2019

    La giurisprudenza è stata utilizzata per affermare che la mancata traduzione non integra sempre nullità e che la valutazione di legami familiari/incidenza sulla pericolosità sociale è necessaria e va provata.

  • Norme richiamate dalla difesa (testo indicato nella sentenza)

    Il riferimento appare nella motivazione della difesa ma non è valorizzato dal giudice per mancanza di specificità; la Corte non ha tratto conseguenze favorevoli dal richiamo a tali norme, considerandole generiche.

Massime di principio

  • La mancata traduzione di un provvedimento del procedimento di sorveglianza non determina automaticamente la nullità dell'atto: l'articolazione normativa sull'obbligo di traduzione è tassativa e va rispettata concretamente; la mancata traduzione può influire sulla decorrenza del termine per impugnare se è richiesta espressamente.
  • La nomina di un interprete durante l'udienza che traduce il provvedimento al detenuto può sanare l'assenza di traduzione preventiva se permette al soggetto di partecipare consapevolmente al processo e di esercitare la difesa.
  • Per ottenere l'inibizione di un provvedimento di espulsione invocando il rischio di trattamenti inumani o di violazione di diritti fondamentali occorre fornire elementi concreti, attuali e specifici relativi alla situazione personale del ricorrente; riferimenti generici alla situazione del paese di destinazione non sono sufficienti.
  • La valutazione delle cause ostative all'espulsione ai sensi dell'art.19 D.Lvo 286/1998 richiede un accertamento istruttorio mirato e la considerazione di elementi quali legami familiari in Italia, pericolosità sociale e rischio individuale; l'assenza di prova su tali elementi rende infondate le eccezioni generiche.
  • Le censure di violazione del principio di proporzionalità devono essere fondate su dati e circostanze specifiche (gravità della condotta, pericolosità sociale, legami familiari, misure alternative) e non su assunti astratti per essere efficaci.

Testo integrale

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