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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24023/2023 del 05/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza della Corte d'appello di Torino che aveva rigettato l'istanza di riparazione per ingiusta detenzione relativa alla privazione della libertà subita dal 20 settembre al 12 ottobre 2018 per il reato di tentata estorsione aggravata. Il ricorrente deduce violazione dell'art. 314, comma 1, cod. proc. pen., sostenendo che la Corte territoriale ha indebitamente valorizzato dichiarazioni di commercianti circa un "clima di tensione" e la divisione in fazioni nell'area del mercato, anziché elementi individualizzanti a suo carico; sottolinea inoltre che il procedimento era originato da un esposto firmato anche dallo stesso Hani per denunciare aggressioni subite dai fratelli Qahir, e che le dichiarazioni dei commercianti non individuavano specificamente il ricorrente. Infine rileva che gli investigatori avevano ritenuto congruo un divieto di dimora non una misura cautelare detentiva.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha ritenuto corretta la valutazione della Corte territoriale che, sulla base degli elementi disponibili al momento dell'applicazione della misura cautelare, aveva considerato la presenza del ricorrente tra coloro che da anni svolgevano l'attività di montaggio e smontaggio dei banchi a Porta Palazzo e le dichiarazioni dei commercianti, i quali avevano riferito di non sentirsi liberi di rifiutare il lavoro offerto dal gruppo di maghrebini per timore di ritorsioni. La Corte d'appello ha motivatamente ritenuto che tale contesto ambientale e la partecipazione attiva del ricorrente potessero integrare una condotta gravemente colposa ostativa al riconoscimento della riparazione. La Cassazione ha escluso vizi valutativi rilevanti assumendo che il ricorso proponeva una rivalutazione di merito non consentita in questa sede. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali; nulla sulle spese nei confronti del Ministero resistente.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    La norma è stata interpretata come disciplina che permette di negare la riparazione per ingiusta detenzione quando la condotta del richiedente sia ritenuta gravemente colposa rispetto ai fatti che hanno determinato la privazione della libertà; la valutazione si fonda sugli elementi disponibili al momento dell'applicazione della misura cautelare

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato per condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali in Cassazione in caso di rigetto del ricorso

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. U.)

    Sez. U. n. 877 del 14/7/2022, dep. 2023 (Sacchettino); Sez. U. n. 34559 del 26/6/2002 (De Benedictis)

    I precedenti di legittimità sono richiamati per sostenere principi relativi alla valutazione delle memorie e alla non automaticità della condanna alle spese nei confronti della pubblica amministrazione quando le deduzioni difensive siano generiche e non specifiche rispetto alla vicenda

Massime di principio

  • In una domanda di riparazione per ingiusta detenzione il giudice valuta gli elementi disponibili al momento dell'adozione della misura cautelare: anche elementi ambientali e dichiarazioni di terzi, se ritenuti idonei a far emergere un contesto di intimidazione o una partecipazione attiva, possono precludere il diritto alla riparazione.
  • Per ottenere l'annullamento di un rigetto in Cassazione è necessario prospettare vizi di diritto o violazioni procedurali chiaramente individuabili; una semplice rivalutazione dei fatti o della loro interpretazione è inammissibile in sede di legittimità.
  • Le dichiarazioni generiche che descrivono un clima di paura o tensione possono giustificare la valutazione di una condotta "gravemente colposa" se collegate alla posizione e al comportamento concreto del richiedente nell'area contestata.
  • La presenza del richiedente nel gruppo che svolge attività oggetto di contestazione e la sua partecipazione attiva possono essere considerate elementi ostativi alla riparazione, soprattutto se i terzi indicano una situazione di costrizione o ritorsione.
  • Memorie difensive generiche depositate dal resistente (es. Ministero) difficilmente determinano una condanna alle spese nei suoi confronti; per ottenere tali condanne occorrono deduzioni specifiche e mirate.
  • Chi propone ricorso in Cassazione contro un provvedimento che ha valutato la sussistenza di colpa grave deve fornire argomentazioni di diritto e riferimenti puntuali ai vizi del provvedimento, evitando una mera richiesta di riconsiderazione dei fatti.

Testo integrale

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