Sentenza n. 1675/2026 - Catania, Sezione 4
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di nulla osta paesaggistico relativo a un’istanza di sanatoria per un fabbricato costituito da un piano seminterrato destinato a magazzino
Esito
Favorevole al resistente (amministrazione regionale)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il diniego di nulla osta paesaggistico dell’11 settembre 2023, ritenendo che riguardasse una pratica di condono relativa a un muro di contenimento realizzato nel 1997 per proteggere l’immobile dalle mareggiate. Ha dedotto il difetto di istruttoria e di motivazione, sostenendo che il muro fosse sostanzialmente inglobato nella scogliera artificiale realizzata dalla Regione per contrastare l’erosione del litorale e che fosse comunque sanabile perché non comportava aumenti di volume o superficie. L’Amministrazione ha eccepito che il provvedimento riguardava invece una diversa istanza di sanatoria, concernente un fabbricato con piano seminterrato destinato a magazzino. A seguito di ordinanza istruttoria, la documentazione depositata ha confermato che la relazione tecnica, la documentazione fotografica e la dichiarazione sostitutiva richiamate nel procedimento si riferivano al piano seminterrato, mentre la pratica relativa al muro era stata già definita da un diverso provvedimento del 4 marzo 1999.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso inammissibile per violazione dell’art. 40, comma 1, lett. d), c.p.a., rilevando che il ricorrente non aveva prospettato vizi di legittimità riferibili al provvedimento effettivamente impugnato. La documentazione acquisita in esecuzione dell’ordinanza istruttoria ha dimostrato che il diniego dell’11 settembre 2023 riguardava il piano seminterrato destinato a magazzino, con superficie lorda di 70 mq e superficie netta di 59 mq, e non il muro di contenimento realizzato nel 1997. Le censure formulate, relative all’assenza di impatto paesaggistico e alla sanabilità del muro, erano quindi estranee all’oggetto dell’atto impugnato. Il Collegio ha inoltre rilevato che la pratica relativa al muro era stata già esaminata con un precedente provvedimento del 4 marzo 1999, rispetto al quale era stato instaurato un distinto giudizio definito per sopravvenuta carenza di interesse. Le spese sono state compensate in considerazione delle peculiarità della controversia.
Norme richiamate
art. 40, comma 1, lett. d), c.p.a.
Il ricorso deve individuare specificamente i vizi di legittimità riferibili al provvedimento impugnato; la deduzione di censure riguardanti un atto o una pratica diversa determina l’inammissibilità del ricorso.
art. 32 l. 326/2003
Richiamato quale base normativa dell’istanza di concessione edilizia in sanatoria cui si riferiva il procedimento amministrativo.
art. 23 l.r. Sicilia n. 37/1985
Richiamato quale ulteriore base normativa dell’istanza di sanatoria edilizia.
art. 1 l. 47/1985
Richiamato dal ricorrente con riferimento alla distinta istanza di condono relativa al muro di contenimento.
Massime di principio
- Ai sensi dell’art. 40, comma 1, lett. d), c.p.a., il ricorso è inammissibile quando i motivi dedotti non individuano vizi di legittimità del provvedimento effettivamente impugnato, ma riguardano un diverso atto o una diversa pratica amministrativa.
- L’identificazione dell’oggetto del provvedimento impugnato deve essere compiuta sulla base dell’intero fascicolo amministrativo, inclusi gli elaborati tecnici, la documentazione fotografica, le dichiarazioni e i riferimenti protocollari richiamati dall’Amministrazione.
- La contestazione di un diniego paesaggistico relativo a un manufatto non consente di esaminare censure riferite a un diverso manufatto, anche se entrambi sono situati nel medesimo immobile o sono ricompresi in pratiche di sanatoria riferibili allo stesso interessato.
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