Cassazione Penale, Sentenza n. 41151/2025 del 22/12/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 02/07/2025 del Tribunale della Libertà di Napoli che aveva confermato l'ordinanza del G.I.P. di Benevento del 16/06/2025 disponendo la custodia in carcere per plurime ipotesi di reato (ricettazione, rapina, sequestro di persona, furto aggravato). Il ricorrente censura la sussistenza della gravità indiziaria rispetto ai capi 2, 3, 8 e 9, sostenendo che gli elementi posti alla base (conversazioni telefoniche, rilievi antropometrici dalle immagini di videosorveglianza) non sarebbero gravi, precisi e concordanti e che quindi non ricorrerebbero i presupposti per la misura custodiale.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto le censure difensive generiche e consistenti in valutazioni di merito non sindacabili in sede di legittimità, oltre che prive di un confronto puntuale con la motivazione impugnata. Il Tribunale del riesame era giunto a confermare la custodia in carcere sulla base di un quadro indiziario ritenuto solido e coerente: convergenza di immagini di videosorveglianza (compatibilità di corporatura e abbigliamento), consulenze antropometriche, rinvenimenti oggettivi (denaro macchiato dai sistemi antirapina, coltelli sporchi d'inchiostro, abiti), tracciamenti dei veicoli e numerose intercettazioni dalle quali emergerebbe il ruolo centrale di Filace nell'organizzazione e gestione delle rapine. Perciò è stata confermata la sussistenza delle esigenze cautelari e l'inidoneità di misure alternative. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare 3.000 euro alla Cassa delle ammende, ai sensi dell'art. 616 c.p.p. È stata altresì disposta la trasmissione di una copia del provvedimento al Direttore dell'istituto penitenziario ai sensi dell'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p., essendo esclusa la rimessione in libertà.
Norme richiamate
art. 610 c.p.p.
Richiamato per segnalare che non è pervenuta richiesta di trattazione orale nei termini; ha consentito la decisione in camera di consiglio senza presenza delle parti
art. 611 c.p.p.
Richiamato insieme all'art. 610 per le regole sulla trattazione e sui termini per la richiesta di udienza; l'assenza di richiesta ha determinato la decisione in camera di consiglio
art. 616 c.p.p.
Applicato per condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali e, ravvisandosi profili di colpa nella determinazione dell'inammissibilità, al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende
art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.
Richiesto per disporre l'invio, da parte della cancelleria, di copia del provvedimento al Direttore dell'istituto penitenziario poiché la pronuncia non comporta la rimessione in libertà
Massime di principio
- In sede di cassazione avverso provvedimenti cautelari, le censure devono denunciare vizi di diritto specifici (violazione di norme o manifesta illogicità della motivazione); mere divergenze di valutazione dei fatti o ricostruzioni alternative non sono ammissibili
- La gravità indiziaria può essere fondata sulla convergenza di elementi diversi (videosorveglianza, consulenze antropometriche, rinvenimenti materiali, tracciamenti di veicoli, intercettazioni): la loro somma può giustificare la custodia in carcere se emerge coerenza e ripetizione
- Se il difensore non richiede la trattazione orale nei termini previsti, il giudice può decidere in camera di consiglio senza la presenza delle parti
- Le misure cautelari possono essere confermate quando sussistono esigenze di prevenzione della reiterazione del reato, serialità e organizzazione del gruppo, e quando misure alternative risultano inidonee a contenerle
- L'impugnazione manifestamente infondata o inammissibile può comportare condanne per spese e ammende a carico del ricorrente ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; è importante motivare e circostanziare le censure per evitare sanzioni
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