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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25559/2022 del 04/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la conferma delle rispettive condanne da parte della Corte d'appello: Molinari deduce vizi di motivazione, mancata valutazione di risultanze probatorie (intercettazioni), assenza dell'elemento soggettivo per il reato contestato, mancato riconoscimento di attenuanti generiche e di deduzioni sul risarcimento del danno; Senatore censura l'erronea valutazione della prova (compresa la chiamata di correità), la mancata riqualificazione della fattispecie da 319 a 318 c.p. e il diniego di attenuanti; Vaccari denuncia travisamento del fatto circa l'esistenza di una richiesta di pagamento (225.000 euro), errata applicazione delle norme penali riferite (tra cui 317 c.p.) e diniego delle attenuanti generiche

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili tutti e tre i ricorsi. Per Molinari l'inammissibilità è per manifesta intempestività dell'impugnazione (ricorso depositato oltre il termine di legge). Per Senatore e Vaccari i ricorsi sono inammissibili perché le doglianze si risolvono in questioni di fatto o in mera replica delle valutazioni di merito (omessa specificità e censura di valutazioni probatorie rimesse al giudice di merito). Restano quindi confermate in via definitiva le condanne già pronunciate in primo e secondo grado: Molinari per il reato di cui all'art. 319‑quater c.p. (intermediazione corruttiva) con sospensione condizionale e revoca delle pene accessorie ai sensi del secondo comma del 319‑quater; Senatore per gli artt. 110, 319 c.p.; Vaccari per gli artt. 110, 56, 317 c.p., con pene in parte sospese. I ricorrenti sono altresì condannati al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 319‑quater c.p.

    Applicato per qualificare l'attività di intermediazione corruttiva di Molinari; la Corte territoriale ha ritenuto integrata la fattispecie e, per il secondo comma, ha ammesso la revoca delle pene accessorie

  • art. 319 c.p.

    Riferito alla condotta corruttiva contestata a Senatore; la Corte ha ritenuto provata la partecipazione all'attività corruttiva

  • art. 317 c.p.

    Richiamato per le condotte ascritte a Vaccari (istigazione e sollecitazione all'illecito da parte di un pubblico ufficiale); la Corte ha ritenuto sussistente la rilevanza penale secondo la ricostruzione di merito

  • art. 318 c.p.

    Invocato come possibile riqualificazione (reato del pubblico ufficiale che riceve indebito vantaggio), ma la Corte d'appello ha spiegato adeguatamente perché la fattispecie doveva essere inquadrata come 319 (corruttiva) e la Cassazione ha ritenuto superfluo un diverso approfondimento

  • art. 110 c.p.

    Richiesto per il concorso di persone nel reato: la Corte ha attribuito ai singoli imputati la partecipazione a condotte corruttive e istigatorie

  • art. 56 c.p.

    Richiamato con riferimento al tentativo (per Vaccari); la Corte di merito ha ritenuto configurabile il tentativo di concussione/reato collegato in base alla ricostruzione probatoria

  • art. 62‑bis c.p.

    Norma sulle attenuanti specifiche: i giudici di merito hanno motivato il diniego delle attenuanti generiche e la Cassazione non ha ravvisato errore di diritto nella motivazione

  • art. 62 n. 6 c.p.

    Circostanza attenuante richiamata dai ricorrenti: la Corte territoriale ha valutato e negato l'applicazione sulla base degli elementi di fatto, decisione non sindacabile se non per manifesta illogicità

  • art. 133 c.p.

    Riguarda la determinazione della pena: i ricorrenti hanno contestato l'entità della pena, ma la Cassazione ha ritenuto che le valutazioni del giudice di merito fossero congrue e motivate

  • art. 585 c.p.p. (comma 1 lett. c)

    Stabilisce il termine di impugnazione per la cassazione; la Corte ha constatato per Molinari la proposizione tardiva del ricorso e ha dichiarato l'inammissibilità per intempestività

  • art. 606 c.p.p. (comma 1 lett. e)

    Consente la censura per manifesta illogicità della motivazione; la Corte ha ritenuto che le contestazioni di merito non raggiungessero il livello richiesto per un sindacato in Cassazione

  • art. 192 c.p.p.

    Riguarda la valutazione e l'acquisizione delle intercettazioni: la Corte ha escluso la sindacabilità delle valutazioni interpretative delle conversazioni in sede di legittimità se non per manifesta illogicità

  • artt. 2043 e 1223 c.c.

    Richiamati in relazione alla richiesta di compensazione dei versamenti a titolo risarcitorio: la Corte non ha ritenuto fondate le deduzioni su diverso computo del danno, trattandosi di questioni di fatto e di merito

Massime di principio

  • La Corte di cassazione non è luogo per riesaminare valutazioni di fatto e di prova: i motivi che si risolvono nella diversa valutazione del materiale probatorio sono inammissibili se non mostrano un errore di diritto o una manifesta illogicità
  • Il rispetto dei termini processuali per la proposizione del ricorso è essenziale: l'intempestività determina l'inammissibilità e impedisce il sindacato della Corte di legittimità
  • La mera riproposizione in Cassazione di doglianze già motivate e respinte in sede di merito, senza specifica e nuova critica giuridica, conduce all'inammissibilità per aspecificità
  • Le questioni relative all'interpretazione delle intercettazioni e all'attendibilità delle prove orali competono al giudice di merito e sono sindacabili in Cassazione solo se la motivazione è manifestamente illogica o incongrua
  • Per ottenere la riqualificazione giuridica di una condotta occorre dedurre un errore giuridico concreto nella motivazione del giudice di merito; non basta proporre una diversa lettura dei fatti
  • Le richieste di riconoscimento di circostanze attenuanti devono essere supportate da argomentazioni specifiche sul piano fattuale e giuridico: decisioni sintetiche ma congrue dei giudici di merito difficilmente vengono annullate in Cassazione

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