Sentenza n. 1811/2026 - Napoli, Sezione 5
per l’esecuzione della sentenza n. 4087/2025 del 21 maggio 2025 del Tribunale di Napoli, III sezione lavoro.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del Tribunale di Napoli, III sezione lavoro, che aveva condannato il Ministero al pagamento di 500 euro mediante emissione della carta del docente, oltre alle spese di giudizio
Esito
Favorevole al ricorrente (docente)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente ha proposto giudizio di ottemperanza assumendo il passaggio in giudicato della sentenza n. 4087/2025 del Tribunale di Napoli, III sezione lavoro. La pronuncia aveva riconosciuto in suo favore 500 euro da corrispondere mediante buono elettronico della carta del docente, oltre alle spese di giudizio. Dedotta l'inerzia del Ministero nell'esecuzione del giudicato, la ricorrente ha chiesto l'ordine di esecuzione entro un termine, la nomina di un commissario ad acta in caso di ulteriore inerzia e la condanna dell'amministrazione al pagamento di una penalità di mora ai sensi dell'art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso, rilevando che il Ministero, pur costituito, non aveva fornito elementi ostativi all'esecuzione. Ha ordinato all'amministrazione di eseguire la sentenza del Tribunale di Napoli entro sessanta giorni dalla comunicazione della pronuncia. Per l'eventuale ulteriore inerzia ha nominato commissario ad acta il Responsabile della Direzione generale per gli ordinamenti scolastici, la formazione del personale scolastico e la valutazione del sistema nazionale di istruzione, con facoltà di delega a un funzionario della medesima amministrazione; il commissario dovrà provvedere entro l'ulteriore termine di sessanta giorni decorrente dalla comunicazione della scadenza del termine assegnato all'amministrazione. Il Ministero è stato inoltre condannato al pagamento di una penalità di mora, calcolata in misura pari agli interessi legali sull'importo complessivamente risultante dal giudicato, con decorrenza dal sessantesimo giorno dalla notificazione o comunicazione della sentenza, termine finale coincidente con l'adempimento spontaneo e limite massimo pari al 10% dell'importo dovuto in base al giudicato. Il Ministero è stato condannato anche alle spese di giudizio, liquidate in 800 euro oltre accessori di legge.
Norme richiamate
art. 114 c.p.a.
Consente al giudice dell'ottemperanza di disporre una penalità di mora, determinata secondo un criterio di non manifesta iniquità e finalizzata a garantire l'effettività e la funzione compulsiva della tutela.
art. 1 c.p.a.
La penalità di mora è correlata al principio di effettività della tutela giurisdizionale.
art. 6 D.M. 17 gennaio 2025, n. 6
Individua la struttura ministeriale nell'ambito della quale opera il soggetto nominato commissario ad acta.
Massime di principio
- Nel giudizio di ottemperanza, accertata la mancata esecuzione di un giudicato e in assenza di elementi ostativi dedotti dall'amministrazione, il giudice deve ordinare all'amministrazione di provvedere entro un termine determinato e può nominare un commissario ad acta per l'eventuale ulteriore inerzia.
- La penalità di mora ex art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a. ha funzione compulsiva e di garanzia dell'effettività della tutela, non meramente risarcitoria; la sua misura deve rispettare il criterio della non manifesta iniquità.
- La penalità di mora può essere parametrata agli interessi legali sull'importo dovuto in base al giudicato, con decorrenza dal termine assegnato per l'adempimento, fino all'adempimento spontaneo anche se tardivo, e con un limite massimo destinato a evitare che la misura si trasformi in una sproporzionata locupletazione del privato.
- La nomina del commissario ad acta non priva automaticamente l'amministrazione del potere di provvedere: fino all'adempimento, amministrazione e commissario esercitano un potere concorrente, sicché l'adempimento spontaneo dell'amministrazione può costituire il termine finale della penalità di mora.
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