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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14384/2025 del 11/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha confermato il sequestro preventivo di €12.100 in contanti trovati nella disponibilità materiale della ricorrente (occultati in un sacchetto nella borsa da palestra posta nel bagagliaio della sua vettura), ritenuti provento di reato (ricettazione). La difesa ha sostenuto che il denaro proveniva da elargizioni lecite del nonno (per pagare rette di una comunità terapeutica e bisogni personali), che nei confronti dei presumibili autori dei reati presupposti (padre e compagno) non residuavano proventi illeciti rilevanti e che mancava il periculum in mora; ha inoltre dedotto carenze motivazionali e la possibile diversa ricostruzione del fatto (favorimento reale).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato la fondatezza cautelare del sequestro preventivo. Ha ritenuto manifestamente infondate le doglianze sulla mancanza del fumus del reato di ricettazione, valorizzando la consistente somma trovata nella disponibilità esclusiva dell'indagata, l'assenza di spiegazioni credibili sulla provenienza lecita del denaro, i collegamenti con soggetti (in particolare il padre) attinti da misure o vicende atte a rendere plausibile la provenienza da reati contro il patrimonio, nonché il comportamento di occultamento repentino alla vista dei militari. Alcune censure sono state dichiarate inammissibili perché non proposte nel giudizio di riesame; la ricorrente è stata condannata alle spese processuali del grado e al versamento di €3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 648 cod. pen.

    Norma sul reato di ricettazione: la Corte ha ritenuto che, ai fini del fumus per il sequestro, sia sufficiente l'individuazione della tipologia del reato presupposto (delitti contro il patrimonio) senza la necessità di ricostruirne integralmente tutti gli estremi storico‑fattuali.

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Norma sulla motivazione: la difesa ha censurato carenze motivazionali; la Corte ha ritenuto invece che l'ordinanza impugnata contenesse un costrutto argomentativo adeguato, coerente e non viziato da errori di diritto.

  • art. 606 comma 1 lett. b) cod. proc. pen.

    Prescrive il motivo per cui si impugna in Cassazione (violazione di legge): la Corte ha valutato i rilievi in tale perimetro e ha dichiarato inammissibili o manifestamente infondati alcuni profili ricorsuali.

  • art. 606 comma 1 lett. e) cod. proc. pen.

    Richiamato nella motivazione con riferimento al vizio di illogicità manifesta della motivazione: la Corte ricorda che tale vizio va dedotto con il corrispondente motivo autonomo e rientra in diverso perimetro di impugnazione.

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Definisce la nozione di 'violazione di legge' rilevante in sede di ricorso per cassazione contro ordinanze di sequestro; la Corte ha richiamato i limiti della sindacabilità in Cassazione di provvedimenti cautelari.

  • art. 379 cod. pen.

    Citato fra le norme oggetto di censura in ricorso (con riferimento a possibili profili diversi di illiceità); la Corte non ha ritenuto sussistenti elementi tali da richiedere diversa ricostruzione o riqualificazione non prospettata in sede di riesame.

  • art. 611 commi 1‑bis e 1‑ter cod. proc. pen.

    Norme sul diritto/istanza di trattazione orale in presenza: nella fase processuale è stata richiesta e svolta l'udienza orale prevista.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese e la misura della somma da versare alla Cassa delle ammende: la Corte ha condannato la ricorrente secondo tale disposizione.

  • art. 324 cod. proc. pen.

    Richiamato nel dibattito sul perimetro di sindacabilità della motivazione del giudice del riesame: la Corte sottolinea i limiti del controllo in Cassazione rispetto a certi vizî di motivazione.

Massime di principio

  • In caso di sequestro preventivo di denaro contante il giudice valuta il 'fumus delitto' sulla base di elementi indiziari: quantità rilevante di contanti, assenza di spiegazioni credibili sulla provenienza lecita, assenza di fonti di reddito lecite e comportamenti di occultamento possono giustificare il vincolo cautelare.
  • Per la configurabilità della ricettazione ai fini cautelari non è sempre necessario ricostruire tutti gli elementi storici del reato presupposto: è sufficiente individuare la tipologia del reato presupposto (es. delitti contro il patrimonio) se ciò è coerente con gli elementi acquisiti.
  • La Corte di Cassazione nel riesame di provvedimenti cautelari è limitata: non sostituisce il giudizio di merito sulla responsabilità penale ma valuta la legittimità e la sufficienza della motivazione e la compatibilità fattuale con la fattispecie prospettata; non sono ammesse nuove censure non sollevate nei gradi precedenti.
  • Le censure procedurali o sostanziali non proposte in sede di riesame sono, in linea di principio, inammissibili in Cassazione: è cruciale sollevare tempestivamente tutte le questioni difensive nei successivi gradi di giudizio.
  • La ricostruzione difensiva circa la lecita provenienza di denaro contante richiede elementi concreti e documentali convincenti (es. bonifici tracciati, documentazione di operazioni lecite); mere allegazioni non sufficienti possono essere ritenute inattendibili e rafforzare il fumus.
  • La possibile riqualificazione del fatto (es. favoreggiamento reale vs. ricettazione) va tempestivamente e chiaramente dedotta nei gradi precedenti: omessa o tardiva deduzione può rendere la questione inammissibile in Cassazione.

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