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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24653/2022 del 24/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza della Corte d'Appello di Milano (26/10/2021) che aveva dichiarato non esecutiva la sentenza del Tribunale di Milano del 23/02/2000 restituendo l'imputato nel termine per proporre personalmente appello, ma aveva rigettato il resto dell'istanza. Il ricorrente, tramite difensore, deduceva la violazione dell'art. 627 c.p.p. e l'omessa verifica della completezza delle ricerche previste dall'art. 159 c.p.p. ai fini dell'emissione del decreto di irreperibilità (decreto del 28/02/2004). In particolare contestava che la Corte territoriale si fosse limitata a riportare il contenuto del decreto di irreperibilità senza accertare se fossero state esperite tutte le ricerche, e lamentava l'assenza di ricerche nel luogo di nascita dell'imputato (ricorrente nato all'estero). La difesa richiamava inoltre precedenti indicazioni della Cassazione che avevano ordinato un approfondito accertamento del rispetto dell'art. 159 c.p.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato i principi di diritto secondo cui: le ricerche previste dall'art. 159 c.p.p. devono essere svolte cumulativamente ma l'obbligo va applicato "cum grano salis" alla luce delle caratteristiche del caso concreto; l'obbligo di nuove ricerche è condizionato all'oggettiva praticabilità degli accertamenti; la completezza delle ricerche si valuta con riferimento agli elementi conosciuti o conoscibili al momento in cui esse sono svolte e notizie successive non rendono illegittimo il decreto se non erano conoscibili allora. Nel caso concreto la Corte d'appello aveva fondatamente ritenuto legittimo il decreto di irreperibilità, essendosi basato su verbali di vane ricerche presso l'ultima residenza/domicilio e non essendo emersi elementi negli atti che rendessero obbligatorie ulteriori ricerche (es. luogo di nascita noto al giudice dell'esecuzione). È stato inoltre ribadito che non sussiste l'obbligo di compiere ricerche all'estero se non è noto un recapito preciso. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 627 c.p.p.

    Norma richiamata come parametro per il sindacato sull'ordinanza del giudice dell'esecuzione; la Corte ha ritenuto che la verifica svolta in sede di merito fosse conforme al disposto di tale articolo.

  • art. 159 c.p.p.

    Stabilisce i luoghi in cui effettuare le nuove ricerche prima di dichiarare l'irreperibilità. La Corte ha interpretato che le ricerche devono essere cumulative (non alternative) ma la loro estensione è valutata secondo la praticabilità e gli elementi conosciuti al momento dell'accertamento; non impone ricerche all'estero se non è noto alcun recapito preciso.

  • artt. 670/1 c.p.p.

    Richiamato dal ricorrente come violato nella fase di notifiche e nell'asserita errata dichiarazione di irreperibilità; la Corte non ha ritenuto provata l'irregolarità richiamata alla luce degli accertamenti compiuti e dei limiti di praticabilità delle ricerche.

Massime di principio

  • Le ricerche previste dall'art. 159 c.p.p. devono essere svolte in modo cumulativo ma la loro completezza va valutata in funzione della situazione concreta e degli elementi effettivamente conosciuti dal giudice al momento dell'accertamento.
  • L'obbligo di effettuare ricerche all'estero non sussiste se non è noto un recapito preciso o non vi sono elementi certi che rendano individuabile la residenza estera dell'imputato.
  • La praticabilità oggettiva degli accertamenti rappresenta un limite all'obbligo di ricerca: se le ricerche sono state compiute senza esiti e non esistono ulteriori elementi utili nei fascicoli, il decreto di irreperibilità può essere legittimo.
  • Eventuali notizie emerse dopo l'adozione del decreto non incidono retroattivamente sulla legittimità delle ricerche: la valutazione si basa su ciò che era conosciuto o conoscibile al momento dell'azione.
  • Chi contesta la legittimità del decreto di irreperibilità deve dimostrare che al giudice erano noti elementi tali da rendere obbligatorie ulteriori ricerche che non furono eseguite.

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