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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3056/2023 del 24/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano l'ordinanza del 04/05/2022 che confermava/modificava misure cautelari (carcere o arresti domiciliari) per reati di detenzione/porto di arma comune da sparo con aggravante di agevolazione di clan. Denunciano difetto di motivazione in ordine alla gravità indiziaria: sostengono che le intercettazioni sarebbero di contenuto non chiaro e che le dichiarazioni del collaboratore Antonio Iorio non sono credibili (in quanto ritenuto inattendibile in un'ordinanza precedente e animato da rancore), inoltre rilevano incongruenze sul soggetto che avrebbe gettato l'arma dalla finestra, asserendo che gli accertamenti dei carabinieri smentirebbero la versione del collaboratore e le deduzioni del Tribunale

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. Ha ritenuto che molte delle censure fossero generiche o costituessero deduzioni di merito alternative rispetto alla valutazione del Tribunale e, dunque, non idonee in sede di cassazione. Ha condiviso la valutazione del Tribunale secondo cui il compendio indiziario (intercettazioni, riscontri delle perquisizioni/carabinieri e dichiarazioni, anche de relato, del collaboratore Iorio) era coerente e sufficiente a sostenere la gravità indiziaria. La Corte ha considerato le conversazioni intercettate di contenuto palese e riscontrate da altri elementi investigativi; ha ritenuto la testimonianza di Iorio utile e compatibile con gli altri accertamenti, pur evidenziandone una inesattezza sulla persona che avrebbe lanciato la pistola, inesattezza che non inficerebbe la fonte autonoma della sua informazione. Per tali motivi i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili e i ricorrenti condannati alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina il controllo sulla misura cautelare da parte del giudice competente (conferma/sostituzione/annullamento); la Corte richiama che il Tribunale ha pronunciato in sede di controllo ex art. 309

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese processuali e la possibilità di infliggere una somma alla Cassa delle ammende in caso di inammissibilità dei ricorsi; la Corte ha applicato tale disposizione per sanzionare i ricorrenti

  • Corte Costituzionale, sentenza n. 186 del 2000

    Corte Cost., sentenza n. 186 del 2000

    Richiamata come principio secondo cui per irrogare la sanzione pecuniaria occorre valutare l'esistenza di elementi che escludano la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità; la Corte ha ritenuto non sussistenti elementi tali da escludere la colpa

Massime di principio

  • In cassazione contro provvedimenti cautelari molte censure che si limitano a proporre una lettura alternativa degli elementi probatori sono spesso inammissibili: la S.C. richiede contestazioni specifiche e non meri rilievi di merito
  • Le intercettazioni, se il loro contenuto è riportato e spiegato con passaggi significativi, possono costituire compendio indiziario solido quando sono inoltre riscontrate da accertamenti di polizia (perquisizioni, rinvenimento arma)
  • Le dichiarazioni di collaboratori rese 'de relato' possono essere valutate e ritenute utili come riscontro indiziario se risultano coerenti con altri elementi dell'indagine; incongruenze su dettagli non necessariamente inficiano l'attendibilità complessiva
  • Le contraddizioni formali tra versioni non cancellano automaticamente il quadro indiziario se esiste una convergenza probatoria complessiva; il giudice valuta la rilevanza delle discrepanze
  • Ricorrere in modo generico o ripetere motivazioni già esaminate senza fornire nuovi elementi espone al rischio di inammissibilità e a sanzioni economiche ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

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