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Sentenza

Sentenza n. 336/2026 - Roma, Sezione 3

per l’accertamento dell'illegittimità del silenzio serbato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero dell'Università e della Ricerca e/o del Ministero dell'Istruzione e del Merito sulla richiesta di equivalenza di titolo di studio della ricorrente inoltrata il 9.9.2024 (acquisita al protocollo del Registro Ufficiale del Ministero dell'Università e della Ricerca con prot. n. 13221 del 9.9.2024 e al protocollo del Ministero dell'Istruzione e del Merito con n. 37449 del 9.9.2024);

Giustizia amministrativa202510665

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. IIISentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio serbato sulla richiesta di equivalenza di un titolo di studio estero presentata il 9 settembre 2024

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

Favorevole al ricorrente (candidata a concorso)

Prevale il privato

La controversia

La ricorrente ha proposto un ricorso per accertare l'illegittimità del silenzio serbato dalle amministrazioni sulla propria istanza di equivalenza di un titolo di studio estero, necessaria ai fini dell'assunzione presso l'Università degli Studi di Verona a seguito di pubblico concorso. L'istanza era stata presentata il 9 settembre 2024 e acquisita ai protocolli del Ministero dell'Università e della Ricerca e del Ministero dell'Istruzione e del Merito. Nel corso del giudizio, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha comunicato che era stata adottata la determinazione di equivalenza richiesta, con esito favorevole per la ricorrente.

La decisione

Il TAR ha dichiarato la cessazione della materia del contendere ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a., rilevando che l'interesse sostanziale perseguito era stato integralmente soddisfatto dall'adozione e dalla comunicazione dell'equivalenza richiesta. Non residuava, pertanto, alcuna utilità concreta derivante da una pronuncia di merito sul silenzio. Il Collegio ha tuttavia condannato la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell'Università e della Ricerca, in solido, al pagamento di 1.500 euro, oltre accessori di legge, poiché il provvedimento favorevole era intervenuto soltanto dopo l'introduzione del giudizio e in pendenza del contenzioso. La sentenza ha ordinato l'esecuzione da parte dell'autorità amministrativa.

Norme richiamate

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    Visto l'art. 34, co. 5, cod. proc. amm.

    La cessazione della materia del contendere ricorre quando, nel corso del giudizio, l'amministrazione soddisfa integralmente l'interesse sostanziale azionato, facendo venir meno ogni utilità concreta di una decisione di merito.

Massime di principio

  • Nel giudizio avverso il silenzio, l'adozione nelle more del processo del provvedimento richiesto, con integrale soddisfazione dell'interesse sostanziale del ricorrente, comporta la cessazione della materia del contendere ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a., se non residua alcun effetto utile conseguibile con una pronuncia di merito.
  • L'amministrazione che adotta il provvedimento richiesto soltanto dopo la proposizione del ricorso e in pendenza del contenzioso può essere condannata alle spese di giudizio, anche se il processo si conclude con la cessazione della materia del contendere.

Come è indicizzato

MaterieRiconoscimento dei titoli di studioTermini e notificazione del ricorsoEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiIstruzione e universitàProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneSopravvenuta carenza di interesse

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