Cassazione Penale, Sentenza n. 11119/2023 del 15/03/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano la conferma delle rispettive condanne per riciclaggio sostenendo l'insufficienza e la manifesta illogicita' della motivazione in ordine all'elemento soggettivo: entrambi contestavano che fosse provata la loro consapevolezza della provenienza illecita delle somme transitate sui rispettivi conti (somme riconducibili, secondo l'accusa, alle corruzioni di Nazario Di Stefano). Le difese hanno illustrato che i versamenti erano avvenuti tramite bonifico (non in contanti), che vi erano rapporti di lavoro o familiari che giustificavano i movimenti e che non v'erano elementi concreti per ritenere che i ricorrenti sapessero dell'origine delittuosa dei fondi; hanno quindi chiesto l'accoglimento dei ricorsi per carenza del dolo.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi e ha confermato le valutazioni dei giudici di merito. La Corte d'appello aveva confermato le condanne emesse dal Tribunale di Foggia: per Di Leila la responsabilita' per il reato di riciclaggio relativo ai fatti del capo 38) (due bonifici da 3.000 e 5.000 Euro e tre assegni da 10.000 Euro ciascuno) e per Milione la responsabilita' per i fatti del capo 39) (sei bonifici di vario importo e un assegno di 4.159 Euro). Ad entrambi erano state riconosciute le circostanze attenuanti generiche e comminata la pena di 2 anni e 8 mesi di reclusione e 800 Euro di multa, oltre spese e risarcimento. La Cassazione ha ritenuto che i giudici di merito avessero adeguatamente motivato la ricostruzione fattuale (entita' e frequenza degli accrediti, provenienza dagli atti di una ditta fornitrice della ASL, rapporti personali e benefit ricevuti, rapidita' degli spostamenti di denaro) e che da tali elementi potesse desumersi la consapevolezza, anche nella forma del dolo eventuale. I ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali, al versamento di Euro 3.000 alla Cassa delle Ammende e alla rifusione delle spese in favore della parte civile.
Norme richiamate
DL 137/2020, art. 23, comma 8
norma procedurale richiamata per la trasmissione della requisitoria scritta della Procura Generale; utilizzata in sede processuale per deposito e comunicazione degli atti
codice di procedura penale, art. 616
articolo richiamato per condanna al pagamento di una somma in favore della Cassa delle Ammende a carico dei ricorrenti in caso di inammissibilita' dei ricorsi
Massime di principio
- In ipotesi di riciclaggio la consapevolezza dell'origine illecita del denaro puo' essere desunta anche per via indiziaria: entita', frequenza e prossimita' temporale degli accrediti rispetto a forniture illecite sono elementi idonei a fondare il dolo eventuale
- La modalita' di ricezione (bonifico piuttosto che contanti) non esclude automaticamente la sospettabilita' della provenienza illecita; anzi la provenienza da soggetti collegabili a condotte corruttive e l'immediata movimentazione del denaro possono rafforzare l'inferenza di consapevolezza
- Rapporti personali o benefici ricevuti (viaggi, soggiorni pagati, assunzioni agevolate) possono costituire elementi indiziari rilevanti per accertare la prova del dolo o dell'accettazione del rischio
- In sede di legittimita' (Cassazione) e' preclusa la rinnovazione del giudizio di fatto: non e' consentito chiedere una diversa rivalutazione delle prove se la motivazione del giudice di merito e' complessivamente logica, coerente e adeguata
- Per i reati di riciclaggio e ricettazione non e' richiesta la conoscenza di tutte le circostanze del reato presupposto; e' sufficiente la consapevolezza dell'origine illecita del denaro, che puo' emergere anche da un insieme coordinato di elementi indiretti
- Le doglianze che si risolvono nella proposta di una diversa ricostruzione dei fatti sono inammissibili in Cassazione se non atte a dimostrare vizi logici o giuridici della motivazione
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