Cassazione Penale, Sentenza n. 23093/2025 del 18/06/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione limitata alla conferma della confisca della somma di €99.970,00. La ricorrente contestava la motivazione della Corte d'appello per contraddittorietà e manifesta illogicità nella valutazione della confisca ex art. 240-bis c.p.: la Corte avrebbe limitato l'indagine patrimoniale al periodo 2017-2020 (incoerente con il perito che aveva esaminato 2014-2020), avendo disatteso documentazione e testimonianze che dimostravano la provenienza lecita di parte delle somme (incassi da locazioni intestate a fratelli ma gestite dall'imputata e redditi da lavoro in nero come colf/babysitter), nonché avendo classificato come "in nero" redditi che risultano dichiarati. Inoltre si lamentava la mancanza di motivazione e l'illogicità nella ricostruzione tabellare di redditi, prelievi e spese annuali, senza indicazione chiara delle fonti e della scelta fra perizia e consulenza di parte; secondo la difesa almeno €10.677,82 risultavano proporzionati al reddito familiare e non confiscabili.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alla confisca del denaro, disponendo il rinvio ad altra Sezione della Corte di appello di Bari per nuovo giudizio sul punto. La Suprema Corte ha ritenuto errata o insufficiente la motivazione della Corte d'appello: quest'ultima ha confuso elementi tipici della confisca diretta del profitto con quelli della confisca allargata ex art. 240-bis (che richiede accertamento della sproporzione e un nesso temporale ragionevole), ha trascurato le conclusioni del perito e non ha adeguatamente motivato le tabelle patrimoniali e la valutazione delle fonti lecite di provenienza delle somme. La Cassazione ha inoltre richiamato principi giurisprudenziali secondo cui la presunzione relativa di illiceità non inverte l'onere della prova ma impone al destinatario della confisca un onere di allegazione e circostanziata prova, e ha ribadito la necessità del collegamento cronologico fra acquisizione del bene e periodo di commissione dei reati.
Norme richiamate
art. 240-bis cod. pen.
La confisca 'allargata' per sproporzione richiede la valutazione della sproporzione tra patrimonio e reddito/attività e il rispetto del nesso temporale; la Corte ha richiamato che produce una presunzione relativa di provenienza illecita che impone al soggetto un onere di allegazione e prova, non una inversione dell'onere della prova.
art. 599-bis cod. proc. pen.
Norma che disciplina il concordato in appello; la Cassazione ha affermato che quando l'accordo non comprende misure di sicurezza o confische, tali provvedimenti restano impugnabili per vizio di motivazione.
art. 448, comma 2 e comma 2-bis cod. proc. pen.
Riferimento alla non impugnabilità di alcune statuizioni nel giudizio di applicazione della pena; la Cassazione precisa che misure non oggetto di accordo restano impugnabili per vizio di motivazione.
art. 606, comma 1 cod. proc. pen.
Norma sul motivo di impugnazione per vizio di motivazione in cassazione; la Corte ha ammesso il ricorso avverso la motivazione della disposizione di confisca non oggetto dell'accordo.
art. 125 cod. proc. pen.
Richiama i principi di motivazione degli atti del processo; la ricorrente aveva denunciato mancanza/illogicità della motivazione delle tabelle patrimoniali, lamentando violazione di questa norma.
Sez. U, n. 21368 del 26/09/2019 (Savin)
Sez. U, n. 21368 del 26/09/2019
Principio che consente il ricorso per cassazione per vizio di motivazione contro statuizioni su misure di sicurezza non concordate dalle parti; richiamato per analogia rispetto al concordato in appello.
Sez. U, n. 8052 del 26/10/2023 (Rizzi)
Sez. U, n. 8052 del 26/10/2023
Ha ribadito che la presunzione relativa di illiceità non comporta inversione dell'onere della prova ma impone un onere di allegazione al destinatario della confisca; la Cassazione ha fatto diretto richiamo a tale principio.
Sez. U, n. 920 del 17/12/2003 (Montella)
Sez. U, n. 920 del 17/12/2003
Giurisprudenza che definisce la confisca per sproporzione e la presunzione relativa di provenienza illecita, citata per fondare i criteri applicativi dell'art. 240-bis.
Sez. U, n. 27421 del 25/02/2021 (Crostella)
Sez. U, n. 27421 del 25/02/2021
Richiama il criterio del 'ragionevole nesso temporale' fra attività delittuosa e ingresso del bene nel patrimonio del soggetto, principio ribadito dalla Corte nella decisione impugnata.
Corte Cost., sent. n. 24 del 2019 e n. 33 del 2018
Corte Cost., sent. n. 24/2019; n. 33/2018
Decisioni costituzionali utilizzate per delimitare l'ambito della presunzione di illiceità e per sottolineare le garanzie procedurali e il nesso cronologico richiesto per l'applicazione della confisca allargata.
Massime di principio
- La confisca ex art. 240-bis richiede sempre una motivazione chiara sulla sproporzione tra patrimonio e reddito/attività e un collegamento cronologico 'ragionevole' tra acquisizione dei beni e periodo di commissione dei reati.
- La presunzione di provenienza illecita è relativa: non inverte l'onere della prova ma impone all'interessato un onere di allegazione e circostanziazione delle fonti lecite che giustificano il patrimonio.
- In caso di patrimonio in parte riconducibile a redditi leciti, il giudice deve motivare puntualmente le ragioni per cui ritiene sproporzionata l'intera somma e, se del caso, limitare la confisca solo alla parte non giustificata.
- Le ricostruzioni patrimoniali e le tabelle (redditi, versamenti, prelievi, spese) devono essere trasparenti, leggibili e collegabili a fonti probatorie indicate in sentenza: l'assenza di questa chiarezza è vizio di motivazione rilevante in cassazione.
- Quando sono censurate perizie o consulenze divergenti, il giudice deve esplicitare le ragioni della preferenza e confrontarsi con gli elementi critici delle relazioni tecniche.
- Se l'accordo di patteggiamento o concordato in appello non ha incluso espressamente la confisca, tale misura resta impugnabile per vizio di motivazione.
- A fini difensivi, è strategico documentare con prove e testimoni le fonti lecite anche di redditi in contanti o 'in nero' (es. comprovanti incassi di locazioni, pagamenti in contanti), e richiedere perizia che copra un arco temporale adeguato a stabilire il nesso temporale richiesto dalla legge.
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