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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37498/2025 del 17/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza dell'8/05/2025 del Tribunale della Libertà di Salerno che aveva respinto la richiesta del pubblico ministero di applicare la misura cautelare degli arresti domiciliari a carico di Borriello. L'indagine riguarda il lancio di un ordigno tipo bomba carta in prossimità dell'ingresso della Questura e della Prefettura di Salerno, reato contestato in concorso con Consiglio Francesco ai sensi degli artt. 56 e 421-bis c.p. Il pubblico ministero ha sostenuto che le immagini di videosorveglianza consentivano l'identificazione degli autori e che la condotta non si era limitata alla mera detenzione dell'ordigno ma aveva raggiunto fasi idonee all'accensione e al lancio, chiedendo gli arresti domiciliari anche in subordine per il reato di cui all'art. 435 c.p., tenendo conto della personalità dell'indagato e di precedenti provvedimenti come il Daspo.

La decisione

Il ricorso del pubblico ministero è stato respinto. La Corte ha ritenuto infondato il motivo di impugnazione e ha concentrato l'analisi sulla fattispecie alternativa dell'art. 435 c.p. Ha richiamato la giurisprudenza secondo cui l'art. 435 c.p. si realizza anche con la detenzione di materie esplodenti finalizzata ad attentare alla pubblica incolumità ma ha sottolineato che il dolo specifico richiede accertamenti sulla natura e sulla potenzialità offensiva del materiale detenuto. Poiché non è stato effettuato alcun accertamento tecnico sulle caratteristiche e sulla micidialità dell'ordigno, non era possibile ritenere provato il dolo specifico richiesto dall'art. 435; di conseguenza il Tribunale di merito non poteva colmare tale lacuna con altre valutazioni e il ricorso è stato respinto. La questione della configurabilità del tentativo ex art. 421-bis è stata lasciata da parte, non essendo censurata dal ricorrente.

Norme richiamate

  • art. 56 c.p.

    Richiamato quale norma sul concorso di persone nel reato: si assume la partecipazione in concorso tra Borriello e altro soggetto.

  • art. 421-bis c.p.

    Fattispecie contestata come reato a pericolo concreto; la Corte non si è espressa sulla configurabilità dell'ipotesi di tentativo, lasciando la questione aperta per assenza di censure specifiche.

  • art. 435 c.p.

    Reato di detenzione di materie esplodenti finalizzata ad attentare alla pubblica incolumità. La Corte ha richiamato che la norma si realizza anche con la mera detenzione qualificata dal dolo specifico e che, per accertare tale dolo, sono necessari elementi relativi alla natura e alla potenzialità dell'ordigno; in mancanza di accertamenti tecnici non è possibile inferire il dolo specifico.

  • art. 703 c.p.

    La condotta, al più, poteva integrare la contravvenzione prevista dall'art. 703, che non consente l'adozione della misura cautelare richiesta dal pubblico ministero.

  • Giurisprudenza - Sez. 1, n. 2326 del 04/12/1972, Zambon

    Sez. 1, n. 2326 del 04/12/1972, Zambon, Rv. 123623-01

    Principio che l'art. 435 si realizza anche con la detenzione di sostanze per comporre esplosivi; usata per confermare che il reato non richiede la realizzazione dell'evento, ma il dolo specifico sulla finalità.

  • Giurisprudenza - Sez. 1, n. 831 del 13/05/1968, Savi

    Sez. 1, n. 831 del 13/05/1968, Savi, Rv. 109180-01

    Principio che il reato si consuma con la detenzione qualificata dal dolo specifico anche se il fine non si realizza; citata per distinto fondamento della consumazione del reato.

  • Giurisprudenza - Sez. 1, n. 11394 del 11/02/1991, Abel

    Sez. 1, n. 11394 del 11/02/1991, Abel, Rv. 188643-01

    Richiamata per i principi sull'accertamento del dolo in reati con potenziale offensivo, in particolare l'uso di indici quali natura dei mezzi, potenzialita e condizioni di tempo e luogo.

Massime di principio

  • Per configurare il reato di cui all'art. 435 c.p. non è sufficiente la mera detenzione di un ordigno: è necessario provare il dolo specifico finalizzato ad attentare alla pubblica incolumità mediante valutazioni tecniche sulla natura e sulla potenzialità offensiva del materiale.
  • In assenza di accertamenti tecnici sull'ordigno (perizia balistica, tecnico-esplodenti, valutazione della micidialità), non è possibile inferire il dolo specifico dai soli elementi quali età o precedente incensuratezza dell'indagato o dalla mera localizzazione temporale e spaziale dell'azione.
  • Il pubblico ministero che richiede misure cautelari in reati con implicazioni tecniche deve procurare o sollecitare accertamenti tecnici preliminari idonei a comprovare la pericolosità dello strumento offensivo e la finalità specifica.
  • Se le condotte ricadono nella sfera delle contravvenzioni (es. art. 703 c.p.), le misure cautelari personali gravose richieste dal pubblico ministero potrebbero non trovare applicazione; occorre quindi una corretta qualificazione giuridica della condotta prima di chiedere misure cautelari severe.
  • La contestazione dell'elemento soggettivo specifico non può essere facilmente superata con argomenti ricostruttivi: i giudici richiedono indici materiali e tecnici chiaramente collegabili al dolo di attentare alla pubblica incolumità.
  • La discussione sulla configurabilità del tentativo nei reati di pericolo deve essere affrontata con censure specifiche e motivazioni adeguate; se non dedotta dal ricorrente, il giudice può non pronunciarsi su tale profilo.

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