Sentenza n. 11223/2026 - Roma, Sezione 5Q
per la declaratoria, previa tutela cautelare, dell’obbligo di provvedere, con un provvedimento espresso, relativamente al silenzio inadempimento serbato dall’Ambasciata d’Italia di Islamabad, con riferimento alla domanda di attivazione della procedura di rilascio di visto di ingresso per motivi di lavoro subordinato stagionale in favore del cittadino pakistano -OMISSIS- e conseguente alla trasmissione di nulla osta n. -OMISSIS-da parte dello Sportello Unico per l’Immigrazione della Prefettura di Lucca.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: silenzio-inadempimento dell'Ambasciata d'Italia a Islamabad sulla domanda di attivazione della procedura per il rilascio di un visto d'ingresso per lavoro subordinato stagionale, conseguente alla trasmissione del nulla osta dello Sportello Unico per l'Immigrazione
Esito
Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha agito ai sensi dell'art. 117 c.p.a. per ottenere la declaratoria dell'illegittimità del silenzio serbato dall'Ambasciata d'Italia a Islamabad sulla richiesta di attivazione e lavorazione della procedura per il rilascio del visto d'ingresso per lavoro subordinato stagionale, nonché per ottenere la conclusione del procedimento con un provvedimento espresso. Il nulla osta era stato trasmesso dallo Sportello Unico per l'Immigrazione della Prefettura di Lucca. Nel corso del giudizio il Ministero ha dedotto l'avvenuta fissazione di un appuntamento presso la sede diplomatica, senza tuttavia dimostrare la conclusione del procedimento.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso, ritenendo persistenti i presupposti dell'azione avverso il silenzio, poiché l'amministrazione era tenuta a provvedere e aveva mantenuto l'inerzia oltre il termine previsto per la conclusione del procedimento. La fissazione dell'appuntamento non è stata ritenuta sufficiente a far venir meno l'obbligo di definire il procedimento con un provvedimento espresso. Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, per l'Ambasciata d'Italia a Islamabad, è stato condannato a concludere il procedimento entro 60 giorni dalla notificazione o comunicazione della sentenza. Le spese di lite sono state compensate, in considerazione dell'elevato numero di richieste di visto gravante sulla sede diplomatica, delle sopravvenienze normative e della complessità dell'iter procedimentale.
Norme richiamate
art. 117 c.p.a.
Disciplina l'azione avverso il silenzio; il giudice può accertare l'illegittimità dell'inerzia e ordinare all'amministrazione di concludere il procedimento con un provvedimento espresso.
art. 60 c.p.a.
Ha consentito la definizione del giudizio con sentenza in forma semplificata, previa audizione delle parti in camera di consiglio.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Ha costituito il presupposto per disporre l'oscuramento delle generalità della parte interessata.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamati quale ulteriore fondamento della tutela dei diritti o della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.
Massime di principio
- Quando sussiste un obbligo dell'amministrazione di concludere un procedimento e l'inerzia si protrae oltre il termine previsto, l'azione avverso il silenzio è accoglibile ai sensi dell'art. 117 c.p.a., anche se l'amministrazione abbia nelle more fissato un appuntamento, qualora il procedimento non sia stato ancora definito con un provvedimento espresso.
- La fissazione di un appuntamento presso una sede diplomatica non equivale alla conclusione del procedimento amministrativo relativo al rilascio di un visto d'ingresso e non fa venir meno, di per sé, l'obbligo dell'amministrazione di provvedere.
- In presenza di un ricorso avverso il silenzio fondato su un procedimento di rilascio del visto d'ingresso, il giudice può ordinare all'amministrazione competente di concludere il procedimento entro un termine determinato, senza sostituirsi alla stessa nella valutazione spettantele sul merito della domanda.
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