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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28895/2025 del 05/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza per manifesta illogicità e omessa motivazione sulla decorrenza "ex tunc" della revoca della misura alternativa e sul comportamento tenuto durante l'affidamento. Sostiene che il Tribunale non ha indicato le violazioni commesse in costanza di affidamento, avendo invece motivato principalmente con fatti verificatisi dopo la revoca provvisoria, e non ha valutato la gravità delle violazioni in rapporto alle finalità della misura (es. obbligo di frequentare il SERD). Il ricorso è proposto con unico motivo ai sensi dell'art. 606 lett. b) ed e) cod. proc. pen., in relazione agli artt. 546 cod. proc. pen., art. 3 CEDU e art. 47 ord. pen.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha richiamato il principio secondo cui l'art. 47, comma 11, ord. pen. consente la revoca dell'affidamento quando il comportamento del soggetto sia incompatibile con la prosecuzione della prova, anche sulla base di una singola condotta particolarmente grave. La Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia motivato adeguatamente la revoca ex tunc, fondandola sia su ripetute violazioni già evidenziate dal Magistrato di sorveglianza (diffide e irreperibilità nel domicilio), sia su un successivo e grave comportamento detentivo (numerosi rapporti disciplinari e condotte violente/minacciose nella Casa circondariale di Cremona). Ha concluso che la valutazione operata dal Tribunale non è illogica e che la discrezionalità giudiziale è stata legittimamente esercitata. Ricorrente condannato alle spese.

Norme richiamate

  • art. 47 ord. pen., comma 11

    La Corte interpreta la norma nel senso che l'affidamento in prova è revocabile quando il comportamento del soggetto, contrario alla legge o alle prescrizioni, risulti incompatibile con la prosecuzione della prova; anche una singola condotta grave può far venir meno i presupposti per la misura e giustificare la revoca, compresa la decorrenza retroattiva se indicativa del fallimento complessivo della misura

  • art. 606 cod. proc. pen. (lett. b) ed e))

    Norme invocate dal ricorrente come motivo di cassazione (vizi di motivazione e contraddittorietà); la Corte non ha ritenuto fondate le censure basate su tali letture, respingendo il vizio di motivazione contestato

  • art. 546 cod. proc. pen.

    Norma richiamata dal ricorrente; dalla decisione emerge che i rilievi processuali basati su tale norma non hanno portato la Corte a ritenere insufficiente o illogica la motivazione del Tribunale

  • art. 3 CEDU

    Richiamato in ricorso; la Corte non ha ritenuto che nel caso vi fosse violazione dei princìpi invocati dall'art. 3 CEDU suscettibile di annullare il provvedimento impugnato

Massime di principio

  • La revoca dell'affidamento in prova può fondarsi sia su violazioni commesse durante la misura sia su comportamenti successivi che dimostrino il fallimento complessivo della misura; il giudice può valutare globalmente entrambe le fasi
  • Una singola condotta particolarmente grave può essere sufficiente a far venir meno i presupposti per la prosecuzione della misura alternativa; non è necessario attendere il giudicato disciplinare
  • La decorrenza ex tunc della revoca è giustificabile quando il breve periodo in misura alternativa combinato con violazioni ripetute dimostra l'inefficacia dell'affidamento
  • In sede di impugnazione è importante contestare specificamente l'omessa indicazione delle violazioni e dimostrare il nesso tra le condotte contestate e l'obiettivo rieducativo della misura; contestazioni generiche sulla carenza motivazionale rischiano di essere rigettate
  • Il giudice di sorveglianza dispone di ampia discrezionalità nella valutazione prognostica sulla idoneità del beneficiario alla misura alternativa, purché la decisione sia adeguatamente motivata e fondata su dati di fatto esposti

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