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Sentenza

Sentenza n. 1768/2026 - Roma, Sezione 5B

per l'annullamento del d.m. 9 settembre 2022 di rigetto della richiesta di cittadinanza per residenza sul territorio nazionale (K10/-OMISSIS-)

Giustizia amministrativa202301151

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V bisSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego della cittadinanza italiana per residenza fondato su una notizia di reato per truffa

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il decreto ministeriale di rigetto della domanda di cittadinanza italiana per residenza, deducendo difetto di istruttoria e difetto o erroneità della motivazione. In particolare, ha contestato che l'Amministrazione avesse valorizzato una notizia di reato del 28 gennaio 2021, relativa alla presunta violazione dell'art. 640 c.p., senza verificare i successivi esiti processuali o procedimentali, senza accertarne adeguatamente la riferibilità all'interessato e nonostante il certificato dei carichi pendenti risultasse nullo. Ha inoltre rappresentato il proprio stabile inserimento sociale, lavorativo ed economico in Italia e l'assenza di pericolosità sociale.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso, ritenendo adeguatamente istruito e motivato il diniego. La notizia di reato per truffa, pur in assenza di una sentenza di condanna o dell'instaurazione di un procedimento penale, può essere valutata nell'ambito dell'ampia discrezionalità spettante all'Amministrazione nelle procedure di concessione della cittadinanza, anche sotto il profilo indiziario e prognostico. Il reato contestato è stato ritenuto particolarmente significativo, poiché punito con una pena edittale massima superiore al limite previsto dall'art. 6, comma 1, lett. a), della legge n. 91/1992. Ha inoltre assunto rilievo la collocazione temporale della notizia di reato durante il procedimento concessorio e prossima al decreto di diniego, nell'ambito del periodo di osservazione relativo alla condotta del richiedente. Secondo il Collegio, la valutazione amministrativa non riguardava necessariamente la pericolosità sociale ai fini della revoca del permesso di soggiorno, ma l'idoneità del richiedente a un stabile inserimento nella comunità nazionale e l'assenza di dubbi sulla sua affidabilità e adesione ai valori costituzionali. La stabile occupazione, l'integrazione sociale e l'assenza di pericolosità costituiscono condizioni ordinarie e prerequisiti del soggiorno, non elementi sufficienti a ottenere la cittadinanza. Le spese sono state poste a carico del ricorrente e liquidate in euro 1.500,00 oltre accessori, nonostante nella motivazione fosse richiamata la specificità della fattispecie quale ragione di compensazione.

Norme richiamate

  • art. 9, comma 1, lett. f), l. 91/1992

    La cittadinanza per residenza richiede, oltre alla durata della residenza legale, una valutazione qualitativa del periodo di osservazione e della condotta complessiva dell'aspirante, anche successiva alla presentazione della domanda.

  • art. 6, comma 1, lett. a), l. 91/1992

    La pena edittale massima del reato di truffa, superiore al limite previsto dalla disposizione, è stata ritenuta indicativa della particolare significatività della condotta ai fini della valutazione della domanda di cittadinanza.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    L'Amministrazione ha previamente comunicato i motivi ostativi all'accoglimento della domanda.

  • art. 640 c.p.

    La notizia di reato per truffa è stata legittimamente valorizzata, secondo il giudice, quale elemento indiziario e prognostico anche senza una condanna penale definitiva o l'instaurazione di un procedimento.

  • art. 4, comma 3, d.lgs. 286/1998

    La regolarità del soggiorno e il rispetto delle condizioni di ingresso costituiscono presupposti ordinari per soggiornare in Italia, non sufficienti per ottenere la cittadinanza.

  • art. 5, comma 5, d.lgs. 286/1998

    L'integrazione e le condizioni richieste per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno rappresentano condizioni minime, non equivalenti alla prova dell'idoneità all'acquisto della cittadinanza.

Massime di principio

  • Nella concessione della cittadinanza italiana per residenza, l'Amministrazione esercita un'ampia discrezionalità valutativa e deve considerare la condotta complessiva del richiedente in chiave prognostica, verificando non solo la durata della residenza ma anche la qualità del periodo di osservazione e l'adesione ai valori fondamentali dell'ordinamento.
  • Una notizia di reato può essere valorizzata nel procedimento di concessione della cittadinanza quale elemento indiziario e sintomatico dell'affidabilità del richiedente anche in assenza di una sentenza di condanna o dell'instaurazione di un procedimento penale, purché sia adeguatamente riferita e motivatamente valutata dall'Amministrazione.
  • La prossimità temporale della condotta penalmente rilevante alla presentazione della domanda o all'adozione del provvedimento di diniego accresce il suo valore sintomatico nella valutazione dell'idoneità del richiedente alla cittadinanza.
  • La stabile occupazione, l'integrazione sociale ed economica e l'assenza di pericolosità sociale costituiscono condizioni ordinarie del soggiorno regolare e prerequisiti della domanda di cittadinanza, ma non sono, da sole, sufficienti a dimostrare l'adeguato inserimento nella comunità nazionale richiesto per la concessione dello status civitatis.

Come è indicizzato

MaterieCittadinanza
RamiImmigrazione e cittadinanza
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di istruttoriaDifetto di motivazionePonderazione degli interessi e interesse pubblico

Testo integrale

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