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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19090/2023 del 05/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva rigettato la sua istanza di rinvio o differimento della pena ex artt. 147 e 148 cod. pen., o in subordine il differimento nella forma della detenzione domiciliare ex art. 47-ter Ord. pen. Il motivo di ricorso alla Corte di Cassazione lamentava la mancata motivazione del provvedimento impugnato, sostenendo che l'apparato argomentativo del Tribunale si riferiva ad altro procedimento e non alla sua domanda; inoltre Ranucci aveva successivamente presentato una istanza specifica per la detenzione domiciliare ex art. 47-ter e censurava il rigetto senza motivazione adeguata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché dal certificato del DAP risulta che il ricorrente, in data 21/11/2022 e quindi in pendenza del giudizio di legittimità, è stato ammesso al regime di detenzione domiciliare come da istanza. La dichiarazione di inammissibilità per perdita dell'interesse non ha comportato condanna alle spese né irrogazione di sanzione pecuniaria a carico del ricorrente (richiamata la giurisprudenza Sez. 1, 19/09/2017, n. 11302, Rezmuves, Rv. 272308). Il Pubblico Ministero aveva chiesto l'accoglimento del ricorso e l'annullamento con rinvio del provvedimento impugnato, ma la Corte non è entrata nel merito a causa della sopravvenuta carenza di interesse.

Norme richiamate

  • art. 147 cod. pen.

    Norma evocata come base per la richiesta di rinvio o differimento della pena; nella sentenza è richiamata come titolo della domanda iniziale, senza interpretazioni sostanziali ulteriori.

  • art. 148 cod. pen.

    Anch'essa richiamata come fondamento della istanza principale di rinvio/differimento della pena; la Corte non si pronuncia sul merito della sua applicazione perché il procedimento è divenuto privo di interesse.

  • art. 47-ter Ord. pen.

    Norma relativa alla detenzione domiciliare richiamata come rimedio alternativo richiesto dal ricorrente; la documentazione ha poi attestato che il ricorrente è stato ammesso al regime di detenzione domiciliare, determinando la sopravvenuta carenza di interesse del ricorso.

  • Giurisprudenza: Sez. 1, 19/09/2017, n. 11302 (Rezmuves), Rv. 272308

    Richiamata per il principio secondo cui la dichiarazione di inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse non comporta condanna alle spese né applicazione di sanzione pecuniaria, in quanto non configura soccombenza della parte.

Massime di principio

  • Se, durante il giudizio di impugnazione, viene raggiunto l'effetto pratico richiesto (es. ammissione alla detenzione domiciliare), il ricorso può essere dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse: il giudice non decide sul merito.
  • La sopravvenuta perdita di interesse non equivale a soccombenza; pertanto non si applicano automaticamente spese processuali o sanzioni pecuniarie alla parte che ha proposto il ricorso.
  • Quando si censura la mancanza di motivazione, è necessario dimostrare il nesso tra la motivazione contestata e la decisione impugnata: riscontri che il Tribunale abbia effettivamente argomentato su atti o procedimento diverso sono elemento utile, ma il giudizio di legittimità può comunque risultare privo di interesse se il risultato pratico è già intervenuto.
  • Per evitare l'inammissibilità per sopravvenuta carenza di interesse, chi impugna dovrebbe segnalare tempestivamente al giudice del merito eventuali sviluppi favorevoli sopravvenuti o richiedere provvedimenti cautelari che preservino l'utilità del giudizio di legittimità.
  • Il ricorso per Cassazione volta ad ottenere l'annullamento di un provvedimento non perde sempre efficacia automatica: la verifica dell'interesse ha carattere oggettivo e si fonda sulla situazione processuale e materiale alla data della decisione di legittimità.

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