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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28391/2024 del 15/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Roma (12/10/2023) che aveva respinto il reclamo contro la proroga del regime differenziato ex art. 41-bis. Il ricorso articolava due motivi: 1) carenza di istruttoria e valutazione affetta da incompletezza dovuta a presunti pareri della D.N.A. e della D.I.A. non aggiornati; 2) insufficiente e apparente motivazione del Tribunale, basata su fatti datati e sulla mera biografia criminale, omettendo la valutazione degli aspetti favorevoli (inclusa la confessione), la quale sarebbe stata indebitamente ritenuta strumentale per ottenere una pena minore.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Cassazione ha ritenuto infondati entrambi i motivi: il Tribunale aveva acquisito pareri aggiornati dalla D.D.A. di Napoli e dalla Direzione Polizia Anticrimine, per cui l'assenza di alcuni pareri non può determinare la nullità della decisione quando esiste un quadro informativo complessivamente aggiornato; inoltre, il giudice di merito ha valutato correttamente che il ruolo direttivo svolto dal detenuto in passato (anche in libertà), la persistenza del sodalizio criminale sul territorio e l'assenza di concreti indici di ravvedimento rendono necessaria la proroga del regime differenziato. La confessione è stata ritenuta rilevante ma non sufficiente, in assenza di significative modifiche della condotta, per attestare un ravvedimento. Conseguentemente il ricorso è respinto e il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali (decisione del 28/03/2024).

Norme richiamate

  • art. 41-bis ordinamento penitenziario

    proroga del regime differenziato prevista dall'art. 41-bis

    La norma è stata applicata per giustificare la proroga del regime differenziato: la permanenza di una funzione direttiva del detenuto, la persistenza del sodalizio e l'assenza di concreti indici di ravvedimento legittimano la misura restrittiva dei contatti prevista dall'art. 41-bis

  • regole procedurali sulla condanna alle spese processuali

    menzione dell'obbligo ex lege di condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di rigetto

    In caso di rigetto del ricorso in cassazione, segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali; la Corte ha applicato questa conseguenza procedurale

Massime di principio

  • La mera confessione o ammissione di addebiti non è di per sé indice sufficiente di ravvedimento: occorrono concreti e verificabili mutamenti di condotta
  • La persistenza dell'organizzazione criminale e un ruolo direttivo pregresso del detenuto costituiscono elementi rilevanti e giustificano il mantenimento o la proroga del regime differenziato ex art. 41-bis
  • L'assenza di pareri inviati da alcune autorità non invalida automaticamente il giudizio, purché esista un quadro informativo complessivamente aggiornato fornito da altre fonti autorevoli (es. D.D.A., Direzione Polizia Anticrimine)
  • Il giudice di merito ha ampio potere di valutazione sulla consistenza delle prove e sulla pregnanza degli indici di pericolosità; le censure sulla motivazione devono dimostrare un vizio di motivazione concreto e non la semplice divergenza di apprezzamento
  • In impugnazioni contro misure di sicurezza/limitazioni dei contatti, è decisivo valutare sia elementi soggettivi (comportamento effettivo del detenuto) sia fattori oggettivi (attività e presenza del sodalizio sul territorio)

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