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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5351/2024 del 06/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza della Corte di appello di Roma che aveva rigettato l'istanza di sospensione dell'esecuzione della pena nell'ambito del procedimento di revisione relativo a condanne per triplice omicidio aggravato, tentato omicidio aggravato e detenzione/porto illegali di arma. Il ricorso articolava tre motivi: (1) vizio di motivazione per avere la Corte omesso di esaminare la documentazione e la perizia relativa ai dialoghi intercettati e di affrontare i profili indicati nella sentenza di annullamento con rinvio; (2) mancata motivazione sul merito della richiesta, in particolare sulla valutazione della perizia trascrittiva in correlazione con gli altri elementi; (3) vizio di motivazione per aver escluso la possibilità di qualsiasi prognosi, confondendo il giudizio sullo stato degli atti con quello che dipenderà dall'esito del dibattimento.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse: la difesa aveva infatti depositato atto di rinuncia allegando l'ordinanza della Corte di appello di Roma del 25/11/2023 con la quale è stata disposta la sospensione dell'esecuzione della pena. La Procura generale aveva concluso per l'inammissibilità e la Corte ha ritenuto che l'interesse alla decisione fosse venuto meno per causa non imputabile al ricorrente. In conseguenza di ciò il ricorrente non è stato condannato alle spese processuali né tenuto al versamento di somme alla Cassa per le ammende, in linea con la giurisprudenza citata.

Norme richiamate

  • art. 173, comma 1, disposizioni di attuazione del codice di procedura penale

    art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Richiama i limiti entro i quali possono essere articolati i motivi di impugnazione; la Corte ha osservato che il ricorso è stato proposto nei limiti di tale disposizione

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione

    Sez. 4, n. 45618 del 11/11/2021, Rv. 282549-01; Sez. U, n. 7 del 25/06/1997, Chiappetta, Rv. 208166; Sez. U, n. 31524 del 14/07/2004, Litteri, Rv. 228168

    La giurisprudenza stabilisce che la sopravvenuta carenza di interesse, derivante da causa non imputabile al ricorrente, comporta l'inammissibilità del ricorso senza che il ricorrente possa essere condannato al pagamento delle spese o a versare somme alla Cassa per le ammende

  • Ordinanza della Corte di appello di Roma del 25/11/2023 (atto sopravvenuto)

    Atto intervenuto che ha determinato la sopravvenuta carenza di interesse: la sospensione dell'esecuzione della pena ha reso privo di oggetto il ricorso per cassazione

Massime di principio

  • Se, durante il corso del procedimento di impugnazione, interviene un atto che elimina l'interesse concreto alla decisione (es. sospensione dell'esecuzione della pena), il ricorso è inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse.
  • La sopravvenuta carenza di interesse determinata da causa non imputabile al ricorrente non configura soccombenza: il ricorrente non deve essere condannato alle spese processuali né al versamento di somme alla Cassa per le ammende.
  • Prima di decidere sull'ammissibilità, la Corte verifica l'esistenza di eventi sopravvenuti che possano aver reso privo di oggetto il ricorso; la parte resistente può richiamare tali atti per ottenere l'inammissibilità.
  • L'inammissibilità per sopravvenuta carenza di interesse non implica un giudizio sul merito delle censure: le questioni sostanziali restano quindi senza esame definitivo.
  • Le difese possono rinunciare al ricorso depositando l'atto di rinuncia e documentando eventuali misure intervenute: tale rinuncia o la sopravvenuta perdita di interesse può essere motivo di inammissibilità.

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