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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29563/2024 del 19/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere emessa dal GIP nei confronti di Miano per l'omicidio aggravato di Aurelio Anastasi (detto "Maredda") commesso il 4 gennaio 1993. Il ricorrente contestava: 1) l'attendibilità delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia (Salvatore Micale e Carmelo D'Amico), ritenute contraddittorie e prive di riscontri estrinseci significativi; 2) il riconoscimento dell'aggravante della premeditazione, nonostante divergenze sul movente; 3) l'automaticità e genericità nella valutazione della pericolosità sociale e nella conferma della misura cautelare, senza adeguata individualizzazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse correttamente valutato le dichiarazioni dei collaboratori come convergenti e dotate di riscontri (anche indiziari e dichiarazioni di terzi, es. Agatino Consoli). Ha confermato la possibilità di valutare "frazionatamente" parti del racconto dei collaboratori e la libertà dei riscontri estrinsechi, nonché la sussistenza della circostanza aggravante della premeditazione alla luce di un progetto omicidiario articolato e del ruolo esecutivo del ricorrente. Ha inoltre ritenuto legittima la valutazione del pericolo di reiterazione del reato in contesto mafioso; il ricorso è stato quindi rigettato, il ricorrente condannato alle spese e disposta la trasmissione del provvedimento al direttore dell'istituto penitenziario.

Norme richiamate

  • art. 192, comma 3, cod. proc. pen.

    La Corte richiama che il giudice deve valutare unitariamente la credibilità soggettiva del dichiarante e l'attendibilità oggettiva del racconto; i riscontri estrinsechi possono essere di qualsiasi natura e anche dichiarazioni di altri collaboratori possono costituire riscontro.

  • art. 577, comma 1, n. 3, cod. pen.

    Riconoscimento dell'aggravante della premeditazione ritenuta desumibile dall'articolazione del progetto omicidiario, dal ruolo esecutivo e dalla pianificazione delle fasi operative, pur in assenza di convergenza sul movente tra i collaboratori.

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiamata la presunzione di pericolosità sociale nei casi di reati connessi alla criminalità organizzata e la necessità, nei casi diversi da mera appartenenza associativa, di valutare il rischio di reiterazione in relazione alle emergenze indiziarie e ai collegamenti funzionali con l'ambiente criminale.

  • art. 416-bis.1 (richiamato), cod. pen.

    Usato come riferimento per contestare un delitto aggravato da contesto mafioso; la valutazione della pericolosità e della custodia cautelare in tali ipotesi richiede attenzione ai collegamenti funzionali e alla concreta probabilità di reiterazione.

Massime di principio

  • Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia possono essere valutate "frazionatamente": l'inattendibilità di una parte del racconto non travolge necessariamente le altre parti che risultano riscontrate.
  • I riscontri estrinsechi alle dichiarazioni di collaboratori non devono avere una forma predeterminata: possono consistere anche in altre dichiarazioni, elementi indiziari o circostanze logiche che corroborino la ricostruzione.
  • La circostanza aggravante della premeditazione può essere desunta da elementi oggettivi quali la pianificazione, l'articolazione in fasi operative e il ruolo esecutivo dell'autore, anche se non esiste piena convergenza sul movente.
  • Nelle fattispecie connessa a contesti mafiosi la valutazione della pericolosità sociale e la legittimità della custodia cautelare richiedono l'accertamento di collegamenti funzionali concreti con l'ambiente criminale e del rischio concreto di reiterazione, indipendentemente dal tempo trascorso dai fatti.
  • In sede di riesame e Cassazione è legittimo un giudizio basato su un compendio indiziario unitario che combini dichiarazioni collaboranti e altri elementi probatori indiretti purché la motivazione mostri la loro attitudine logica a corroborare l'accusa.

Testo integrale

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