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Cassazione Penale, Ordinanza n. 05962/2025 del 13/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando così la decisione di merito che aveva riconosciuto la responsabilità dell'imputato per il delitto ex art. 474 c.p. e aveva escluso sia la particolare tenuità del fatto sia la conversione della pena detentiva in pena pecuniaria. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Salerno che lo aveva ritenuto responsabile del delitto di cui all'art. 474 c.p. In memoria difensiva ha riproposto le doglianze già svolte in appello, insistendo: sulla insussistenza della fattispecie contestata; sulla possibilità di riconoscere la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p.; sulla rideterminazione della pena; e sulla mancata conversione della pena detentiva in pena pecuniaria. La Corte di cassazione ha ritenuto il primo motivo indeducibile perché meramente reiterativo di censure già esaminate e disattese in appello, quindi privo di specificità; ha ritenuto parimenti indeducibile la doglianza sull'art. 131-bis c.p. perché non si confrontava con la motivazione della sentenza impugnata, che aveva escluso la particolare tenuità in ragione della gravità della condotta, del numero dei beni sequestrati, del loro valore non irrisorio e dei plurimi precedenti penali; ha infine ritenuto manifestamente infondato il motivo sulla conversione della pena, osservando che il giudizio di prognosi sfavorevole sulla non reiterazione futura dei reati era sorretto da argomenti logici e giuridici non illogici, fondati sull'assenza di lavoro, sul numero delle merci sequestrate e sulla negativa personalità desunta dal casellario.

Norme richiamate

  • art. 474 c.p.

    Norma incriminatrice richiamata quale base della condanna confermata in appello; la Corte non entra nel merito della configurabilità perché il motivo è reputato aspecifico e reiterativo.

  • art. 131-bis c.p.

    La particolare tenuità del fatto è esclusa quando la condotta è apprezzata come grave, anche per il numero e il valore non irrisorio dei beni sequestrati e per i precedenti penali dell'imputato.

  • art. 240 c.p.p.

    Non citato nel testo; non determinabile.

Massime di principio

  • È inammissibile il motivo di ricorso per cassazione che si limiti a riprodurre, senza autonoma critica argomentata, le doglianze già dedotte in appello e già puntualmente disattese dal giudice di merito.
  • La censura è aspecifica quando non si confronta con la motivazione della sentenza impugnata e non indica in modo puntuale gli errori logico-giuridici della decisione.
  • La causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto può essere esclusa valorizzando la gravità concreta della condotta, il numero dei beni coinvolti, il loro valore non irrisorio e i precedenti penali dell'imputato.
  • La valutazione sulla conversione della pena detentiva in pena pecuniaria è espressione di giudizio di merito e non è censurabile se sorretta da argomentazione logica e non illogica, specie quando il giudice consideri elementi soggettivi sulla capacità a delinquere e sulla prognosi di futura reiterazione del reato.
  • La declaratoria di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieUso di atto falsoImpugnazioniCause di non punibilitàPena e commisurazione
RamiReati contro la fede pubblicaProcesso penaleParte generale
IstitutiParticolare tenuità del fattoNullità processuale

Testo integrale

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