Salta al contenuto
Sentenza

Sentenza del 19/02/2019 n. 88 - Comm. Trib. Reg. per il Veneto

IMU -interpello - richiesta agevolazioni - rigetto - società di diritto privato partecipata da enti pubblici - legittimità - sussiste.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente aveva presentato al Comune un interpello in materia di IMU e TASI, chiedendo di poter beneficiare dell'esenzione o di una particolare modalità di calcolo della base imponibile, almeno in proporzione alla partecipazione pubblica e in considerazione della destinazione a interesse pubblico delle aree. Il Comune aveva rigettato l'istanza ritenendo insussistenti i requisiti soggettivi e comunque non esercitabile, da parte dell'ente locale, una potestà regolamentare idonea a introdurre l'agevolazione richiesta. La ricorrente ha contestato il diniego sostenendo di possedere i requisiti, almeno proporzionalmente alla quota pubblica, e richiamando l'art. 52 del D.Lgs. 446/1997.

La decisione

La Commissione Tributaria Regionale ha respinto l'appello e confermato la sentenza di primo grado. Ha ritenuto impugnabile il diniego, perché avente natura provvedimentale e sostanzialmente diretto a negare un'agevolazione. Nel merito, ha stabilito che la società ricorrente non è né un consorzio tra enti pubblici territoriali né un consorzio atipico a partecipazione mista pubblico-privata qualificabile ai fini dell'esenzione. Pertanto, non possiede i requisiti soggettivi per beneficiare dell'agevolazione, neppure in misura proporzionale alla partecipazione pubblica. La natura privatistica della società comporta l'applicazione del regime di diritto privato e non consente di riconoscere benefici fiscali che potrebbero alterare la concorrenza e favorire anche i soci privati di minoranza. È stata inoltre esclusa la possibilità per il giudice di imporre al Comune l'adozione di una determinata disciplina tributaria. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese di lite, liquidate in 1.500 euro, oltre diritti e accessori.

Norme richiamate

  • Art. 52 del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446

    La ricorrente lo ha invocato per sostenere l'esistenza di una potestà regolamentare comunale in materia di quantificazione dell'imposta. Il giudice ha comunque escluso che tale disposizione possa consentire il riconoscimento dell'agevolazione richiesta o permettere al giudice di imporre all'ente locale come esercitare il proprio potere regolamentare.

  • D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, artt. 15, 35 e 36

    Le disposizioni sono state richiamate nel dispositivo per la decisione della controversia tributaria e per la regolazione delle spese di lite.

  • Principio della riserva di legge in materia tributaria

    Il collegio ha osservato che la materia tributaria è soggetta a riserva di legge e che, anche qualora fosse riconosciuta una potestà regolamentare comunale, essa non potrebbe essere utilizzata per introdurre o imporre giudizialmente un'esenzione non prevista dalla legge.

Massime di principio

  • Una società di diritto privato partecipata da enti pubblici non acquisisce automaticamente la natura di ente pubblico né può beneficiare delle esenzioni riservate ai consorzi tra enti pubblici.
  • La partecipazione pubblica, anche maggioritaria o prevalente, non consente di applicare un'esenzione fiscale in proporzione alle quote detenute dagli enti pubblici, salvo un'espressa previsione normativa.
  • Per valutare un'agevolazione IMU occorre verificare sia i requisiti soggettivi del beneficiario sia quelli oggettivi relativi agli immobili e alla loro destinazione; la finalità pubblica dell'attività, da sola, non è sufficiente.
  • Le società privatistiche che operano sul mercato e in concorrenza non possono ottenere benefici fiscali privi di una chiara base legislativa, anche se partecipate da enti pubblici, poiché ciò potrebbe produrre vantaggi indiretti per i soci privati.
  • Un diniego espresso in risposta a un interpello può essere impugnabile quando non si limita a fornire un parere, ma produce concretamente l'effetto di negare un'agevolazione tributaria.
  • Il giudice tributario può controllare la legittimità del diniego, ma non può sostituirsi al legislatore o all'ente locale imponendo l'adozione di una specifica norma regolamentare tributaria.

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza tributaria, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.