Cassazione Civile, Sentenza n. 370/2023 del 10/01/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Controversia sulla legittimità della cremazione dei resti mortali derivanti da esumazione/estumulazione e sull'obbligo del consenso dei familiari. AFC sosteneva che per i resti mortali l'autorizzazione alla cremazione può essere rilasciata de plano dal competente ufficio comunale ai sensi del D.P.R. n. 254/2003 e della L.R. Piemonte n. 20/2007, senza richiedere l'assenso dei familiari; inoltre contestava la diretta applicabilità e portata della L. n. 130/2001. I resistenti contestavano l'operato dell'amministrazione per mancata corretta informazione e per la cremazione senza consenso valido.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di AFC. Ha ritenuto applicabile, già in assenza di regolamento attuativo, la disposizione della legge n. 130/2001 (lettera g) che richiede il previo assenso dei parenti o, in caso di loro irreperibilità, l'attesa di trenta giorni dopo pubblicazione all'albo per autorizzare la cremazione di salme inumate o tumulate da lungo tempo. La Corte ha rilevato che la comunicazione agli aventi diritto nel caso di specie è stata effettuata a domicilio non corretto e poi sostituita con pubblici proclami non idonei; pertanto la condotta di AFC è stata illecita. La Corte ha affermato che il silenzio o il disinteresse dei familiari non equivalgono al loro consenso e che, in caso di disinteresse, si deve procedere a nuova inumazione. Sono stati riconosciuti i diritti secondari di sepolcro dei congiunti e la rilevanza costituzionale dell'interesse al culto dei defunti. Il ricorso è stato respinto e le spese sono compensate.
Norme richiamate
D.P.R. n. 285/1990, art. 79
Norma che disciplina la cremazione in occasione della prima sepoltura e le condizioni previste per l'autorizzazione
La Corte ha ritenuto che l'art. 79 riguarda la cremazione e stabilisce condizioni per l'autorizzazione nella prima sepoltura; tuttavia la disciplina della cremazione dei resti va interpretata anche alla luce della L. 130/2001
D.P.R. n. 254/2003, art. 3, commi 5 e 6
Prevede che l'autorizzazione alla cremazione dei resti mortali sia rilasciata dal competente ufficio comunale
Il D.P.R. è richiamato nella discussione ma la Corte ha ritenuto che non esonera dall'obbligo di acquisire il consenso dei familiari previsto dalla L. 130/2001 quando questa risulta applicabile
Legge n. 130/2001, art. 1, lett. g
L'ufficiale di stato civile, previo assenso dei soggetti indicati o, in caso di loro irreperibilità, dopo trenta giorni dalla pubblicazione di avviso, autorizza la cremazione delle salme inumate o tumulate da lungo tempo
La Corte ha ritenuto la norma sufficientemente dettagliata e dunque direttamente applicabile anche in assenza di regolamento attuativo; essa impone il previo assenso individuale dei parenti o, in alternativa, la procedura di affissione e tempi per irreperibilità
L.R. Piemonte n. 20/2007, art. 2, commi 2 e 11
Disposizioni regionali che richiamano i DPR in materia di cremazione e autorizzazioni
La ricorrente aveva invocato la norma regionale per sostenere l'autorizzazione de plano; la Corte però non ha ritenuto che la normativa regionale possa elidere l'obbligo di consenso previsto dalla legge statale applicabile
Legge n. 241/1990, art. 8, commi 1 e 3
Principi sulla comunicazione agli interessati nei procedimenti amministrativi
La questione delle forme della comunicazione agli aventi diritto è stata rilevante: la Corte ha ricordato che la comunicazione individuale corretta è necessaria e che modalità inidonee (domicilio errato, proclami pubblici) non soddisfano il requisito informativo
Codice Civile, art. 2059
Richiamato nella censura sulla risarcibilità del danno non patrimoniale; la Corte ha riconosciuto che la violazione dei diritti secondari di sepolcro può comportare risarcimento del danno non patrimoniale qualora ricorra lesione di interessi costituzionalmente protetti
Costituzione della Repubblica Italiana, artt. 2, 13, 19 e 97
La Corte ha fondato la tutela dei diritti secondari di sepolcro su valori costituzionali: dignità e sviluppo della persona (art.2), libertà personale (art.13), libertà di religione (art.19) e principio di buon andamento dell'amministrazione (art.97) come riferimenti interpretativi
Massime di principio
- Per procedere alla cremazione di resti mortali occorre, di regola, il previo assenso individuale dei parenti indicati dalla legge; l'autorità non può ritenere valido il silenzio o il disinteresse come equivalente del consenso.
- La disposizione della legge n. 130/2001 relativa all'autorizzazione alla cremazione è applicabile anche in assenza di un regolamento attuativo quando il precetto è sufficientemente dettagliato; essa prevede alternative: assenso individuale oppure procedura per irreperibilità con pubblicazione e tempi previsti.
- La comunicazione agli aventi diritto deve essere effettuata nelle forme idonee a garantire che siano effettivamente informati (notifica al domicilio corretto o altra comunicazione individuale); comunicazioni generiche o proclami pubblici non sostituiscono l'informazione individuale prescritta.
- Le norme regionali o regolamentari non possono elidere i diritti primari e secondari riconosciuti dalla legge statale e dalla Costituzione; eventuali conflitti richiedono interpretazione conforme al principio della tutela degli interessi costituzionalmente garantiti.
- Se l'amministrazione procede illegittimamente alla cremazione senza il consenso richiesto, i parenti possono ottenere rimedi civili (annullamento dell'atto ove possibile e risarcimento del danno non patrimoniale) in quanto lesi i diritti della personalità e il diritto al culto dei defunti.
- In caso di irreperibilità effettivamente accertata e dopo il rispetto delle formalità di pubblicazione e attesa, l'autorità può procedere; è essenziale documentare la regolare esecuzione di tali formalità per evitare responsabilità
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