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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32750/2022 del 06/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Favicchio era stata condannata con sentenza irrevocabile del 1997 con ordine di demolizione per opere abusive (legge n.47/1985). In sede di esecuzione ella ha proposto incidente di esecuzione deducendo la presenza di istanze di condono (legge n.724/1994 e n.47/1985). Nel tempo sono stati rilasciati permessi in sanatoria dal Comune (2017), revocati/annullati dalle Corti; la vicenda è stata più volte rinviata alla Cassazione per verifiche sulla legittimità dei titoli di sanatoria. Con ordinanza del 17/11/2021 la Corte di Appello ha rigettato l'incidente di esecuzione sulla base della perizia che ha accertato una volumetria reale del manufatto superiore a quella indicata nelle istanze di condono (1.010,16 mc contro i 720 mc dichiarati). Favicchio ha impugnato in Cassazione deducendo: vizio di motivazione (art.606 c.p.p.) in relazione all'art.39 legge 724/1994; travisamento della prova rispetto alla perizia; violazione di legge su limiti volumetrici (art.39 L.724/1994 e art.38 L.47/1985) sostenendo che il limite di 750 mc dovesse applicarsi alle singole istanze e non all'intero fabbricato e che le istanze dei figli fossero legittime.

La decisione

La Cassazione ha dichiarato inammissibile il primo motivo (vizio di motivazione riferito a questioni di diritto) e, nel resto, ha ritenuto il ricorso infondato. Ha condiviso la valutazione della Corte d'Appello secondo cui le concessioni in sanatoria non corrispondono ai manufatti reali perché la volumetria effettiva (1.010,16 mc) supera quella riportata nelle istanze (720 mc) e il limite di legge. Ha confermato il principio secondo cui non è ammesso frazionare fittiziamente una costruzione in più richieste di condono per eludere il limite volumetrico; ha richiamato la giurisprudenza consolidata e la precedente pronuncia di questa Corte. Pertanto il ricorso è stato rigettato e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • legge n.47 del 28/02/1985 (Testo unico in materia di edilizia)

    La legge prevede la punibilità delle opere abusive e l'ordine di demolizione (richiamato il reato ex art.20, lett. c) e l'art.7 per la demolizione). La Cassazione utilizza tale quadro normativo come base del giudizio penale originario e della misura demolitoria.

  • legge n.724 del 1994, art.39

    le disposizioni di cui ai capi IV e V della legge 28 febbraio 1985, n. 47... si applicano alle opere abusive che risultino ultimate entro il 31 dicembre 1993, e che non abbiano comportato ampliamento del manufatto superiore al 30 per cento della volumetria della costruzione originaria ovvero, indipendentemente dalla volumetria iniziale, un ampliamento superiore a 750 metri cubi. ... trovano altresì applicazione alle opere abusive realizzate nel termine di cui sopra relative a nuove costruzioni non superiori ai 750 metri cubi per singola richiesta di concessione edilizia in sanatoria.

    L'art.39 è stato interpretato nel senso che il limite dei 750 mc trova applicazione al manufatto considerato nella sua globalità: non è permesso eludere il divieto frazionando artificiosamente la costruzione in più istanze di condono. La norma consente sanatorie entro i limiti volumetrici e temporali indicati e richiede verifica della corrispondenza tra istanze e stato di fatto.

  • codice di procedura penale, art.606 (motivi di ricorso per cassazione)

    art. 606, lett. e) (richiamato comma 3 nel testo)

    La Corte ha ritenuto inammissibile il motivo che denunzia vizio di motivazione con riferimento a questioni di diritto: in cassazione il vizio di motivazione è sindacabile solo con riferimento alle questioni di fatto e alla giustificazione della ricostruzione storica, mentre le questioni di diritto devono essere dedotte come violazioni di legge.

  • legge n.47 del 1985, art.38

    Richiamata come normativa di riferimento per la materia dei condoni e delle relative condizioni: la Corte ha valutato la compatibilità delle istanze con i limiti stabiliti dalla legge e ha applicato i principi di cui all'art.39 (modifiche introdotte dalla L.724/1994).

Massime di principio

  • Il limite volumetrico previsto per la sanatoria (es. 750 mc) va valutato sul manufatto nella sua globalità: non è ammesso frazionare artificiosamente una costruzione in più istanze per aggirare il limite.
  • In sede di incidente di esecuzione, il giudice deve verificare concretamente la corrispondenza tra i titoli amministrativi in sanatoria e lo stato di fatto; permessi rilasciati senza i presupposti di legge possono essere disapplicati e l'ordine di demolizione ripristinato.
  • Le questioni di diritto non possono essere efficacemente denunciate in Cassazione come semplici vizi di motivazione: vanno formulate come violazioni di legge; altrimenti il motivo può essere dichiarato inammissibile.
  • Le risultanze peritali (accertamento della volumetria reale) hanno grande rilievo: se la perizia accerta discrepanze significative tra volumetria dichiarata e reale, il condono può essere negato anche se sono state rilasciate concessioni amministrative.
  • La titolarità delle istanze di condono (es. per familiari che vivono nell'unità e hanno utenze intestate) richiede valutazione sostanziale: la mera separazione formale delle domande non basta a escludere la valutazione complessiva del manufatto se gli interventi risultano funzionalmente unici.

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