Cassazione Penale, Sentenza n. 18818/2023 del 04/05/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il Procuratore impugnava l'ordinanza del Tribunale di Palermo che aveva annullato la misura di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP di Trapani nei confronti di Messina per il reato di furto (artt. 624 e 625 c.p.). Il motivo centrale del ricorso era la censura dell'esclusione della circostanza aggravante della "destrezza" ex art. 625, co. 1, n. 4 c.p., poiché il ricorrente riteneva che l'indagato si fosse avvicinato di soppiatto alla vittima, approfittando del suo raccoglimento in chiesa, impossessandosi rapidamente della borsa e allontanandosi; inoltre il ricorrente ha richiamato la possibile applicazione dell'aggravante di cui all'art. 625, co. 1, n. 7 c.p. (esposizione alla pubblica fede) in quanto il fatto sarebbe avvenuto in un luogo aperto al pubblico.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto corretta la valutazione del tribunale del riesame di Palermo, il quale aveva escluso la destrezza perché l'indagato si era limitato ad approfittare di una situazione di disattenzione non provocata da lui (la preghiera della vittima) e non aveva posto in essere una condotta caratterizzata da particolari abilità o astuzia idonea a eludere la sorveglianza. Analogamente, la Corte ha condiviso l'esclusione dell'aggravante di cui al n.7, avendo il tribunale osservato che la borsa era alla portata e sotto l'immediata vigilanza della persona offesa e quindi non lasciata senza custodia continua. Di conseguenza resta valida l'ordinanza che aveva annullato la custodia cautelare.
Norme richiamate
art. 309 c.p.p.
Norma richiamata per l'adito del tribunale in sede di riesame cautelare; contestualizza la competenza a decidere sull'istanza ex art. 309 c.p.p.
art. 624 c.p.
Definizione del reato di furto, titolo di reato contestato all'indagato.
art. 625, co. 1, n. 4) c.p.
Aggravante della 'destrezza': la Corte conferma l'interpretazione consolidata secondo cui per l'integrazione della circostanza aggravante è necessaria una condotta caratterizzata da abilità, astuzia o avvedutezza posta in essere prima o durante l'impossessamento e idonea a sorprendere o eludere la vigilanza del detentore; non è sufficiente l'approfittare di una disattenzione non provocata dall'agente.
art. 625, co. 1, n. 7) c.p.
Aggravante per esposizione alla pubblica fede: applicabile quando la cosa si trova in luoghi aperti al pubblico e non è soggetta a custodia continua; nel caso concreto non è stata ritenuta sussistente perché la borsa era alla portata della vittima e sotto la sua vigilanza immediata.
art. 280, co. 1 c.p.p.
Richiamato in relazione agli effetti della qualificazione del reato: la configurazione del furto come semplice (esclusa l'aggravante) esclude l'applicazione di misure cautelari previste per ipotesi aggravate.
Massime di principio
- La 'destrezza' ex art. 625, n.4 c.p. richiede un comportamento attivo e abile, non la mera fruizione di una situazione di disattenzione della vittima: approfittare di un momento di raccoglimento o distrazione non è automaticamente sufficiente per configurare l'aggravante.
- Per l'aggravante di cui al n.7 (esposizione alla pubblica fede) è decisivo se la cosa è stata lasciata senza custodia continua: la presenza dell'oggetto alla portata e sotto l'immediata vigilanza della vittima esclude l'aggravante anche se il fatto avviene in luogo aperto al pubblico.
- In sede di legittimità la Corte non rivede valutazioni di fatto fondate sulla ricostruzione degli elementi fattuali (es. circostanze concrete del furto); il ricorso per cassazione non è la sede per rimettere in discussione apprezzamenti probatori o valutazioni del giudice di merito che risultino congruamente motivate.
- La qualificazione del fatto (esclusione o inclusione di circostanze aggravanti) incide direttamente sull'applicabilità di misure cautelari: la trasformazione in furto semplice può escludere la sussistenza delle esigenze cautelari previste per i reati aggravati.
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