Sentenza n. 260/2026 - Catania, Sezione 3
per l’annullamento - della nota prot. n. 14308 dell’8 aprile 2025 del Dirigente dell’Area amministrativa, affari generali, servizi sociali e demografici del Comune di Taormina recante ordine di cessazione del servizio di assistenza ad anziani e di sgombero dell’immobile; - della delibera d’indirizzo della giunta comunale n. 65 del 24 marzo 2025;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: nota comunale recante ordine di cessazione del servizio di assistenza agli anziani, avvio del subentro di un nuovo gestore e, in caso di inerzia, sgombero dell’immobile, nonché delibera di indirizzo della Giunta comunale
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La cooperativa sociale ha impugnato la nota del dirigente comunale dell’8 aprile 2025 e la deliberazione di indirizzo della Giunta comunale del 24 marzo 2025. La nota affermava l’insussistenza di legittimazione e di titolo della cooperativa a gestire la Casa di riposo C. Zuccaro di Taormina, prevedeva l’avvio della procedura di subentro di un nuovo soggetto gestore e preannunciava l’adozione di provvedimenti di sgombero in caso di inerzia. Dal testo emerge che l’atto si fondava su tre ragioni giuridiche, una delle quali era stata ritenuta effettivamente valida dalla ricorrente subordinatamente alla sua conferma nel giudizio d’appello relativo alla precedente sentenza del TAR n. 1366 del 2023. Il TAR aveva accolto la domanda cautelare con ordinanza n. 222 del 3 luglio 2025, ritenendo opportuno attendere la definizione dell’appello.
La decisione
Nelle more del giudizio, il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana ha definito l’appello con sentenza n. 628 del 2025, rigettandolo. La ricorrente ha quindi dichiarato, con memoria del 29 dicembre 2025, di non avere più interesse alla decisione, poiché la sentenza d’appello aveva consolidato la ragione giuridica posta a fondamento dello sgombero che essa stessa aveva riconosciuto come valida se confermata. Il TAR ha preso atto della dichiarazione e della sopravvenienza della decisione del CGA, dichiarando il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza d’interesse. Le spese sono state compensate in considerazione della sopravvenienza della decisione nelle more del giudizio.
Massime di principio
- La sopravvenuta carenza d’interesse deve essere dichiarata quando, nel corso del giudizio, interviene una decisione o un altro fatto che rende non più utile per il ricorrente una pronuncia sulla domanda di annullamento, anche quando tale carenza d’interesse sia espressamente dichiarata dalla parte ricorrente.
- La sopravvenienza, nelle more del giudizio, della decisione di un giudizio d’appello ritenuto pregiudiziale o comunque decisivo rispetto alla controversia può determinare l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza d’interesse, se la parte ricorrente riconosce che l’esito del giudizio ha consolidato la ragione giuridica rilevante ai fini dell’atto impugnato.
- La sopravvenuta carenza d’interesse può giustificare la compensazione delle spese quando deriva da una decisione intervenuta nel corso del giudizio e non è riconducibile alla soccombenza processuale di una sola parte.
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