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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46287/2022 del 07/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente era stato condannato per il reato di ricettazione per avere ricevuto un'autovettura provento di truffa e provveduto a intestala fittiziamente alla propria convivente. Ha proposto ricorso in cassazione sostenendo di aver agito in buona fede: avrebbe acquistato l'auto da Catalano Riccardo che a sua volta l'aveva regolarmente acquistata da una concessionaria, ignorando che la vendita a Catalano fosse frutto di una truffa; inoltre avrebbe pagato regolarmente il venditore e quindi, a suo avviso, la fattispecie sarebbe da qualificare come incauto acquisto e non come ricettazione.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per essere manifestamente infondato e generico. Ha confermato la valutazione della Corte di appello secondo cui sussisteva il dolo della ricettazione: il ricorrente era legato da rapporti di frequentazione con l'autore della truffa (Bassolamento), era presente al ritiro dell'auto e all'immediato passaggio di proprietà, il trasferimento fu anomalo e non risultò la corresponsione del prezzo come sostenuto dalla difesa. Per tali ragioni la ricostruzione giudiziale non è viziata e la qualificazione come ricettazione è stata ritenuta corretta, escludendo la più favorevole qualificazione di incauto acquisto. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro tremila alla Cassa delle Ammende. Sentenza a motivazione semplificata.

Norme richiamate

  • reato di ricettazione (art. 648 c.p.)

    La Corte ha ritenuto applicabile la fattispecie della ricettazione, desumendo il dolo della ricezione da elementi indiziari: rapporti di frequentazione con l'autore della truffa, presenza al ritiro del bene, immediato e anomalo trasferimento della proprietà e mancata corresponsione del prezzo. Tali elementi escludono la buona fede del ricevente.

  • incauto acquisto (art. 712 c.p.)

    La Corte ha escluso la qualificazione come incauto acquisto poiché la buona fede dell'acquirente non è stata provata: il mero pagamento al venditore e la successiva transazione tra venditore e concessionaria non sono sufficienti a contrastare gli indizi che fanno ritenere la conoscenza o l'accettazione del carattere illecito del bene.

Massime di principio

  • La buona fede dell'acquirente di un bene sospetto deve essere dimostrata in modo concreto: rapporti stretti con gli autori del reato, presenza al compimento degli atti anomali o trasferimenti immediati del bene sono indizi contrari alla buona fede.
  • La distinzione tra ricettazione e incauto acquisto dipende dalla prova del dolo o dalla sua esclusione: se emergono elementi che rendono verosimile la consapevolezza dell'origine delittuosa del bene, si applica la ricettazione; in assenza di tali elementi può prospettarsi l'incauto acquisto.
  • Documenti o pagamenti formali non bastano automaticamente a dimostrare la buona fede se sussistono circostanze fattuali anomale e collegamenti con i truffatori.
  • In sede di cassazione censure generiche o che non affrontano nel dettaglio la motivazione di merito sono spesso dichiarate inammissibili: il ricorso deve confrontarsi puntualmente con le ragioni della decisione impugnata.
  • La presenza di elementi indiziari concatenati (frequentazione, presenza ai fatti, modalità del trasferimento, assenza di corrispettivo) può giustificare la conclusione per la responsabilità per ricettazione anche in assenza di partecipazione al reato presupposto.

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