Cassazione Penale, Sentenza n. 11802/2026 del 30/03/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente ha chiesto la revoca o la sospensione dell'ordine di demolizione disposto con sentenza del G.i.p. della Pretura di Salerno del 12/11/1998 (irrevocabile il 04/12/1998). I principali motivi di impugnazione erano: inesistenza del titolo esecutivo per un presunto errore materiale nella sentenza della Corte d'Appello del 23/07/2007; pendenza e presunta conclusione in silenzio-assenso della pratica di condono/sanatoria (con versamento delle somme dovute); erronea valutazione della non condonabilità delle opere (richiamando norme urbanistiche e paesaggistiche); pendenza di una conferenza dei servizi per concessione demaniale e relativa applicabilità di procedure diverse; indeterminatezza delle opere da demolire; impossibilità tecnica di demolire per motivi strutturali e mancanza di un piano di demolizione ex art. 150 d.lgs. n. 81/2008.
La decisione
La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile e respinto le censure. Ha confermato che l'ordine di demolizione è rimasto efficace in virtù della sentenza irrevocabile del G.i.p. del 12/11/1998 e che l'eventuale omissione nel dispositivo di una sentenza successiva (2007) non elimina una statuizione accessoria già irrevocabile. Ha ritenuto infondati o inammissibili i motivi basati su questioni fattuali riproposte senza critica rispetto alla motivazione della Corte di appello. La Corte ha condiviso la valutazione di merito secondo cui le opere non erano sanabili per ragioni tra cui la loro ubicazione su area demaniale marittima, vincoli archeologici, decorso dei termini per il condono, acquisizione parziale al patrimonio demaniale e assenza di concessione tacita in sanatoria; inoltre ha ritenuto irrilevante l'argomento che la demolizione possa arrecare danno a parti lecite dell'immobile quando tale situazione deriva dalla realizzazione abusiva stessa. Per l'inammissibilità del ricorso la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e a una sanzione pecuniaria ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 444 cod. proc. pen.
Si tratta del procedimento di applicazione della pena (patteggiamento) con cui era stata resa la sentenza che conteneva l'ordine di demolizione: la statuizione accessoria impartita in una sentenza irrevocabile resta efficace ed esecutiva.
art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.
Motivo di impugnazione per vizio di motivazione; la Corte ha ritenuto le censure reiterative o concernenti fatti già valutati dalla Corte d'appello e quindi inammissibili o manifestamente infondate.
art. 31 d.P.R. n. 380/2001
Norma che disciplina l'istanza di revoca o sospensione dell'ordine di demolizione in relazione alla presentazione di istanze di condono/sanatoria: il giudice dell'esecuzione deve valutare il prevedibile esito dell'istanza e i tempi di definizione, potendo sospendere l'esecuzione solo se la procedura si esaurisce rapidamente o ha concreto e probabile esito favorevole.
art. 150 d.lgs. n. 81/2008
Norma sul piano operativo di demolizione e sicurezza; la sua richiamata violazione non è stata ritenuta idonea a impedire l'esecuzione quando l'impossibilità tecnica discende dalla condotta del condannato.
art. 81 cod. pen.
Riferimento all'unificazione/continuazione dei reati: la Corte ha chiarito che la riconoscenza della continuazione non travolge le statuizioni accessorie già definitivamente pronunciate e non ne cancella l'efficacia.
Normativa sul condono (L. n. 47/1985, artt. 32-35)
La Corte ha ritenuto che, per le opere realizzate su area demaniale o soggette a vincoli (es. vincolo archeologico), sussistono cause ostative alla sanabilità e che il semplice decorso dei termini o pareri generici non comportano automaticamente la sanatoria; in particolare il silenzio-assenso non vale in presenza di specifiche cause ostative per i beni demaniali.
d.lgs. n. 42/2004, art. 136
Richiamata in relazione alla tutela dei beni culturali/paesaggistici: vincoli di tutela possono rendere le opere non sanabili.
Legge n. 110/1957
Citata come fonte del vincolo di tutela archeologica (antica città di Paestum) che ostava alla sanabilità delle opere.
art. 616 cod. proc. pen.
Norma che disciplina la condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria per ricorsi dichiarati inammissibili quando non sussiste assenza di colpa; applicata alla ricorrente.
Massime di principio
- Un ordine di demolizione disposto in una sentenza divenuta irrevocabile conserva efficacia ed esecutività anche se, in sentenze successive, il reato viene posto in continuazione con altri reati: la continuazione non cancella le statuizioni accessorie già definitive.
- Il giudice dell'esecuzione, quando valuta istanze di sospensione o revoca dell'ordine di demolizione per il deposito di istanze di condono/sanatoria, deve valutare non solo la pendenza del procedimento amministrativo ma il prevedibile esito e i tempi di definizione: la sospensione è giustificabile solo in presenza di un rapido e probabile esito favorevole.
- Le opere realizzate su aree demaniali o sottoposte a specifici vincoli (paesaggistici o archeologici) sono spesso non sanabili; la mera produzione di pareri generici o il richiamo al silenzio-assenso non è sufficiente a fondare la revoca/sospensione dell'ordine di demolizione.
- L'impossibilità tecnica di demolire senza ledere parti lecite dell'immobile non è una causa ostativa rilevante quando tale situazione dipende dalla condotta del condannato (ossia dall'aver realizzato l'opera abusiva in aderenza o sopraelevazione).
- Le censure di natura fattuale o la mera riproposizione di argomentazioni già valutate in precedenti gradi sono, di regola, inammissibili in sede di cassazione se la motivazione di merito risulta logica e immune da errori di diritto.
- Chi propone ricorso che si rivela inammissibile o manifestamente infondato rischia la condanna alle spese e a sanzioni pecuniarie ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; è quindi cruciale valutare la fondatezza e la novità delle censure prima di impugnare.
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