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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23608/2022 del 16/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso in Cassazione proposto dalla parte civile Di Blasi contestava: 1) l'intempestività dell'appello proposto dall'imputato Iorio deducendo violazione dell'art. 585, comma 2, lett. c), c.p.p. (computo del dies a quo per il deposito dell'impugnazione dopo riserva di motivazione); 2) la mancata o apparente motivazione circa la revoca delle statuizioni civili riconosciute in primo grado e la violazione del diritto al giusto processo (art. 6 CEDU), sostenendo di aver subito danni patrimoniali (costi per una difesa svolta da un difensore non abilitato) e non patrimoniali (frasi offensive ingiustificate). In corso di causa la difesa resistente ha fatto valere anche l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuto decesso del ricorrente e l'assenza di interesse degli eredi.

La decisione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza e genericità. Ha ritenuto infondata l'eccezione di sopravvenuto decesso: la costituzione di parte civile nel processo penale resta valida ex tunc e l'inerzia degli eredi non equivale a revoca tacita. Ha inoltre respinto il primo motivo ritenendo corretta la valutazione della Corte d'appello sulla tempestività dell'impugnazione (seguendo l'orientamento maggioritario che fa decorrere il termine dall'indomani della scadenza del termine assegnato per il deposito della motivazione, conformemente all'art. 172 c.4 c.p.p.). Il secondo motivo è stato ritenuto generico e manifestamente infondato: la Corte territoriale ha motivato la revoca delle statuizioni civili ritenendo che l'abusivo esercizio della professione da parte di Iorio abbia danneggiato i soli suoi assistiti e non risultino prove di un danno patrimoniale o non patrimoniale subito da Di Blasi, dato che il processo si sarebbe comunque svolto con altra assistenza difensiva. Per tali ragioni il ricorso è dichiarato inammissibile; il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 a favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 348 cod. pen.

    Norma del codice penale richiamata come fattispecie contestata all'imputato; nei fatti la condanna (multa) è stata confermata in ordine al reato richiamato

  • art. 585, comma 2, lett. c), cod. proc. pen.

    "scadenza dei termine stabilito dalla legge o determinato dal giudice per il deposito della sentenza"

    Regola richiamata nel computo del dies a quo per l'impugnazione quando la sentenza è pronunciata con riserva di motivazione; la Corte interpreta la norma unitamente all'art. 172 c.4 c.p.p. nel senso che il termine per proporre il gravame decorre dal giorno successivo alla scadenza del termine assegnato per il deposito della motivazione

  • art. 172, comma 4, cod. proc. pen.

    Principio generale di computo dei termini processuali: il giorno iniziale non si conta e il termine inizia a decorrere dal giorno successivo; applicato per stabilire che il dies a quo dell'impugnazione è l'indomani della scadenza del termine per il deposito della motivazione

  • art. 300 cod. proc. civ.

    Richiamato per spiegare che le regole civili sul venir meno della parte non sono applicabili al processo penale; la morte della parte civile non determina la revoca tacita della costituzione nel processo penale

  • art. 82, comma 2, cod. proc. pen.

    Norma richiamata per definire la revoca tacita/presunta della costituzione di parte civile: la revoca tacita è configurabile solo per l'omessa presentazione delle conclusioni in dibattimento di primo grado; l'inerzia degli eredi non integra tale revoca

  • art. 8, comma 2, R.D.L. 27 novembre 1993, n. 1578

    Norma del regolamento sull'esercizio del praticantato richiamata per stabilire il superamento del termine biennale/sei anni per il praticantato: la Corte territoriale ha ritenuto che Iorio avesse oltrepassato il termine previsto e pertanto avesse esercitato abusivamente la professione di praticante avvocato

  • art. 6 CEDU

    Richiamato dall'attore per censurare presunta violazione del giusto processo; la Corte di legittimità ha ritenuto la censura generica e non fondata alla luce della motivazione della Corte territoriale

Massime di principio

  • Quando la sentenza è emessa con riserva di motivazione, la decorrenza del termine per impugnare va normalmente considerata a partire dal giorno successivo alla scadenza del termine fissato per il deposito della motivazione, salvo diversa disposizione; è consigliabile proporre l'impugnazione senza aspettare l'ultimo termine per evitare contestazioni sul computo
  • La morte della parte civile nel processo penale non determina automaticamente la perdita degli effetti della costituzione di parte civile: la costituzione resta valida ex tunc e l'inerzia degli eredi non equivale a revoca tacita, pertanto non si consideri di per sé estinta l'impugnazione o i diritti civili connessi
  • Le doglianze generiche e prive di specifica comparazione con i rilievi motivazionali della sentenza di merito sono frequentemente dichiarate inammissibili: in Cassazione occorre indicare i punti precisi di vizio e confrontarsi con la motivazione adottata dai giudici di merito
  • Per ottenere il ristoro per l'esercizio abusivo della professione è necessario provare concretamente il danno patrimoniale o non patrimoniale subito; se il processo si sarebbe comunque svolto con altro difensore e l'esito non è influenzato, la perdita di abilitazione del difensore può essere considerata un fatto neutro rispetto al danno
  • Le controversie interpretative sui termini processuali possono essere soggette a orientamenti giurisprudenziali contrastanti; in casi rilevanti conviene una valutazione prudenziale e, se opportuno, il deposito dell'impugnazione entro termini più brevi per evitare il rischio di inammissibilità

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