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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18295/2023 del 03/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Richiesta di indennizzo ai sensi dell'art. 314 cod. proc. pen. per la detenzione cautelare subita in esecuzione di misura emessa per il delitto indicato (art. 644, c.5, nn. 2), 3) e 4), cod. pen. e L. 203/1991), misura poi annullata dal Tribunale del riesame per insussistenza delle esigenze cautelari e dalla quale il ricorrente fu assolto in appello. La Corte d'appello aveva rigettato la domanda ritenendo che il comportamento del VERNOTICO (dazioni di denaro tramite terzi, assidua frequentazione con MARTORANO, intercettazioni e dichiarazioni di GUARINO che collegavano somme al ricorrente, manifestato interessamento alle dichiarazioni di terzi e preoccupazione per arresti) avesse contribuito a creare un grave quadro indiziario tale da costituire ostacolo al diritto all'indennizzo.

La decisione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso, annullando l'ordinanza impugnata nella parte in cui valuta la sussistenza di una condotta ostativa al riconoscimento dell'indennizzo e ha disposto il rinvio per un nuovo esame alla Corte d'appello competente. La Cassazione ha ritenuto che la Corte territoriale non abbia svolto il necessario giudizio ex ante, autonomo rispetto al sindacato del giudice di merito, né abbia adeguatamente confrontato gli elementi valorizzati nella fase cautelare con l'esito processuale di merito (assoluzione), non spiegando come e se le risultanze dibattimentali avessero confermato nella loro storicità gli elementi che avevano retto il provvedimento cautelare; perciò la decisione va rinnovata applicando il protocollo valutativo di cui all'art. 314 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la riparazione per ingiusta detenzione; secondo la Corte il giudice della riparazione deve effettuare una valutazione ex ante e autonoma rispetto al giudizio di merito per accertare se la detenzione sia dipesa da dolo o colpa grave del detenuto, utilizzando tutti gli elementi probatori disponibili e verificando la concausalità tra il comportamento del ricorrente e l'emissione della misura cautelare.

  • art. 644 cod. pen. e L. 203/1991

    Norme indicate come titolo di accusa (reati per i quali fu disposta la custodia cautelare); la Corte sottolinea che l'esistenza dell'accusa formale non esclude l'obbligo, per il giudice della riparazione, di confrontare gli elementi che hanno motivato la misura con l'esito del giudizio di merito.

  • Sez. 4 n. 9212 del 13/11/2013 (Maltese, Rv. 259082)

    Giurisprudenza richiamata per il principio che il giudice della riparazione deve valutare se il comportamento abbia ingenerato la falsa apparenza di configurabilità del reato, con valutazione ex ante e autonoma rispetto al processo di merito.

  • Sez. 4 n. 19180 del 18/2/2016 (Buccini, Rv. 266808)

    Principio secondo cui il giudice della riparazione deve esaminare tutti gli elementi probatori utilizzabili nelle indagini, salvo la loro esclusione in dibattimento, al fine di apprezzare l'eventuale condotta colposa ostativa.

  • Sez. 4 n. 27458 del 5/2/2019 (Hosni, Rv. 276458)

    Conferma che il giudice della riparazione può apprezzare condotte che evidenzino macroscopica negligenza o imprudenza e che la motivazione adeguata è incensurabile in sede di legittimità.

  • Sez. 4 n. 850 del 28/9/2021 (Denaro, Rv. 282565)

    Affermato che possono essere valorizzati elementi esterni all'incolpazione (es. frequentazioni ambigue) purché abbiano contribuito a delineare il quadro indiziario alla base della misura cautelare.

  • Sez. 3 n. 39362 dell'8/9/2021 (Quarta, Rv. 282161)

    Esempio giurisprudenziale che precisa come una condotta non decisiva per l'adozione della misura possa comunque aver concorso a dare causa alla custodia cautelare e quindi costituire motivo ostativo all'indennizzo se sussiste concausalità.

Massime di principio

  • Il giudice che decide sulla riparazione ai sensi dell'art. 314 deve compiere una valutazione ex ante e autonoma rispetto al giudizio di merito, non per riemettere la sentenza di merito ma per verificare se il comportamento del detenuto abbia contribuito, anche con negligenza grave, a creare la falsa apparenza del reato.
  • Non è sufficiente richiamare semplicemente gli elementi usati per la misura cautelare: occorre confrontare quegli elementi con l'esito dibattimentale e motivare se e come tali elementi siano rimasti confermati nella loro storicità.
  • Possono essere considerati ai fini della valutazione anche elementi esterni all'incolpazione (frequentazioni, dazioni di denaro, comportamenti extraprocessuali), ma solo se è dimostrabile che hanno effettivamente contribuito a costruire il quadro indiziario che giustificò la misura; deve emergere una concausalità rispetto all'adozione della custodia cautelare.
  • La sussistenza di una sentenza di assoluzione in sede di gravame non rende automaticamente irrilevanti gli elementi che avevano giustificato la misura; tuttavia il giudice della riparazione deve spiegare come ha valutato il diverso peso delle risultanze cautelari rispetto a quelle definitive.
  • La motivazione del giudice della riparazione, se adeguata e congrua, è difficilmente censurabile in cassazione; ma se mancano i passaggi logici richiesti (raffronto tra provvedimento cautelare e esito di merito, individuazione chiara dei comportamenti ostativi e loro storicità) la decisione deve essere annullata e rimessa per nuovo esame.

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