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Cassazione Civile, Ordinanza n. 18445/2023 del 28/06/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia riguarda la domanda di usucapione ultraventennale proposta su porzioni di un immobile sito in Cisternino: un locale con chiosco-bar di circa 30 mq e un'area scoperta di circa 70 mq. In primo grado il Tribunale aveva riconosciuto l'usucapione in favore della persona fisica per l'area scoperta e in favore del Comune per la porzione su cui insisteva il chiosco-bar. In appello, l'ente proprietario contestava sia la regolare instaurazione del contraddittorio sia, soprattutto, la possibilità che un bene occupato dalla pubblica amministrazione in assenza di legittima procedura espropriativa potesse essere acquisito per usucapione. Deduceva inoltre violazione dell'art. 1 del Protocollo addizionale CEDU e dell'art. 97 Cost. La controparte, con ricorso incidentale, censurava la motivazione della Corte d'appello nella parte in cui aveva valorizzato la concessione e i rapporti con il Comune, sostenendo che la Corte avesse trascurato fatti decisivi e prove idonee a dimostrare il possesso utile a usucapire l'area scoperta.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato sia il ricorso principale sia quello incidentale. Ha confermato il principio secondo cui l'occupazione usurpativa da parte della pubblica amministrazione è compatibile con l'usucapione, perché l'assenza di un valido procedimento ablativo lascia intatta la facoltà del proprietario di agire in rivendica o risarcimento, salvo il limite dell'intervenuta usucapione. Ha inoltre ritenuto inammissibile la censura del ricorso principale che mirava a una nuova valutazione del materiale probatorio sul possesso utile ad usucapire, trattandosi di accertamento di merito non sindacabile se congruamente motivato. Quanto al ricorso incidentale, lo ha considerato superato e comunque infondato, perché la Corte d'appello aveva effettivamente valutato le risultanze istruttorie escludendo un possesso utile in capo alla ricorrente incidentale e riconoscendo invece quello del Comune. Le ricorrenti sono state condannate in solido alle spese e al pagamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 1158 c.c.

    Disciplina l'usucapione ventennale; la Corte ribadisce che occorre un possesso continuato, pacifico e con i requisiti di legge, accertamento demandato al giudice di merito se sorretto da motivazione congrua.

  • art. 2697 c.c.

    Richiamato per contestare il difetto di prova del possesso utile; la Corte non ravvisa violazioni, poiché la valutazione delle prove spetta al giudice di merito.

  • art. 1 del Protocollo addizionale della CEDU

    Invocato dalla ricorrente per escludere l'acquisto per usucapione a favore della pubblica amministrazione, ma ritenuto non ostativo in presenza di occupazione usurpativa e usucapione maturata.

  • art. 97 Cost.

    Richiamato per sostenere l'incompatibilità con l'usucapione; la Corte lo reputa non pertinente, poiché la fattispecie è ricondotta alla disciplina di diritto comune.

  • art. 292 c.p.c.

    Richiamato per evidenziare la successiva notificazione dell'atto di citazione al soggetto evocato e la regolare costituzione della parte.

  • art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.

    La censura sul vizio motivazionale è ammissibile solo nei limiti del "minimo costituzionale"; non sono più deducibili insufficienza o contraddittorietà della motivazione.

  • art. 111, comma 6, Cost.

    Usato come parametro del controllo sulla motivazione, limitato ai casi di mancanza assoluta, apparenza, irriducibile contrasto o incomprensibilità.

  • d.l. n. 83 del 2012, art. 54, conv. in l. n. 134 del 2012

    Ha riformulato l'art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c., restringendo il sindacato di legittimità sul vizio di motivazione.

  • art. 42-bis d.P.R. n. 327 del 2001

    La Corte afferma che l'acquisto sanante postumo è logicamente incompatibile con l'acquisto a titolo originario già perfezionato per usucapione.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    Fondamento dell'obbligo di versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto del ricorso.

  • art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002

    Richiamato per il calcolo dell'ulteriore importo dovuto a titolo di contributo unificato.

Massime di principio

  • L'occupazione usurpativa di un bene da parte della pubblica amministrazione non esclude, di per sé, la possibilità di usucapione in favore dell'ente occupante, poiché l'assenza di un valido procedimento ablativo lascia operanti le regole di diritto comune sul possesso e sull'acquisto a titolo originario.
  • La facoltà della pubblica amministrazione di ricorrere all'acquisizione sanante ex art. 42-bis d.P.R. n. 327 del 2001 è incompatibile con l'avvenuto acquisto per usucapione, che opera retroattivamente e rende logicamente superfluo un successivo acquisto postumo.
  • In tema di usucapione, l'accertamento della sussistenza del possesso utile e della sua durata è apprezzamento di merito sindacabile in cassazione solo nei limiti del vizio motivazionale costituzionalmente rilevante, non per una diversa lettura delle prove.
  • Dopo la riforma dell'art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c., non sono più deducibili in cassazione la mera insufficienza o contraddittorietà della motivazione; il controllo si limita ai casi di motivazione mancante, apparente, perplessa o incomprensibile.
  • Il proprietario di un bene occupato illegittimamente dalla pubblica amministrazione conserva, fino all'eventuale maturazione dell'usucapione, la possibilità di agire in rivendica o per il risarcimento del danno.

Come è indicizzato

MateriePossessoImpugnazioni
RamiDiritti realiProcesso civile
IstitutiOnere della provaNesso di causalitàGiudicato

Testo integrale

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