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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9546/2022 del 21/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione del decreto che ha confermato l'applicazione della misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, durata tre anni con obbligo di soggiorno; il ricorrente ha dedotto violazione di legge per motivazione inesistente/apparente, sostenendo che il giudizio di pericolosità si sarebbe basato su pochi precedenti penali, reati non gravi e in assenza di collegamenti con ambienti criminali (richiamo all'art. 1, comma primo, lett. c) D.Lvo 159/2011).

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il ricorso contestasse in realtà la logicità e la completezza della motivazione (vizio di merito non deducibile in Cassazione salvo motivazione del tutto carente o inesistente). La Corte territoriale aveva invece adeguatamente motivato il giudizio di pericolosità richiamando precedenti penali dal 2005 al 2017, episodi di offerta e cessione di stupefacenti nel 2018 e frequenti rapporti con soggetti con precedenti penali; pertanto la motivazione non è apparente. Per l'inammissibilità il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • Decreto Legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (Codice delle misure di prevenzione)

    art. 1, comma primo, lett. c; artt. 10

    La Corte ricorda che il ricorso in Cassazione contro provvedimenti applicativi di misure di prevenzione è ammesso solo per violazione di legge; l'art. 1 è richiamato dalla difesa ma la Corte ha valutato che il giudizio di pericolosità sia stato correttamente motivato secondo i parametri del Codice

  • Codice di procedura penale

    Consente la condanna al versamento di una somma in favore della cassa delle ammende quando il ricorso risulti inammissibile per colpa; la Corte ha applicato tale disposizione per irrogare euro 3.000 al ricorrente

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione contro provvedimenti di misure di prevenzione è limitato alla mera violazione di legge; le doglianze di merito sulla valutazione della prova o sulla logica della motivazione non sono ammesse salvo che la motivazione sia totalmente inesistente o illogica in modo manifesto
  • Per contestare con successo la motivazione di un provvedimento di prevenzione in Cassazione è necessario dimostrare che essa manca dei requisiti minimi di coerenza, completezza e logicità, ossia che il provvedimento è del tutto incomprensibile o privo dei necessari passaggi argomentativi
  • La ricostruzione della pericolosità può fondarsi su un quadro complessivo di elementi (pregressi precedenti penali, fatti più recenti, condotte di spaccio, rapporti con soggetti con precedenti) e non richiede che ciascun elemento sia di per sé gravissimo; la Corte valuta la coerenza dell'insieme
  • Una riproposizione in Cassazione delle stesse critiche già dedotte in sede di appello senza indicare un profilo di illegittimità di diritto è inammissibile e può comportare condanna alle spese e ammenda
  • Prima di proporre ricorso in Cassazione contro misure di prevenzione è opportuno verificare se la censura sia effettivamente di diritto (violazione normativa, vizio procedurale, manifesta carenza motivazionale) e non una mera rivalutazione dei fatti

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