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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19264/2022 del 16/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso deduceva due motivi. Primo: mancato riconoscimento dell'esimente ex art. 393-bis c.p., perché la prima condotta di resistenza sarebbe stata in reazione a un ingresso illegittimo dei Carabinieri nell'abitazione (accesso da finestra), privo dei presupposti di flagranza o di perquisizione in flagranza. Secondo: vizio di motivazione rispetto alla seconda condotta contestata, avvenuta in caserma dopo l'arresto, sostenendo che si trattò di offese e minacce non idonee a integrare il reato di resistenza poiché l'atto cui si opponeva era già compiuto.

La decisione

La Suprema Corte ha ritenuto i motivi non manifestamente inammissibili ma infondati sul piano del merito: l'ingresso nell'abitazione, pur con profili di incertezza rispetto alla 'quasi flagranza', non fu considerato totalmente avulso dai poteri legittimi dei militari e quindi non scriminò la resistenza; analogamente il secondo motivo non è stato accolto. Tuttavia la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per intervenuta prescrizione: i fatti risalgono al 27/07/2007, è stata riconosciuta recidiva reiterata infraquinquennale con raddoppio del termine di prescrizione e si è ritenuto che non siano intervenute sospensioni utili; il termine di prescrizione è maturato il 27/07/2019, con estinzione dei reati.

Norme richiamate

  • art. 393-bis cod. pen.

    La scriminante della legittima difesa soggettiva in caso di resistenza è applicabile solo se l'atto del pubblico ufficiale risulti arbitrario, del tutto ingiustificato o abusivo o sproporzionato. Anche errori procedurali degli agenti non determinano automaticamente la scriminante se l'azione non è del tutto avulsa dall'esercizio dei poteri.

  • art. 424 cod. pen.

    Norma richiamata quale titolo del reato per il quale si procedeva (reato che aveva portato all'intervento dei Carabinieri); la decisione valuta la sussistenza della flagranza rispetto a tale reato.

  • art. 23, comma 8, d.l. n. 137/2020 e art. 7 d.l. 23 luglio 2021, n. 105

    Richiamate per l'applicazione del rito cartolare; disciplina le modalità di trattazione del ricorso in forma scritta.

  • Giurisprudenza: Sez.5, n. 45245 del 25/10/2021 (Atzeni)

    Richiamata per delineare i limiti della scriminante: l'atto del pubblico ufficiale è arbitrario quando è del tutto ingiustificato/persecutorio, abusivo o sproporzionato o comunque incongruente rispetto ai doveri minimi di correttezza.

Massime di principio

  • Perché la resistenza sia scriminata ex art. 393-bis c.p. è necessario dimostrare che l'atto del pubblico ufficiale fosse del tutto ingiustificato, persecutorio o talmente sproporzionato da essere avulso dall'esercizio dei poteri; irregolarità procedurali non bastano di per sé.
  • La qualificazione della 'flagranza' è cruciale: l'accesso domiciliare ritenuto legittimo dipende dal concreto fondamento dell'urgenza o della continuità dell'azione investigativa; in assenza di percezione immediata delle tracce del reato, la flagranza è discutibile.
  • Le condotte poste in essere dopo che l'atto ufficiale è stato compiuto (es. offese dopo l'arresto) possono non integrare il reato di resistenza se non ostacolano alcun ulteriore atto ufficiale; va valutata la effettiva idoneità della condotta ad impedire o opporsi a un atto in corso.
  • In giudizio penale va sempre verificato il decorso dei termini di prescrizione, tenendo conto di eventuali aumenti per recidiva e delle sospensioni rilevanti: un vizio nel calcolo delle sospensioni può determinare l'estinzione del reato anche se la responsabilità è stata accertata.
  • Quando si impugna una condanna per resistenza, è utile documentare con precisione le modalità dell'intervento (come l'ingresso in casa) e dimostrare l'assenza di presupposti per arresto o perquisizione, poiché la valutazione della legittimità dell'atto è fattuale e decisiva ai fini della scriminante.

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